Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23593 del 09/10/2017


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Cassazione civile, sez. I, 09/10/2017, (ud. 04/07/2017, dep.09/10/2017),  n. 23593

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14805/2012 proposto da:

A.S., B.S., C.G.,

F.V., Fe.Gi., G.S., Gu.Se.,

I.S., L.S.M., M.C., Ma.Ga.,

Mi.Gi., Mo.Ca., P.M., S.V.,

T.C., elettivamente domiciliati in Roma, Via della Balduina n. 37,

presso lo studio dell’avvocato Scalise Ugo, che li rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Sp.Ma., nella qualità di commissario giudiziale, oggi di

commissario liquidatore del concordato preventivo della CIR

Componenti S.p.a., elettivamente domiciliato in Roma, Via Attilio

Regolo n. 12d, presso Io studio dell’avvocato Zacchia Riccardo,

rappresentato e difeso dall’avvocato Agostini Flavio, giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositato il

03/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/07/2017 dal Cons. Dott. FRANCESCO TERRUSI;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. SALVATO Luigi, che chiede che la Corte

rigetti il ricorso.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

la corte d’appello di Catania in data 3-4-2012 ha rigettato il reclamo proposto da A.S. e altri nei confronti del decreto di omologazione del concordato preventivo, con cessione di beni, della Cir Componenti s.p.a., decreto emesso dal tribunale di Siracusa l’11-11-2011;

per quanto qui rileva, la corte d’appello ha ritenuto che la posizione soggettiva dei ricorrenti, creditori privilegiati, non poteva dirsi compromessa dall’omologazione, essendo stato previsto il soddisfacimento integrale dei loro crediti;

ha aggiunto che l’omologazione non era inficiata dalla dilatazione dei tempi di pagamento dovuta alla circostanza di essere i beni locati a terzi, da un lato perchè non era consentito al giudice sindacare la convenienza della proposta (in mancanza della suddivisione dei creditori in classi) e, dall’altro, perchè la locazione, indicata in proposta e menzionata nella relazione del commissario, non poteva dirsi in sè impeditiva della liquidazione;

infine ha evidenziato che nessun atto di frode era stato contestato, nè dal commissario, nè dal tribunale, a fronte delle solo generiche doglianze sollevate dai reclamanti;

A.S. e gli altri soggetti nominati in epigrafe hanno proposto ricorso per cassazione sorretto da cinque mezzi e illustrato da memoria;

il commissario liquidatore ha replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

col primo mezzo è dedotta la nullità del procedimento per mancata osservanza della L. Fall., artt. 180 e 177, atteso che nel ricorso per ammissione al concordato la Cir Componenti aveva testualmente affermato di offrire il proprio patrimonio “ai creditori suddivisi nelle due classi di creditori privilegiati e creditori chirografari”, mentre poi le dette classi non erano state chiaramente determinate;

il motivo è inammissibile perchè, per un verso, incentrato su questione nuova, non risultando che una conforme doglianza sia stata prospettata dinanzi al giudice del merito, e perchè, per altro verso, basato sull’ erroneo presupposto che la distinzione dei creditori tra privilegiati e chirografari comporti una previsione di classi; così non è in quanto la suddivisione in classi – peraltro non obbligatoria (v. per tutte Cass. n. 3274-11) – implica che i creditori possano essere distinti in ragione degli specifici interessi che li differenziano per categorie;

ove non siano prospettate modalità satisfattive diverse per creditori nella medesima posizione giuridica, l’interesse che li coinvolge è uguale per tutti e consiste nel perseguimento del maggior grado di soddisfacimento per ciascuno stabilito;

col secondo motivo i ricorrenti denunziano la nullità del procedimento per mancata osservanza della L. Fall., art. 170, il decreto di ammissione al concordato non essendo stato annotato nelle scritture contabili del debitore;

su tale fatto, ritenuto decisivo per il giudizio, i ricorrenti insistono anche nel terzo motivo, questa volta denunziando l’omessa motivazione della decisione;

i motivi, suscettibili di esame congiunto, sono inammissibili in quanto il decreto impugnato non ha reso pronuncia di sorta nei riguardi della questione che risulta costì denunziata, questione che peraltro era altresì mal posta per la ragione che segue;

