Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2359 del 03/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 03/02/2020, (ud. 30/10/2019, dep. 03/02/2020), n.2359

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9308/2014 proposto da:

MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– ricorrente –

contro

P.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

ADRIANA 11, presso lo studio dell’avvocato UGO GIURATO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9396/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/04/2013 R.G.N. 2887/2007.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 9396, resa in data 3 aprile 2013, la Corte d’appello di Roma, confermava la pronuncia di primo grado che, decidendo sul ricorso proposto da P.M.R., dipendente del Ministero della Difesa, addetta alla registrazione dati (ex V qualifica funzionale, posizione economica B2), inteso ad ottenere il riconoscimento dell’avvenuto svolgimento di mansioni di assistente amministrativo (V qualifica funzionale posizione economica B3) per il periodo dal 1990 al 2002, aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario per la domanda riferita al periodo fino al 30/6/1998, dichiarato prescritto il diritto della P. fino al periodo precedente al 4/12/1998, condannato il Ministero della Difesa al pagamento delle differenze retributive maturate per lo svolgimento delle mansioni superiori di cui alla categoria 53 dal 4/12/1998 al 16/10/2002;

quanto alle indicate differenze retributive (unico thema decidendum devoluto in sede di appello) la Corte territoriale riteneva che il giudice di primo grado avesse correttamente riportato ed interpretato la declaratoria delle mansioni di cui al contratto collettivo e avesse ritenuto, all’esito di una condivisibile valutazione delle risultanze testimoniali (genericamente avversate dall’appellante), la piena ascrivibilità dei compiti svolti dalla P. al profilo rivendicato, trattandosi di attività che implicano un rapporto con gli utenti e comportano compiti di elaborazione dati e svolgimento di istruttoria esattamente come previsto dalla normativa contrattuale;

evidenziava, inoltre, che l’espletata istruttoria deponesse anche per la pienezza delle mansioni svolte dalla P. visto che i testi non avevano fatto riferimento a mansioni diverse e di rango inferiore ricomprese nella qualifica rivestita;

2. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero della Difesa articolando due motivi, ai quali ha opposto difese P.M.R. con tempestivo controricorso;

3. non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo il Ministero denuncia violazione o falsa applicazione delle disposizioni dell’art. 13 e dell’Allegato A del c.c.n.l. 1998/2001 nonchè del D.P.R. 29 dicembre 1984, n. 1219;

rileva l’incongruenza del riferimento operato dalla Corte territoriale al c.c.n.l. del 2009 (rectius c.c.n.l. normativo 2006-2009) che, in quanto sottoscritto il 14 settembre 2007 non è applicabile ratione temporis alla controversia in esame in cui il periodo in contestazione va dal 4/12/1998 al 16/10/2002;

lamenta, inoltre, che la Corte territoriale avrebbe del tutto trascurato di valutare che fino al 29 novembre 2004 le mansioni che la P. asserisce di aver svolto (assistente amministrativo) e quelle di effettivo inquadramento (registratore dati) sono quelle descritte dal D.P.R. n. 1219 del 1984, che è rimasto vigente ed applicabile fino alla data di entrata in vigore del c.c.n.l. integrativo per il personale del Ministero della Difesa (29 novembre 2004);

sostiene che la sentenza è errata anche a voler considerare la sola disciplina contrattuale di cui al c.c.n.l. 1998/2001 e rileva che l’accoglimento della domanda è stato fondato sul convincimento che la P. avrebbe intrattenuto relazioni dirette con gli utenti (mansioni ritenute riconducibili alla posizione economica B3) sulla base dello scrivere lettere con cui si richiedeva una integrazione documentale (attività, peraltro, meramente preparatoria, visto che tali lettere erano sottoscritte dal Capo Divisione), laddove presso la Direzione Generale ove la P. svolgeva l’attività era istituito apposito ufficio per le relazioni con il pubblico cui era esclusivamente demandata l’attività di intrattenere rapporti con gli utenti;

