Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23588 del 11/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 11/11/2011, (ud. 14/07/2011, dep. 11/11/2011), n.23588

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

PROGETTO MARE srl in liquidazione, rappresentata e difesa dall’avv.

Bassoli Carlo ed elettivamente domiciliata in Roma presso l’avv.

Casellato Adriano al viale Regina Margherita n. 290;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n. 12;

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro in

carica;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 33/4/06, depositata il 22 aprile 2006;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14 luglio 2011 dal Relatore Cons. Antonio Greco;

udito l’avv. Carlo Bassoli per la ricorrente.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“La srl Progetto Mare in liquidazione propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio n. 33/4/06, depositata il 22 aprile 2006, che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle entrate, ufficio di Roma (OMISSIS), ha negato alla contribuente il diritto al rimborso della differenza fra l’imposta di registro nella misura ordinaria e quella ridotta, ai sensi della L. 23 novembre 2000, n. 388, art. 33 per immobili compravenduti in aree incluse in piani urbanistici particolareggiati regolarmente approvati, per non avere dichiarato al momento della stipula dell’atto di compravendita di volersi avvalere delle agevolazioni previste dalla norma. Ciò in quanto grava sul contribuente, che voglia beneficiare di una agevolazione, l’onere della domanda.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Con l’unico motivo di ricorso, rispondente ai requisiti prescritti dall’art. 366-bis cod. proc. civ., la srl Progetto Mare, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione, assume che per ottenere l’applicazione delle agevolazioni tributarie non occorrerebbe la specifica domanda del contribuente, nell’atto stesso costituente oggetto di imposizione tributaria, ma sarebbe sufficiente esercitare il diritto e farlo valere mediante successiva richiesta di rimborso;

e censura come contraddittoria la sentenza per aver affermato anche che, consentendo di far valere il diritto all’agevolazione con domanda di rimborso, “si verrebbe ad eludere l’efficacia della condizione sospensiva prevista dalla legge, in quanto alla data del richiesto rimborso non era stato dimostrato che nel frattempo il terreno era stato edificato”: ciò contrasterebbe con la ritenuta necessaria contestualità della manifestazione di volersi avvalere del beneficio e della stipula dell’atto di acquisto del terreno sul quale edificare poi nel termine di legge di cinque anni.

Questa Corte ha affermato che le agevolazioni tributarie non necessitano di una espressa richiesta, se non nei casi in cui sia la legge a prevedere l’indispensabilità di un’istanza del contribuente o una sua necessaria collaborazione, che consista nel manifestare determinate intenzioni cui siano ricollegati i benefici (quale, ad esempio, quella di destinare l’immobile a propria abitazione) o nell’indicare qualità proprie o caratteristiche del bene, non conosciute in generale dall’Amministrazione; in applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto fondata, ricorrendone i presupposti, la richiesta di rimborso della differenza tra l’imposta di registro ordinaria applicata dall’Ufficio e quella ridotta prevista dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3 per immobili compravenduti in aree incluse in piani urbanistici particolareggiati, pur non essendo stato il beneficio richiesto nell’atto di trasferimento” (Cass. n. 14117 del 2010; con riguardo, ancora, ad agevolazioni relative all’imposta di registro, si veda Cass. n. 10354 del 2007).

Si ritiene pertanto che, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, e dell’art. 380-bis cod. proc. civ., il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto manifestamente fondato;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte, mentre la ricorrente ha depositato memoria;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il ricorso deve essere accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo dalla contribuente;

che le spese di lite vanno compensate fra le parti, considerato che l’orientamento giurisprudenziale di riferimento ha preso corpo successivamente all’introduzione del giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo della contribuente.

Dichiara compensate fra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 novembre 2011

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