Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23623 del 31/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 31/08/2021, (ud. 22/04/2021, dep. 31/08/2021), n.23623

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3424-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA, 29, presso lo studio dell’avvocato

MANUELA MASSA, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

PATRIZIA CIACCI, CLEMENTINA PULLI;

– ricorrente –

contro

C.D.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5007/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

17/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. BUFFA

FRANCESCO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 17.7.19, il tribunale di Roma ha dichiarato il diritto della sig.ra C. alla pensione di inabilità, ritenendo non necessaria la previa domanda amministrativa specifica per la prestazione pensionistica, ove vi fosse comunque stata una domanda amministrativa per l’assegno di invalidità già riconosciuto.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS per un motivo, che lamenta violazione della L. n. 118 del 1971, artt. 11 e 12, L. n. 533 del 1973, art. 7, D.L. n. 78 del 2009, art. 20 conv. in L. n. 102 del 2009, D.L. n. 90 del 2014, art. 25, comma 2 bis conv. in L. n. 114 del 2014, art. 149 att. c.p.c. e D.M. 9 novembre 1990, artt. 1 e 2, in ragione della mancata dichiarazione della improponibilità della domanda giudiziale per difetto di previa domanda amministrativa della specifica prestazione richiesta.

L’assistita è rimasta intimata.

Il motivo è manifestamente fondato, non risultando una domanda amministrativa per la pensione di inabilità da parte del ricorrente, le cui condizioni sanitarie sono state riconosciute solo in sede giudiziale di accertamento tecnico preventivo.

Questa Corte ha infatti già affermato (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1271 del 20/01/2011, Rv. 616035 – 01; Sez. L, Sentenza n. 6941 del 04/04/2005, Rv. 581039 – 01; Sez. L, Sentenza n. 12643 del 17/12/1998, Rv. 521733 – 01) che, in materia di trattamenti assistenziali, la domanda amministrativa costituisce presupposto necessario per il diritto alla prestazione assistenziale richiesta e, in particolare, la presentazione di una specifica domanda amministrativa volta al conseguimento dell’indennità di accompagnamento, di cui alla L. n. 18 del 1980, art. 1, costituisce, unitamente ai previsti requisiti sanitari, un elemento necessario per l’attribuzione di tale beneficio in sede giudiziaria, a pena di improcedibilità del ricorso, mentre deve escludersi che tale domanda possa ritenersi compresa in quella diretta al conseguimento di un beneficio diverso come quello alla pensione di inabilità, senza che in contrario possa invocarsi il disposto di cui all’art. 149 disp.att. c.p.c., atteso che la citata norma prevede solo, per economia processuale, che il giudice tenga conto anche dei successivi aggravamenti verificatisi in sede giudiziaria ma sempre e solo ai fini del beneficio previdenziale o assistenziale richiesto con l’originaria domanda.

Tali principi possono trovare applicazione anche nel caso di specie, ove -se pure in sede giudiziale di ATP era stata accertata un’invalidità totale- a seguito di revisione promossa dall’ufficio (senza dunque alcuna domanda di aggravamento proposta dall’interessato) era stata confermata l’invalidità del 75% del ricorrente (già beneficiario di assegno), escludendosi l’aggravamento delle condizioni sanitarie dello stesso: infatti, anche se l’INPS avesse riscontrato in sede di revisione un aggravamento delle condizioni sanitarie tali da giustificare il diritto alla pensione, tale accertamento non avrebbe potuto costituire un diritto alla diversa prestazione (mai richiesta prima in sede amministrativa), ma avrebbe potuto essere solo la premessa di una domanda amministrativa di pensione.

La sentenza impugnata deve dunque essere cassata e la causa va rinviata a diverso giudice del medesimo tribunale, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia a diverso giudice del medesimo tribunale di Roma, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 22 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2021

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