Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2363 del 31/01/2017


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Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 05/12/2016, dep.31/01/2017),  n. 2363

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26148-2014 proposto da:

COMUNE DI SORSO, in persona del suo Sindaco in carica Dott.

M.G., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIANMARIO DETTORI giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

LIGURIA SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

Nonchè da:

LIGURIA SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo legale

rappresentante M.G.A., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA EMANUELE GIANTURCO 6, presso lo studio

dell’avvocato FILIPPO SCIUTO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIOVANNI MARIA SCOFONE giusta procura a

margine del controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

COMUNE DI SORSO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 367/2013 della CORTE D’APPELLO SEZ. DIST. di

SASSARI, depositata il 11/09/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/12/2016 dal Consigliere Dott. PELLECCHIA ANTONELLA;

udito l’Avvocato FILIPPO SCIUTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS PIERFELICE che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Nel 1996, la Liguria Assicurazioni S.p.a. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Sassari il Comune di Sorso, e, premesso di aver proposto tempestiva opposizione avverso la cartella esattoriale notificatale dalla BPS riscossioni – avente ad oggetto “sanzione pecuniaria abusivismo edilizio” e recante ingiunzione di pagamento di Lire 132.741.805 in favore del Comune convenuto, titolare di polizze fideiussorie rilasciate dalla Liguria Assicurazioni in favore della coop. Arboriamar, a garanzia del regolare pagamenti degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione afferenti una concessione edilizia – chiese l’accertamento della non debenza delle somme indicate nella predetta cartella, per l’estraneità delle sanzioni all’oggetto della garanzia, nonchè per l’avvenuto pagamento della somma oggetto della cartella esattoriale da parte della cooperativa debitrice principale.

Il Comune di Sorso si costituì eccependo che il pagamento richiesto era relativo non a sanzioni, ma agli oneri di urbanizzazione non versati dalla cooperativa garantita, alla quale, invece, erano state richieste le sanzioni.

Il Tribunale di Sassari, con sentenza n. 1208/2007, rigettò la domanda attrice. Osservò che, seppure la fideiussione non poteva estendersi alle sanzioni amministrative (in virtù dell’autonomia di tale obbligazione rispetto a quella di pagamento del contributo per il rilascio della concessione edilizia), nella fattispecie, a prescindere dalla generica dicitura dell’oggetto della cartella, il Comune non aveva richiesto il pagamento di sanzioni, ma degli oneri urbanistici non corrisposti dalla cooperativa, come desumibile dalla perfetta corrispondenza tra l’importo indicato nella cartella e quello richiesto con precedenti ingiunzioni. Ritenne inoltre che la Liguria Assicurazioni non potesse invocare il pagamento effettuato dalla cooperativa, posto che, in mancanza di dichiarazione di imputazione di pagamento, quest’ultimo andava effettuato in base all’art. 1193 c.c. e quindi al debito per sanzioni, che era il meno garantito. Ciò corrispondeva peraltro a quanto indicato nella quietanza rilasciata dall’agente riscossore, dove veniva riportata la dicitura “oblazione”, comunemente indicativa della somma necessaria per l’estinzione di sanzioni o pene pecuniarie.

2. La sentenza è stata riformata dalla Corte di Appello di Sassari, con la sentenza n. 367 dell’il settembre 2013.

La Corte di appello ha rilevato che, dalla documentazione in atti, emerge con chiarezza che, sebbene in base alle ingiunzioni di pagamento risulti la volontà del Comune di richiedere, correttamente, alla società garante l’importo degli oneri di urbanizzazione non tempestivamente corrisposti dalla cooperativa garantita e a quest’ultima l’importo delle sanzioni, la società di riscossione ha invece chiesto alla garante il pagamento delle sanzioni e alla cooperativa quello degli oneri concessori, ritualmente pagati e quietanzati.

Secondo la Corte, il Tribunale ha errato a ritenere che, in presenza di una cartella esattoriale recante una precisa causale, la parte debitrice possa ancora effettuare una dichiarazione di imputazione vincolante ex art. 1193 c.c.. Il pagamento della cooperativa, pertanto, non può che essere stato effettuato per la causale indicata nella cartella esattoriale, ovvero “oblazione”, che è dizione opposta rispetto a “sanzione” (poichè con essa si fa riferimento all’offerta di pagamento volontario di una somma di denaro prima dell’esecuzione di una condanna).