non è in verità prevista alcuna sanzione per l’inosservanza dell’adempimento di cui alla L. Fall., citato art. 170: l’omissione della formalità dell’annotazione, da parte del giudice delegato, del decreto di ammissione al concordato “dopo l’ultima scrittura dei libri presentati” non incide affatto alla sorte del procedimento concorsuale;

tale considerazione si palesa assorbente;

invero, essendo mancata la pronuncia sulla questione suddetta, ed essendo il giudizio di cassazione a critica vincolata, il decreto avrebbe potuto essere censurato, astrattamente, solo per violazione dell’art. 112 c.p.c., violazione che, peraltro, non avrebbe avuto alcuna conseguenza, giustappunto essendo la sottostante questione priva di fondamento (v. Cass. n. 21257-14; Cass. n. 21968-15; Cass. n. 11838-17);

col quarto motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 173, in ordine alla verosimile esistenza di dissimulazioni di passività da parte della debitrice, suscettibili di rilevare alla stregua di “atti di frode”;

anche il quarto motivo è inammissibile perchè la corte d’appello ha stabilito che “nè il commissario giudiziale (a ciò legittimato L. Fall., ex art. 173) nè il tribunale in sede di omologazione” avevano evidenziato “la sussistenza di alcun atto di frode riconducibile alle due categorie previste dell’art. 173, commi 1 e dal 2”;

tale assunto di insussistenza di atti di frode la corte d’appello ha dichiarato di condividere, aggiungendo peraltro che i reclamanti non avevano censurato le argomentazioni poste dal tribunale, ma avevano “reiterato (..) le medesime doglianze (..) non (..) idonee allo scopo”;

simile ratio si palesa orientata a escludere l’esistenza dei denunciati atti di frode (oltre che a ritenere inammissibili per genericità le afferenti doglianze);

il motivo di ricorso si risolve in un generico tentativo di revisione del sottostante giudizio di fatto;

col quinto mezzo, infine, i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 180, nel profilo attinente all’esame di convenienza della proposta: si sostiene che la proposta conteneva la suddivisione dei creditori in classi (due classi, corrispondenti ai privilegiati e ai chirografari) e in ogni caso che erano state prospettate doglianze a proposito del giudizio di fattibilità, visto l’emergere di incongruenze, contraddizioni e fatti sospetti che imponevano un controllo in ordine alle operazioni di disposizione del patrimonio;

il quinto motivo è inammissibile;

con riferimento alla suddivisione dei creditori in classi, è di tutta evidenza che i ricorrenti reiterano l’errore prospettico già commesso nel primo motivo: la distinzione dei creditori tra privilegiati e chirografari è correlata al rango del credito di ognuno e non comporta una previsione di classi;

è pacifico, nella giurisprudenza di questa Corte, che la L. Fall., art. 180, comma 5, nella formulazione dettata dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, estende il sindacato del giudice alla convenienza della proposta, indipendentemente dalla proposizione di opposizioni, soltanto nel caso di concordato con classi e di dissenso di una o più classi (v. Cass. n. 15345-14);

in ordine al giudizio di fattibilità, è sufficiente osservare che la corte d’appello ha svolto il sindacato nei limiti delle questioni che la stessa ha evidenziato essere state ivi prospettate in termini specifici, dichiarando l’irrilevanza di tutte le circostanze esposte relativamente al beni ceduti; in tal senso ha detto di condividere quanto dal tribunale ritenuto a proposito del non essere la liquidazione impedita dall’esistenza della locazione, essendo stati i beni valutati al valore di mercato anche alla luce della locazione stessa; del resto ha anche osservato che i reclamanti non avevano avanzato censure in ordine alle argomentazioni del tribunale;

come poi si è visto, la corte territoriale ha escluso l’esistenza di atti di frode;

a fronte di simile complessivo argomentare, le censure si risolvono in una critica del correlato apprezzamento di fatto; il quale apprezzamento è stato motivato in modo non implausibile a conforto della fattibilità concreta del concordato;

le spese seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna i ricorrenti, in solido, alle spese processuali, che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.

Così deciso in Roma, su relazione del Cons. Dott. Terrusi (est.), il 4 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2017

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