Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23593 del 21/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 21/11/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 21/11/2016), n.23593

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20647/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DIA PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

E.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 179/01/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della BASILICATA, emessa il 28/10/2014 e depositata il

04/02/2015;

e sul ricorso 20676/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

E.E.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 178/01/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della BASILICATA, emessa il 28/10/2014 e depositata il

04/02/2015;

udita la relazione delle cause svolta nella Camera di consiglio del

28/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate (procedimento n. 20647/2015 R.G.) propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di E.E. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata n. 179/01/2015, depositata in data 4/02/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per IRPEF, IVA ed IRAP dovute in relazione all’anno d’imposta 2004, a seguito di rettifica del reddito d’impresa, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso sotto il profilo della validità, per l’anno 2004, dell’istanza di definizione della lite fiscale pendente, ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39,comma 12, nelle more del giudizio presentata.

In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, malgrado l’insufficiente versamento da parte del contribuente dell’importo dovuto per effetto del condono, ricorreva un’ipotesi di errore scusabile (nella determinazione dell’imposta dovuta) e potendo l’Ufficio comunque iscrivere a ruolo la somma non versata, maggiorata di interessi e sanzioni.

La stessa Agenzia delle Entrate propone altro ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di E.E. (che non resiste), avverso distinta sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata n. 178/01/2015, depositata in data 4/02/2015, con la quale – in controversia concernente l’autonoma impugnazione del diniego di condono per definizione della lite pendente, in relazione ad avviso di accertamento emesso per l’anno d’imposta 2004, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso sotto il profilo della validità, per l’anno 2004, dell’istanza di definizione della lite fiscale pendente, ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12.

I giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, motivando come nella pronuncia n. 179 emessa in pari data, hanno sostenuto che, malgrado l’insufficiente versamento da parte del contribuente dell’importo dovuto per effetto del condono, ricorreva un’ipotesi di errore scusabile e la definizione era valida.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

IN DIRITTO

1. Preliminarmente, i due procedimenti, nn. 20647/2015 e 20676/2015 R.G., vanno riuniti, ex art. 274 c.p.c., per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva.

2. L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta, con unico identico motivo, nei due ricorsi, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, convertito in L. n. 111 del 2011, L. n. 289 del 2002, art. 16,D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 6 e L. n. 212 del 2000, art. 10, non essendo invocabile, a differenza di quanto ritenuto dalla C.T.R., l’errore scusabile nell’ipotesi di versamento parziale delle somme dovute per il condono invocato.

3. Le due censure (identiche nei due ricorsi riuniti) sono fondate.

La disciplina della definizione delle liti tributarie pendenti prevede, al D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12: “12. Al fine di ridurre il numero delle pendenze giudiziarie e quindi concentrare gli impegni amministrativi e le risorse sulla proficua e spedita gestione del procedimento di cui al comma 9 le liti fiscali, di valore non superiore a 20.000 Euro, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti alla data del 31 dicembre 2011 alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme determinate ai sensi della L. 27 dicembre 2002, n. 239, art. 16. A tale fine, si applicano le disposizioni di cui al citato art. 16, con le seguenti specificazioni; a) le somme dovute ai sensi del presente comma sono versate entro il 31 marzo 2012 in unica soluzione; b) la domanda di definizione è presentata entro il 31 marzo 2012; c) le liti fiscali che possono essere definite ai sensi del presente comma sono sospese fino al 30 giugno 2012. (…) La comunicazione degli uffici attestante la regolarità della domanda di definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto deve essere depositata entro i130 settembre 2012…”.

La L. n. 289 del 2002, art. 16, richiamato dalla norma in esame, fissa, al comma 1, il criterio di determinazione delle somme da versare per la definizione della lite pendente, in misura percentuale rispetto al valore della lite. Per i giudizi pendenti in primo grado, nei duali non sia già stata resa alcuna pronuncia giurisdizionale non cautelare sui merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, è dovuto importo pari al 30% del valore della lite.

Se ne deduce che e onere della parte provvedere al tempestivo ed integrale pagamento dell’importo dovuto, determinato secondo i criteri di calcolo fissati ex lege e che, in caso di errore, l’Amministrazione, solo ove ne riconosca la scusabilità, perchè sussistono condizioni di obiettiva incertezza e di particolare complessità del calcolo, invita la parte alla regolarizzazione del pagamento (Cass. nn. 18023/2013, 2723/2011).

Questa Corte (Cass. 18023/2(.113) ha, al riguardo, precisato che: “In tema di definizione della lite pendente ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 2 (conv. nella L. n. 111 del 2011), nella specie con rigetto dell’istanza dall’Amministrazione per difetto di corrispondenza del valore della lite in domanda da quello reale, la scusabilità dell’errore è invocabile se l’esimente si relazioni alla oggettiva difficoltà della conoscenza o interpretazione di una norma, non rilevando invece una mera complessità dei calcoli imposti dalla disciplina, ove l’ausilio di un consulente possa ovviare agli inconvenienti”.

Le due sentenze della C.T.R., nei procedimenti riuniti, non sono pertanto corrette, avendo i giudici ritenuto valido il condono, malgrado il versamento insufficiente dell’importo dovuto, ravvisando, da un lato, il presupposto della scusabilità dell’errore, senza verifica delle condizioni di oggettiva difficoltà richieste dalla legge, e ritenendo, dall’altro, non valido il diniego di condono per mancato integrale versamento nei termini delle somme dovute, sulla base della mera possibilità per l’amministrazione finanziaria di agire per il recupero dell’intera imposta.

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento dei ricorsi riuniti, vanno cassate le sentenze impugnate, con rinvio alla C.T.R. della Basilicata, in diversa composizione, per nuovo esame del merito.

Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Previa riunione del ricorso n. 20676/2015 R.G. a quello n. 20647/2015 R.G., accoglie i ricorsi riuniti, cassa le sentenze impugnate, con rinvio alla C.T.R. della Basilicata in diversa composizione, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio e di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2016

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