rileva che, nel paradigma costituito dalle declaratorie di cui al c.c.n.l. 1998/2001 (Allegato A), spettava solo al Capo Divisione la posizione B3, quale soggetto che attraverso la sottoscrizione della lettera minutata dalla P. svolgeva attività istruttoria ed intratteneva rapporti con l’esterno, svolgendo l’attività di acquisizione necessaria per la conclusione del procedimento;

evidenzia che le mansioni svolte dalla P. si accordassero perfettamente con quelle del profilo professionale di operatore amministrativo della ex V qualifica funzionale il quale, come previsto dal D.P.R. n. 1219 del 1984, annesso C art. 4, provvede alla minutazione di lettere semplici curandone direttamente la trascrizione dattiloscritta;

sottolinea che, nel periodo fino all’1/11/1999, le attività della P. fossero del tutto standardizzate e nel periodo successivo, e cioè da quando la P. era stata assegnata alla Divisione che, nella Direzione generale di appartenenza, si occupava dei trasferimenti del personale civile del Ministero (disposti in conformità alla programmazione di impiego definita presso gli Organi programmatori delle assegnazioni di personale), i compiti svolti dalla stessa fossero del tutto privi di profili valutativi tali da richiedere capacità di coordinamento di unità operative con assunzione di responsabilità di risultato;

2. con il secondo motivo il Ministero denuncia violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4;

rileva che la Corte territoriale avrebbe rinviato alla decisione di primo grado senza prendere minimamente in considerazione quanto dedotto con il gravame dall’attuale ricorrente Amministrazione e che non si comprenderebbe il percorso logico-giuridico in base al quale le mansioni, così come descritte nel virgolettato (pag. 4 primo cpv. della sentenza d’appello), implichino un rapporto con gli utenti;

rileva che la mera ricezione delle domande di collocamento a riposo o di trasferimento non comporta necessariamente una relazione o un rapporto con gli utenti: la ricezione di una domanda è la registrazione sul registro di protocollo dell’atto medesimo quindi perfettamente inquadrabile nell’attività di tenuta di strumenti di registrazione e archiviazione, tipica della posizione economica B2;

evidenzia che la Corte territoriale avrebbe del tutto trascurato di considerare la declaratoria del profilo di appartenenza della ricorrente (registratore di dati) che prevede espressamente la mansione dell’effettuazione della verifica dei dati in ingresso;

la Corte territoriale avrebbe, altresì, trascurato di considerare che l’utilizzo di apparecchiature o strumenti informatici è previsto non solo nella declaratoria delle mansioni rivendicate (B3) ma anche nella declaratoria della posizione economica di appartenenza (B2), quest’ultima completamente sottaciuta: indice della totale assenza del doveroso confronto;

3. i motivi da trattarsi congiuntamente in ragione dell’intrinseca connessione, sono fondati;

3.1. questa Corte ha da tempo affermato che il procedimento logico giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato si sviluppa in tre fasi successive, consistenti nell’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell’individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda (cfr. fra le tante Cass. 12 maggio 2006, n. 11037; Cass. 28 maggio 2015, n. 8589; Cass. 30 marzo 2016, n. 6174; Cass. 27 settembre 2016, n. 18943; Cass. 4 ottobre 2017, n. 23180);

3.2. si è precisato che l’osservanza dell’anzidetto criterio “trifasico” non richiede che il giudice si attenga pedissequamente alla rigida e formalizzata sequenza delle azioni fissate dallo schema procedimentale, essendo sufficiente che ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione trovi ingresso nel ragionamento decisorio (Cass. n. 18943/2016 cit.);

3.3. ove, però, una delle predette fasi venga omessa, o comunque della stessa non si dia conto nella sentenza impugnata, è configurabile il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè l’omissione si risolve nell’errata applicazione dell’art. 2103 c.c. o, per l’impiego pubblico contrattualizzato, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52 (v. Cass. n. 11037/2006 cit. e fra le più recenti Cass. 15 gennaio 2018, n. 752) e ciò anche laddove, come nella specie, vi sia stata la diretta denuncia della violazione delle diposizioni contrattuali (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, come modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 2, parificata sul piano processuale a quella delle norme di diritto) che integrino imprescindibilmente gli elementi del raffronto dell’indicato criterio “trifasico”;

