Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23635 del 09/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 08/06/2017, dep.09/10/2017),  n. 23635

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8652-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

ARCA NORD SALENTO, in persona del suo amministratore unico,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 57, presso lo

studio dell’avvocato MARCO SERRA, rappresentata e difesa

dall’avvocato RAFFAELE MONTANARO;

– controricorrente –

contro

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA, (OMISSIS), in persona del

procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

NAVONA 49, presso lo studio dell’avvocato DANIELA BIONDI,

rappresentata e difesa dall’avvocato LEONARDO CONTESSA;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2657/23/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE BARI SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il

10/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

pertecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. oggetto del contendere è una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato del Mod. Unico 2006 – con recupero a tassazione del credito Iva maturato nell’anno 2005 a causa dell’omessa dichiarazione nell’anno 2004 – annullata dalla C.T.R. per “il principale e assorbente motivo” che “il recupero del credito IVA risulta effettuato attraverso il procedimento di liquidazione della dichiarazione dei redditi del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, anzichè secondo la procedura prevista dalla L. n. 311 del 2004 al cui art. 1, comma 421, è espressamente stabilito che in tema di contestazione di credito d’imposta indebitamente utilizzato in tutto o in parte, debba essere notificato al contribuente un apposito atto di recupero motivato”, pur aggiungendo poi “ad abundantiam che dalla pertinente documentazione versata in atti risulta, comunque, l’illegittimità del recupero del credito Iva, siccome portato tempestivamente in detrazione nell’anno 2005 e negli anni successivi”;

2. con quattro motivi di ricorso l’amministrazione deduce “violazione e/o falsa applicazione”: 1) “dell’art. 112 c.p.c.”, avendo il contribuente impugnato la cartella “per il mancato invio della comunicazione di irregolarità, per carenza di motivazione e per infondatezza della pretesa”, non anche per l’irritualità del procedimento seguito; 2) “del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, D.P.R. n. 633 del 1973, artt. 54, 54 bis e 55, L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 421”, essendo “pacifico che il disconoscimento del credito Iva relativo all’anno 2004, esposato nella dichiarazione per il 2005, è dipeso esclusivamente dall’omessa presentazione della dichiarazione per tale anno”; 3) “L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis”, con riguardo alla affermata “pretermissione di ogni fade interlocutoria”, quando il riscontro dell’omessa dichiarazione Iva non necessitava di comunicazione preventiva; 4) “del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19 e 30, nonchè del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 8, comma 3 e del D.P.R. n. 443 del 1997, art. 1”, posto che “la inutilizzabilità del credito Iva non incide sul diritto al rimborso dello stesso” ed in quella sede “sarà valutata la spettanza del credito a seguito dell’attività di controllo della contabilità (registri e fatture) relative all’annualità aslla quale si riferisce”;

3. all’esito della camera di consiglio, il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

4. i motivi, che in quanto connessi possono essere esaminati congiuntamente, meritano accoglimento nei termini che seguono;

5. in primo luogo, il giudice d’appello fa una certa confusione tra il motivo di ricorso proposto dal contribuente relativo all’omesso invio della “comunicazione bonaria” (v. pag. 2 del controricorso) e la irritualità del recupero del credito Iva attraverso il controllo automatizzato; valga in ogni caso, sul primo aspetto, la consolidata giurisprudenza di questa Corte per cui “in materia di riscossione, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità, al fine di evitare la reiterazione di errori e di consentire la regolarizzazione degli aspetti formali, è dovuto solo ove dai controlli automatici emerga un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero un’imposta o una maggiore imposta e, comunque, la sua omissione determina una mera irregolarità e non preclude, una volta ricevuta la notifica della cartella, di corrispondere quanto dovuto con riduzione della sanzione, mentre tale adempimento non è prescritto in caso di omessi o tardivi versamenti, ipotesi in cui, peraltro, non spetta la riduzione delle sanzioni amministrative ai sensi del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2” (Cass. sez. 5^, 13759/16, 12023/15; sez. 6^-5, 15740/16), dovendosi perciò concludere che il cd. avviso bonario va prevetivamente inviato “soltanto qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, situazione che non ricorre necessariamente nei casi di liquidazione “cartolare” che si basa sul mero controllo documentale di dati direttamente riportati in dichiarane dal contribuente” (Cass. sez. 5^, 9643/17);

6. con riguardo agli altri aspetti, le sezioni Unite di questa Corte hanno di recnte chiarito che “in fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA, è consentita l’iscrizione a ruolo dell’imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento, ben potendo il fisco operare, con procedure automatizzate, un controllo formale che non tocchi la posizione sostanziale della parte contribuente e sia scevro da profili valutativi e/o estimativi e da atti d’indagine diversi da mero raffronto con dati ed elementi in possesso dell’anagrafe tributaria, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 54 bis e 60, (fatta salva, nel successivo giudizio d’impugnazione della cartella, l’eventuale dimostrazione a cura del contribuente che la deduzione d’imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili)” (Cass. S.U., 08/09/2016, n. 17758);

7. inoltre, con parallela e coeva sentenza le stesse Sezioni Unite hanno precisato che “la neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta – risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto – sia riconosciuta dal giudice tributario se siano stati rispettati dal contribuente tutti i requisiti sostanziali per la detrazione, – pertanto, in tal caso, il diritto di detrazione non può essere negato nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto ovvero non controverso – che si tratti di acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili” (Cass. S.U. 08/09/2016, n. 17757);

8. la decisione impugnata non si pone in linea con gli orientamenti di questa Corte sopra richiamati e va quindi cassata con rinvio per nuovo esame.

PQM

 

Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Puglia – sezione distaccata di Lecce, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 8 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2017

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