Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23611 del 09/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 07/09/2017, dep.09/10/2017),  n. 23611

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29533/2014 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA – C.F. (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NAZARIO

SAURO n. 16, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA REHO,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO PISTILLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 212/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 31/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 07/09/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. che la Corte d’appello di Trieste ha confermato al sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva riconosciuto il diritto di B.P. ad ottenere dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il riconoscimento della progressione stipendiale derivante dalla successione di contratti a tempo determinato, con le conseguenti differenze retributive;

2. che il MIUR ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza, svolgendo un unico motivo con il quale denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6,D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4,D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526,L. n. 312 del 1980, art. 53, delle clausole 4 e 5 dell’Accordo quadro CES, UNICE e CEE stipulato il 18 marzo 1999 ed allegato alla Direttiva 1999/70/CE;

3. che B.P. ha resistito con controricorso;

4. che il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. che la censura non è fondata, in quanto la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze 07/11/2016 n. 22558, 23/11/2016 n. 23868, e successive conformi, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dall’anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”;

2. che le argomentazioni del ricorrente non sono idonee a porre in dubbio la soluzione adottata nei richiamati arresti;

3. che, infine, la Corte d’appello non ha posto a fondamento della decisione la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, norma che ormai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione (v. sul punto, ancora Cass. n. 22558 del 07/11/2016) sicchè il richiamo a tale disposizione formulato nel ricorso difetta di interesse;

4. che per tali motivi, condividendo il Collegio la proposta del relatore notificata ex art. 380 bis c.p.c., all’esito della quale la parte ricorrente non ha formulato memorie, il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 cv.p.c., n. 5;

5. che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e soltanto dopo il deposito del ricorso dalla Corte di legittimità, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;

6. che non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).

PQM

 

rigetta il ricorso. Compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2017

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