La volontà dell’agente della riscossione e della cooperativa di imputare il pagamento al saldo degli oneri concessori emerge, univocamente, anche dalla quietanza rilasciata dalla BPS per avvenuto pagamento dell’imposta, dalla comunicazione meccanografica inviata dalla medesima BPS al Comune di avvenuto pagamento dell’imposta, dalla disdetta dei contratti di fideiussione da parte della cooperativa, dalla comunicazione della cooperativa al Comune dell’avvenuto pagamento del residuo degli oneri concessori.

Il Comune, pur reso edotto del codice tributo indicato nell’avviso di mora inviato alla cooperativa ed la società garante, nonchè dell’avvenuta estinzione del debito maturato dalla cooperativa per gli oneri concessori, non ha provveduto a chiedere la rettifica degli avvisi di mora o delle cartelle esattoriali, consentendo alla concessionaria di emettere ricevuta di avvenuto pagamento delle somme ancora dovute per oneri concessori.

La Corte, di conseguenza, ha dichiarato nulla la cartella, ritenendo tuttavia di non poter accogliere l’eccezione di estinzione della garanzia per avvenuto pagamento da parte del debitore principale, versandosi in ipotesi di contratto autonomo di garanzia.

3. Avverso tale decisione, propone ricorso in Cassazione il Comune di Sorso, sulla base di tre motivi.

3.1. La Liguria Società di Assicurazioni S.p.a. resiste con controricorso con il quale formula ricorso incidentale, fondato su due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4.1. Con il primo motivo, il ricorrente principale denuncia “violazione o falsa applicazione di norme di diritto e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”.

La Corte di Appello non avrebbe considerato che il titolo sul quale la cartella si fonda sono le ingiunzioni di pagamento, correttamente notificate alla Liguria Assicurazioni e recanti la giusta indicazione del credito, nonchè il fatto che gli importi corrispondano a quelli delle ingiunzioni in capo alla cooperativa.

La sentenza impugnata si fonderebbe solo ed esclusivamente sul tenore letterale della descrizione del credito portato dalla cartella e non su ciò che emerge dalla lettura complessiva delle carte processuali, ovvero l’intento del Comune di procedere all’escussione della polizza.

Il motivo è inammissibile.

A parte l’inammissibilità che deriva in primo luogo dal rilievo che la ricorrente ha omesso di indicare le norme di diritto che sarebbero state violate dalla Corte territoriale (cfr. Cass. n. 4233/2012; Cass. n. 25044/2013).

Il motivo è altresì inammissibile, sotto il profilo motivazionale, perchè il Comune ricorrente si limita a far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito all’opinione che lo stesso ricorrente ha di essi e, in particolare, a prospettare una pretesa migliore valutazione dei molteplici dati acquisiti.

Tali aspetti però rientrano nell’ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e degli apprezzamenti del fatto ed attengono quindi al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Diversamente il motivo del ricorso per cassazione si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni effettuate ed, in base ad esse, delle conclusioni raggiunte dal giudice di merito.

4.2. Con il secondo motivo, il ricorrente principale denuncia ancora “violazione o falsa applicazione di norme di diritto e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”, per aver il giudice di secondo grado attribuito erronea accezione al termine oblazione per non aver imputato il pagamento della Arboriamar secondo i criteri previsti dall’art. 1193 c.c., in mancanza di imputazione da parte del debitore.

Il motivo è infondato.

Infatti, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, la Corte di Sassari ha fatto corretta applicazione dei criteri previsti dall’art. 1193 c.c., evidenziando che, dalla documentazione in atti, risulta chiaramente la volontà, comune al debitore principale Arboriamar e all’agente della riscossione, di imputare il pagamento al saldo degli oneri concessori.

Pertanto, correttamente la Corte non ha applicato i criteri di imputazione previsti, in via residuale, dalla norma invocata dal ricorrente.

