Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23675 del 10/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 15/05/2017, dep.10/10/2017),  n. 23675

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9258/2015 proposto da:

COMUNE ACICASTELLO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 66, presso lo studio

dell’avvocato PIETRO PATERNO’ RADDUSA, rappresentato e difeso

dall’avvocato CESARE SANTUCCIO;

– ricorrente –

contro

C.C., C.P., elettiva mente domiciliati in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato CARLO ZAMPAGLIONE;

– controricorrenti –

e contro

P.V., C.G., elettivamente domiciliate in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentate e difese dall’avvocato SALVATORE PRIVITERA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 267/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 31/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/05/2017 dal Consigliere Dott. PIETRO CAMPANILE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Il Comune di Aci Castello propone ricorso, affidato a due motivi, avverso la sentenza indicata in epigrafe, con la quale la Corte di appello di Catania, pronunciando in sede di rinvio disposto da questa Corte con decisione n. 20367 del 2011, ha rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dall’ente suddetto in relazione all’indennità di un fondo di proprietà degli odierni intimati ovvero dei loro danti causa;

resistono con distinti controricorsi, da un lato, P.V. e C.G., che hanno depositato memoria, e, dall’altro, C.P. e C.C..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

il Collegio ha disposto, in conformità al Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce violazione dell’art. 384 c.p.c., per essersi disatteso il principio di diritto affermato nella sentenza che disponeva il giudizio rinvio, secondo cui il diritto all’indennità di occupazione va riferito “ad un periodo annuale di occupazione, coincidendo con la scadenza di tale periodo e del corrispondente termine di pagamento dell’indennità stessa, e che la prescrizione decennale del credito, per ciascuna indennità annua, comincia a decorrere dal giorno in cui ha termine il rispettivo anno di occupazione, o l’occupazione stessa ove antecedente la scadenza dell’anno”, è all’evidenza infondato;

la corte territoriale ha infatti espressamente richiamato ed osservato il suddetto principio di diritto, sostenendo che, essendo il primo anno di occupazione terminato il 12 marzo 1984, “da tale data decorre il termine di prescrizione decennale”;

la verifica in merito al concreto maturarsi della prescrizione, e, quindi, alla sussistenza o meno di eventi interruttivi, non esulava dai limiti del giudizio di rinvio, in quanto assorbito dalla precedente ed errata statuizione secondo cui il dies a quo ai fini della prescrizione decorreva dalla fine dell’occupazione temporanea complessivamente considerata, tanto che nella stessa decisione n. 20367 del 2011 si afferma che “l’asserita prova documentale di un atto interruttivo della prescrizione, non utilizzata dalla corte, la quale ha respinto l’eccezione di prescrizione sotto un diverso profilo, non integra una censura dell’impugnata sentenza, neppure subordinata, ma intende anticipare al presente giudizio di legittimità un argomento difensivo riservato al giudizio di rinvio”;

inammissibile è il secondo motivo, nel quale, oltre a ribadirsi temi trattati nella precedente censura, si propone una diversa e più favorevole lettura delle risultanze processuali in merito alla chiara affermazione della Corte di appello circa l’ammissione della sussistenza dell’evento interruttivo, il cui riconoscimento era avvenuto ad opera dello stesso Comune, che, nella comparsa di costituzione e risposta, aveva fatto esplicito riferimento all’atto di citazione del 1993, che aveva dato luogo a un giudizio “poi cancellato a norma dell’art. 181 c.p.c., per mancata comparizione delle parti”;

le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

 

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, per P.V. e C.G. ed Euro 5.600,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, per C.P. e C. oltre accessori di legge.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 15 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA