Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23671 del 10/10/2017


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Cassazione civile, sez. III, 10/10/2017, (ud. 14/09/2017, dep.10/10/2017),  n. 23671

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7897-2015 proposto da:

BERKSHIRE HATHAWAY INTERNATIONAL INSURANCE LIMITED, in persona degli

amministratori sig.ri L.R.A. e F.G.E.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DANTE DE BLASI 5, presso lo

studio dell’avvocato MARCO PAOLO FERRARI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ROBERTO NEVONI giusta procura

speciale notarile;

– ricorrente –

contro

CITTA’ METROPOLITANA DI FIRENZE, in persona del Sindaco Metropolitano

N.D., elettivamente domiciliata in ROMA, C.SO D’ITALIA

102, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI PASQUALE MOSCA,

rappresentata e difesa dall’avvocato STEFANIA GUALTIERI giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

PROVINCIA FIRENZE, SOMPO JAPAN NIPPONKOA INSURANCE COMPANY OF EUROPE

LIMITED;

– intimate –

avverso la sentenza n. 1808/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 05/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/09/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.

Fatto

RILEVATO

che:

la Provincia di Firenze convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Firenze Sompo Japan Insurance Company of Europe Limited chiedendo l’accertamento che la convenuta fosse tenuta a garantire l’attrice per i sinistri contemplati dalla polizza Multirischi n. (OMISSIS) per il periodo (OMISSIS) ed a risarcire i danni derivanti dall’inadempimento contrattuale, da liquidarsi in giudizio separato. Si costituì la parte convenuta, deducendo di avere comunicato il recesso dal contratto con decorrenza 19 settembre 2003, di avere contestato il mancato invio dei dati variabili per la regolazione del premio e di non essere pertanto tenuta alla garanzia per i sinistri verificatisi nel relativo arco temporale; chiese quindi il rigetto della domanda e in via riconvenzionale che fosse dichiarata l’inoperatività della polizza. Il Tribunale adito rigettò la domanda ed accolse quella proposta in via riconvenzionale. Avverso detta sentenza propose appello la Provincia. Con sentenza di data 5 novembre 2014 la Corte d’appello di Firenze accolse l’appello dichiarando l’assicuratore tenuto a garantire la Provincia appellante come da domanda ed al risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio.

Premise la corte territoriale che, in base all’art. 3 delle condizioni generali di polizza, alla fine di ciascun periodo il contraente doveva fornire per iscritto alla società i dati necessari per la regolazione del premio di polizza, corrisposto in via anticipata, e che, se non effettuava nei termini prescritti la comunicazione dei dati anzidetti ed il pagamento della differenza dovuta, la garanzia restava sospesa e per i contratti scaduti, in caso di inadempimento del contraente agli obblighi relativi alla regolazione del premio, la società non era obbligata per i sinistri accaduti nel periodo al quale si riferiva la mancata regolazione. Osservò quindi che per la sfasatura di date non era agevole comprendere con immediata evidenza quale fosse l’anno assicurativo dalla cui scadenza doveva decorrere il termine prescritto per l’invio dei dati e che vi era stata discordanza sull’imputazione dei dati inviati, intendendo la Provincia riferirsi all’anno solare mentre la Sompo considerava il periodo da regolare a partire dal 31 maggio. Precisò che il ritardo nelle comunicazioni era dovuto a malintesi, imputabili a scarsa chiarezza delle condizioni contrattuali, e che pertanto, benchè la risposta ai chiarimenti richiesti non era stata particolarmente veloce, non si poteva ritenere che l’inadempimento della Provincia fosse stato grave, anche alla luce del principio di buona fede, visto comunque che la parte fissa di premio (non dipendente dagli elementi variabili di rischio) era stata puntualmente pagata (peraltro la prima comunicazione non era stata del tutto tempestiva, ma la Sompo non se ne era lamentata affatto, mostrando di tollerare uno di quei ritardi), da cui la contrarietà a buona fede della sospensione della garanzia. Aggiunse il giudice di appello che a tale conclusione non si poteva pervenire sulla base dell’art. 3 delle condizioni generali perchè, premessa l’applicabilità della previsione relativa ad i contratti scaduti (la comunicazione contestata perchè incompleta era pervenuta quando il contratto era già cessato a seguito del recesso della società assicuratrice), “il semplice invio di dati insufficienti non consente l’automatica sospensione della garanzia, prevista solo per l’ipotesi dell’assoluta mancanza dei dati variabili, tale interpretazione imponendosi anche perchè, in caso di dubbio, si deve interpretare il contratto in senso favorevole all’assicurato, in base all’art. 22 del contratto stesso”.

Ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo Berkshire Hathaway International Insurance Limited, cessionaria del ramo assicurativo di Sompo Japan Insurance Company of Europe Limited. Resiste con controricorso la Città Metropolitana di Firenze. E’ stato fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2. E’ stata depositata memoria dalla ricorrente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1632 ss., 1455 e 1460 cod. civ., nonchè art. 132 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che, stante la priorità del canone del significato letterale delle parole e la previsione nell’art. 3 delle condizioni generali dell’obbligo di comunicazione per iscritto dei “dati necessari”, il perdurare della garanzia assicurativa era vincolato all’invio non di meri dati (anche insufficienti) ma di dati qualificabili come necessari allo scopo cui erano finalizzati, e dunque assolutamente completi e sufficienti, e che stante la chiarezza del dato letterale della clausola non vi era spazio per il criterio dell’interpretazione in senso favorevole all’assicurato, nè il giudice di appello aveva esplicitato le ragioni per le quali il tenore letterale della clausola doveva ritenersi equivoco.

Il motivo è inammissibile.

Il giudice di appello ha valutato come affetta da equivocità la clausola contrattuale, facendone derivare l’interpretazione in senso favorevole all’assicurato. L’affermazione è stata impugnata sotto il profilo dell’omessa esplicitazione delle ragioni per le quali il tenore letterale della clausola doveva ritenersi equivoco. Il vizio motivazionale, alla luce del vigente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non può più essere denunciato nei termini di una insufficiente o omessa motivazione, ma deve denunciarsi l’omesso esame di fatto decisivo e controverso. La censura non risulta proposta in tali termini. Ove s’intenda qualificare la censura quale carenza di motivazione come requisito legale della motivazione va osservato che il requisito normativo della sentenza non è assente avendo il giudice di appello sottolineato la scarsa chiarezza delle condizioni contrattuali. Aveva infatti poco prima precisato che il ritardo nella comunicazione dei dati necessari per la regolazione del premio era giustificato da malintesi derivanti dalla scarsa chiarezza delle condizioni contrattuali ed aveva richiamato l’attenzione sulla sfasatura di date. Ne discende che quello del carattere dubbio della clausola corrisponde ad un apprezzamento di fatto, non sindacabile come tale nella presente sede di legittimità, sulla cui base il giudice di appello ha interpretato come idoneo dal punto di vista del regolamento contrattuale il semplice invio di dati insufficienti, in ossequio al criterio contrattuale dell’interpretazione in senso favorevole all’assicurato. Resta così la conclusione del giudice di appello nel senso che il rifiuto di dare esecuzione al contratto di assicurazione da parte della società assicuratrice era contrario alla buona fede, non potendosi qualificare l’inadempimento della Provincia come grave; conclusione che la ricorrente aveva inteso superare sulla base del testo dell’art. 3 delle condizioni generali.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1 – quater della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al rimborso delle spese processuali che liquida in Euro 7.200,00 per compenso, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2017

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