Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23648 del 27/10/2020

Cassazione civile sez. III, 27/10/2020, (ud. 22/07/2020, dep. 27/10/2020), n.23648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. CIRILLO F. M. – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 2945-2019 proposto da:

S.G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE

FLAMINIO 76, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA FAIETA,

rappresentato e difeso dall’avvocato BRUNO GULINO;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE SOC COOP a RL, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DI RIPETTA N. 22, presso lo studio

dell’avvocato SERGIO RUSSO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2142/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 24/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/07/2020 dal Consigliere Dott. PAOLO PORRECA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

S.G.G., S.A., F.D. e S.N. convenivano in giudizio R.C. e la Cattolica Società di Assicurazione scarl, esponendo di aver subito gravissime lesioni personali a seguito di un incidente stradale occorso mentre era alla guida di un ciclomotore ed era stato investito da un’autovettura condotta dal convenuto e di titolarità dello stesso: chiedevano il risarcimento dei conseguenti danni;

il Tribunale, davanti al quale resistevano sia R. che la società Cattolica, accoglieva la domanda, con pronuncia solo parzialmente riformata dalla Corte di appello, ad avviso della quale, in particolare:

a) la liquidazione del danno non patrimoniale, avvenuta in prime cure applicando le tabelle milanesi, con personalizzazione pari al 25%, copriva condivisibilmente sia il danno relazionale che da sofferenza morale, in ragione dell’unitarietà dello stesso;

b) la liquidazione del danno patrimoniale da perdita della capacità lavorativa, avvenuta in prime cure nella misura di un terzo, era condivisibile poichè, a fronte di un “range” tra la metà e il terzo proposto dal perito d’ufficio, andava considerato che il danneggiato, pur avendo una limitata capacità di mantenere la posizione eretta, avrebbe potuto ripartire con il padre e il fratello le attività dell’impresa di famiglia, lavorando in ufficio;

c) il parametro di reddito utilizzato per la liquidazione del danno da riduzione della capacità lavorativa era da individuare in una media tra il reddito del fratello, da poco entrato nell’attività aziendale familiare, e quello del padre che ne era il titolare, in ragione della verosimile progressione di guadagno nel corso del tempo;

d) era da incrementare la liquidazione del danno non patrimoniale ai congiunti, in ragione della gravità delle conseguenze sulla vita e sulle persone dei lesi;

e) era da correggere la decorrenza degli interessi dalla data del versamento dell’acconto risultante;

f) era da accordare la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale relativo al motoveicolo;

avverso questa decisione ricorre per cassazione S.G.B., articolando tre motivi;

resiste con controricorso la Cattolica Società di Assicurazione scarl;

le parti hanno depositato memorie;

Diritto

RILEVATO

Che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,1226,2043,2056,2057,2697 c.c., art. 116 c.p.c., e del R.D. n. 1403 del 1922, poichè la Corte di appello avrebbe errato determinando la riduzione della capacità lavorativa in un terzo invece che la metà, pure indicata dal consulente officioso come limite massimo del possibile riconoscimento della compromissione, poggiando immotivatamente la conclusione su fatti mai allegati nè risultati, consistenti nell’ipotizzata ripartizione del lavoro con il padre e il fratello, lasciando al deducente quello di ufficio, senza considerare che non era ragionevolmente ipotizzabile un’assistenza familiare vita natural durante, mentre era risultato un orario giornaliero di lavoro ridotto a sole quattro ore, laddove la propria professione di geometra comprendeva attività di cantiere, tanto più in un’impresa di scavi e fondazioni come quella paterna;

con lo stesso motivo si censura, inoltre, sia l’omessa presa in considerazione, quale parametro, del reddito del solo padre, naturale prospettiva finale del deducente nell’azienda di famiglia; sia l’utilizzo di un ridotto coefficiente di rendita non corrispondente alla minore età del deducente al momento del sinistro, nonostante lo specifico motivo di appello sul punto;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,1226,2043,2056,2059,2697 c.c., D.P.R. n. 37 del 2009, art. 5, del D.P.R. n. 181 del 2009, artt. 2 e 3 Cost., art. 1 Carta di Nizza, Trattato di Lisbona ratificato dall’Italia con L. n. 130 del 2008, art. 117 Cost., comma 1, poichè la Corte di appello aveva mancato di distinguere la componente morale del danno non patrimoniale alla persona, data dalla sua sofferenza, quale allegata ed emersa, ritenuta erroneamente assorbita dalla personalizzazione invece riferibile al fare areddituale della vittima e alla sua dimensione relazionale;

con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,1226,2043,2056,2059, c.c., artt. 2 e 3 Cost., poichè la Corte di appello avrebbe errato limitando immotivatamente la personalizzazione a quella “standard” prevista dalle c.d. tabelle milanesi, senza considerare le peculiarità della vicenda allegate e risultate;

Rilevato che:

preliminarmente deve disporsi il rinnovo della notifica nei confronti dell’intimato R.C., litisconsorte necessario quale proprietario, oltre che conducente, del mezzo coinvolto;

come evidenziato e documentato nella relativa istanza della difesa ricorrente, la notifica in parola ha avuto esito negativo por irreperibilità del destinatario, nonostante sia stata eseguita presso l’indirizzo di attestata e persistente residenza anagrafica dello stesso.

P.Q.M.

La Corte dispone il rinnovo della notificazione del ricorso, e della presente ordinanza, all’intimato R.C., entro il termine perentorio di 60 giorni dalla comunicazione del qui esteso provvedimento. Rinvia a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, il 22 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2020

 

 

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