3.4. con specifico riferimento all’esercizio di mansioni superiori nell’impiego pubblico si è, inoltre, osservato che può considerarsi svolgimento di mansioni superiori “soltanto l’attribuzione in maniera prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti di dette mansioni” (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 3, che ripete la formulazione del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 56, come modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 25), con la conseguenza che “a tal fine il giudice di merito deve procedere a una penetrante ricognizione di tutto il contenuto delle mansioni svolte e all’esame delle declaratorie generali delle categorie di inquadramento coinvolte nella controversia e dei profili professionali pertinenti” (v. Cass. 25 ottobre 2004, n. 20692 e Cass. 26 luglio 2007, n. 16469);

3.5. la Corte territoriale, a fronte di un asserito svolgimento di mansioni superiori nel periodo (ancora in discussione) dal 4/12/1998 al 16/10/2002, al di là di un vago riferimento contenuto a pag. 3 ad un c.c.n.l. del 2009 (inesistente e comunque ratione temporis non applicabile), ha del tutto omesso l’esame delle declaratorie contrattuali di cui al c.c.n.l. 1998/2001 per il Comparto Ministeri;

3.6. va osservato, al riguardo, che il c.c.n.l. Comparto Ministeri del 16.2.1999, c.c.n.l. normativo 1998 – 2001 economico 1998 – 1999, all’art. 13 (Aree di inquadramento) ha previsto un nuovo sistema di classificazione del personale, realizzato attraverso l’accorpamento delle allora vigenti nove qualifiche funzionali in tre aree (Area A comprendente i livelli dal I al III; Area B – comprendente i livelli dal IV al VI; Area C – comprendente i livelli dal VII al IX ed il personale del ruolo ad esaurimento), ha (comma 2) individuato le “aree” attraverso le declaratorie riportate nell’allegato A) che descrivono l’insieme dei requisiti indispensabili per l’inquadramento nell’area, corrispondenti a livelli omogenei di competenze, precisando che (comma 3) all’interno della stessa area i profili caratterizzati da mansioni e funzioni contraddistinte da differenti gradi di complessità e di contenuto possono essere collocati su posizioni economiche diverse e che (comma 4) ogni dipendente è inquadrato, in base alla ex qualifica e al profilo professionale di appartenenza, nell’area e nella posizione economica ove questa è confluita, ed ha rimesso (comma 5) alla contrattazione collettiva integrativa l’individuazione di nuovi profili ovvero una diversa denominazione o ricollocazione di quelli esistenti nelle aree, in relazione alle proprie esigenze;

3.7. lo stesso c.c.n.l. 19.2.1999 nelle “Norme Finali” ha previsto che: “1. Nella prima applicazione i profili del personale dipendente coincidono, nelle denominazioni, con quelli di inquadramento previsti dal D.P.R. n. 1219 del 1984 e dal D.P.R. n. 44 del 1990 all. 1-2-3, sino all’applicazione dell’art. 13, comma 5 del presente c.c.n.l.”;

3.8. nell’Allegato A) del c.c.n.l. del 19.2.1999 l’Area funzionale B, nella quale sono confluite le categorie IV, V (quest’ultima di originaria appartenenza della P.) e VI del “vecchio” sistema di inquadramento, è definita come quella propria dei “… lavoratori che, nel quadro di indirizzi definiti, in possesso di conoscenze teoriche e pratiche, e per la competenza relativa a specifici processi operativi, svolgono funzioni specialistiche nei vari campi di applicazione…”;