La decisione della Corte appare insindacabile anche relativamente all’iter motivazionale, che si basa su un esame coerente e logico del complesso delle emergenze istruttorie.

4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente principale lamenta infine la “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546, art. 10”.

L’opposizione alla cartella esattoriale sarebbe stata inammissibile perchè, essendo stati eccepiti vizi propri della cartella, imputabili all’agente della riscossione, la Liguria Assicurazioni avrebbe dovuto convenire in giudizio quest’ultimo quale litisconsorte necessario ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10.

Il motivo è infondato

Nel processo tributario, il concessionario del servizio di riscossione è parte, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10, quando oggetto della controversia è l’impugnazione di atti viziati da errori ad esso direttamente imputabili e, cioè, nei casi di vizi propri della cartella di pagamento e dell’avviso di mora. In tali ipotesi l’atto va, dunque, impugnato chiamando in causa esclusivamente il concessionario, al quale è direttamente ascrivibile il vizio del provvedimento, seppure reso in forma tacita, non essendo configurabile un litisconsorzio necessario con l’ente impositore. Con la conseguenza che deve considerarsi inammissibile il ricorso proposto esclusivamente nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, non potendosi disporre successivamente l’integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario medesimo (cfr. Cass. 3242/2007; 5832/2011).

La predetta norma tuttavia non vale per il presente giudizio, instaurato dalla Liguria Assicurazioni, dinanzi al giudice ordinario e non a quello tributario, al fine di sentire dichiarata, oltre alla non debenza degli importi richiesti con la cartella, anche l’estinzione della obbligazione di garanzia prestata a favore del Comune di Sorso.

5.1. Con i due motivi del ricorso incidentale, la Liguria Società di Assicurazioni S.p.a. lamenta la “violazione o falsa applicazione degli artt. 1375 e 1366 c.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3″, nonchè l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5″.

La Corte di Appello avrebbe violato le norme in materia di esecuzione in buona fede dei contratti ed omesso di esaminare il fatto decisivo consistente nella impossibilità/illegittimità di considerare ancora in vigore una garanzia fideiussoria, per quanto autonoma, quando il rapporto principale garantito è pacificamente ed incontrovertibilmente estinto per pregresso adempimento dell’obbligato principale.

La decisione impugnata sarebbe contraddittoria perchè, da un lato, afferma che giudice di primo grado avrebbe errato nel negare valenza estintiva dell’obbligazione della società garante al pagamento effettuato dalla cooperativa garantita, dall’altro, ritiene di non poter riconoscere l’estinzione dell’obbligazione di garanzia in conseguenza dell’adempimento dell’obbligazione principale.

I motivi sono infondati.

Il garante avrebbe dovuto esperire l’exceptio doli generalis provando la condotta fraudolenta del creditore, ma nel caso di specie niente di ciò è stato fatto ed il giudice del merito ha correttamente motivato che il garante non può formulare eccezioni relative al rapporto principale.

L’inopponibilità delle eccezioni di merito derivanti dal rapporto principale, che contraddistingue il contratto autonomo di garanzia rispetto alla fideiussione, comporta che, ai fini dell'”exceptio doli”, il garante non può limitarsi ad allegare circostanze fattuali idonee a costituire oggetto di un’eccezione che il debitore garantito potrebbe opporre al creditore ma debba far valere una condotta abusiva del creditore, il quale, nel chiedere la tutela giudiziale del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto, nella prospettazione della vicenda, situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato ed aventi efficacia modificativa o estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall’ordinamento, o comunque all’esclusivo fine di arrecare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima ed incolpevole aspettativa altrui (è stata ritenuto insufficiente, ai fini dell’integrazione del dolo del creditore, che aveva agito per conseguire l’intero importo oggetto della garanzia nonostante l’avvenuta esecuzione di collaudi parziali, la semplice allegazione di tale circostanza, senza fornire la prova dell’avveramento di quelle specifiche condizioni che contrattualmente giustificassero l’estinzione parziale della garanzia).

6. In considerazione della reciproca soccombenza le spese vanno compensate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Spese compensate.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 5 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2017

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