3.9. nell’ambito della posizione B1 sono individuate posizioni lavorative di più semplice contenuto professionale che postulano “conoscenze tecniche di base utili allo svolgimento dei compiti assegnati; capacità manuali e/o tecniche riferite alla propria qualificazione e/o specializzazione” e nelle quali sono individuate mansioni di tipo esecutivo, quali quelle di manutenzione e di riparazione di guasti con utilizzazione di apparecchiature di tipo semplice ovvero di vigilanza dei beni e degli impianti dell’Amministrazione;

nella posizione B2 sono, invece, collocate mansioni che postulano “discreta complessità dei processi e delle problematiche da gestire; autonomia e responsabilità nell’ambito delle prescrizioni di massima e/o secondo metodologie definite” e vi sono ricompresi i lavoratori che intervengono “nelle diverse fasi dei processi di lavorazione, individuando e correggendo eventuali difetti del prodotto finito” che eseguono “prove di valutazione sugli interventi effettuati, utilizzando apparecchiature di tipo complesso di cui verifica l’efficienza” ovvero utilizzano “apparecchiature informatiche semplici” per l’inserimento di dati o per la tenuta di strumenti di registrazione e di archiviazione;

infine, nella posizione B3, connotata da “capacità di coordinamento di unità operative con assunzione di responsabilità dei risultati; gestione delle relazioni dirette con gli utenti” sono inquadrati, tra gli altri, i lavoratori con un contenuto professionale di base così descritto: nei diversi settori di competenza, elabora dati e situazioni complesse anche utilizzando strumentazioni informatiche…”, “… esplica… attività di istruttoria sulla base di procedure predefinite…”, “… cura l’esecuzione di procedure e di elaborazioni del ciclo informatico, predispone il manuale operativo, assicura i flussi operativi, realizza i programmi curandone la funzionalità e l’esecuzione…”;

3.10. in siffatto contesto normativo, la Corte territoriale ha del tutto omesso di ricostruire, in conformità ai principi affermati da questa Corte (v. Cass. 31 gennaio 2017, n. 2516; Cass. 19 settembre 2014, n. 19779; Cass. 24 settembre 2015, n. 18969), il significato della definizione dei profili, di esaminarne l’intero contenuto descrittivo, ponendo in relazione tra loro i profili B2 e B3, di evidenziare, sulla scorta di siffatta indagine, il tratto professionale connotante e differenziale di ciascuna di tali posizioni-profilo (che, già dalla comparazione delle rispettive definizioni generali, si rivela essere la responsabilità dei risultati nell’ambito del coordinamento di unità operative o la gestione delle relazioni dirette con gli utenti con assunzione, anche in questo caso, di quella responsabilità insita nel concetto di ‘gestionè – B3 – rispetto alla autonomia e responsabilità nell’ambito di prescrizioni di massima e/o secondo metodologie definite – B2 -), di tener conto della “Norma Finale” del c.c.n.l. del 19.2.1999 e, dunque, a fini ricostruttivi, anche dei profili professionali previsti dal D.P.R. n. 1219 del 1984, integrato e modificato dal D.P.R. n. 44 del 1990 e rimasto in vigore fino al 29 dicembre 2004, data di sottoscrizione del c.c.n.l. integrativo per il Personale del Ministero della Difesa, concernente il Nuovo Ordinamento Professionale (cui demandava l’art. 13, comma 5, del c.c.n.l. 1998-2001 sopra citato);

3.11. con le omesse valutazioni sopra evidenziale, la sentenza impugnata ha reso una motivazione del tutto carente non contenendo una effettiva esposizione delle ragioni alla base della decisione, nel senso che le argomentazioni sviluppate non consentono di ricostruire il percorso logico – giuridico alla base del decisum risultando omessa l’indicazione di tutti gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero risultando gli stessi indicati senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (v. Cass. 7 aprile 2017, n. 9105);

3.12. la laconicità della pronuncia non permette, inoltre, di appurare che alla condivisione della decisione di prime cure il giudice d’appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame, previa specifica ed adeguata considerazione delle allegazioni difensive, degli elementi di prova e dei rilievi mossi dall’appellante (v. Cass. 21 settembre 2017, n. 22022);

4. la sentenza impugnata deve essere, pertanto, cassata con rinvio alla Corte d’appello di Roma che, in diversa composizione, procederà ad un nuovo esame, attenendosi ai principi di diritto di cui ai punti che precedono e provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità;

5. l’accoglimento del ricorso rende inapplicabile il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 30 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2020

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