Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2358 del 31/01/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 2358 Anno 2018
Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO
Relatore: DI FLORIO ANTONELLA

ORDINANZA
sul ricorso 21602-2014 proposto da:
PACI GABRIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
OSLAVIA

6,

presso

studio

lo

dell’avvocato

MASSIMILIANO POLLICE, rappresentato e difeso
dall’avvocato CARLO PACELLI giusta procura speciale a
margine del ricorso;
– ricorrente contro
2017
2343

COMUNE PERUGIA in persona del Sindaco pro tempore
ANDREA ROMIZI, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MARIA CRISTINA 8, presso lo studio dell’avvocato
GOFFREDO GOBBI, rappresentato e difeso dall’avvocato
LUCA ZETTI giusta procura speciale a margine del

1

Data pubblicazione: 31/01/2018

controricorso;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 254/2014 della CORTE D’APPELLO
di PERUGIA, depositata il 05/05/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di

ANTONELLA DI FLORIO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero,
in persona del Sostituto Procuratore generale
ALBERTINO CARDINO, che ha chiesto il rigetto del
ricorso;

2

consiglio del 30/11/2017 dal Consigliere Dott.

Rilevato che:
Gabrio Paci ha convenuto il Comune di Perugia dinanzi al locale Tribunale,
proponendo querela di falso avverso la relata della notifica a mezzo posta di un
verbale di accertamento con il quale gli era stata comminata una sanzione
amministrativaper violazione del codice della strada.
Il Tribunale di Perugia, istruita la controversia, con sentenza 945/2011, ha

assumendo che, rispetto all’unica contestazione sollevata, la discrepanza
relativa al luogo di invio del plico ( Bologna e non Rimini ) doveva essere
ascritta all’organizzazione interna del servizio e non ad una falsa
rappresentazione del procedimento notificatorio.
Avverso la predetta sentenza il Paci proponeva appello lamentando l’erronea
individuazione da parte del Tribunale della causa petendi e del petitum della
controversia e chiedendo la riforma della sentenza impugnata.
La Corte d’Appello di Perugia, con la sentenza 254/2014, ha respinto
l’impugnazione, ritenendo che le questioni proposte fossero nuove e, dunque,
inammissibili, oltre che estranee alla materia del processo.
Avverso detta sentenza il Paci ha proposto il ricorso per cassazione in esame ,
affidato ad un unico articolato motivo.
Il Comune di Perugia ha presentato controricorso.
Il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte.
Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 380 bis 1 c.p.c.
Considerato che :
con unico motivo di gravame,i1 ricorrente deduce la nullità del procedimento ex
art. 360 co 1 n. 4, per violazione dell’art. 345 cpc e dell’art. 183 VI° co cpc e
dell’art. 112 cpc.
Si duole del fatto che la Corte d’Appello abbia erroneamente ritenuto come
nuova (e dunque inammissibile perché coperta da preclusione ex art. 345 cpc)
la richiesta declaratoria di falsità della attestazione del Comandante Venturini,
contenuta nella relata di notifica a mezzo posta del verbale di accertamento:
assume al riguardo che la questione era stata tempestivamente sottoposta al
vaglio del Tribunale di Perugia sia nell’atto introduttivo sia nella memorie
3

respinto la domanda: ha ritenuto, infatti, insussistente il falso denunciato

depositata ex art. 183 VI° comma primo termine – atto processuale
espressamente deputato alla esatta individuazione della domanda -, e che tale
rilievo era fondato su un’argomentazione esplicitamente diretta ad inficiare la
fede privilegiata dell’atto sanzionatorio, tempestivamente proposta e discussa
dalle parti.
Lamenta inoltre, nell’ambito del medesimo motivo, che la Corte d’Appello,

“estranea a processo” la principale questione prospettata, e cioè “se
costituisse falsa attestazione quella compiuta dal pubblico ufficiale che aveva
certificato di aver personalmente provveduto alla notifica dell’atto, laddove
tutti gli adempimenti descritti nella relata erano stati posti in essere da terzi” e
cioè da dipendenti della società Maggioli Spa alla quale il Comune di Perugia
aveva appaltato il servizio di notificazione .
Il Comune di Perugia ha chiesto che il ricorso venisse dichiarato inammissibile
per difetto di autosufficienza, per violazione dell’art. 348 ter cpc ( in ragione
della sostanziale riconduzione delle censure all’art. 360 n° 5 ) e per difetto di
interesse; in subordine, ha chiesto che ne venisse dichiarata l’infondatezza.
Ritenuto che:
1) devono essere preliminarmente respinte le eccezioni sollevate dall’ente
locale intimato riguardanti il difetto di autosufficienza del ricorso e la
violazione dell’art. 348 ter u.co cpc: infatti, il primo rilievo è stato
prospettato in modo totalmente generico ed è comunque contraddetto
sia dalla trascrizione, nel ricorso, delle parti salienti degli atti ai quali il
Paci si riferisce sia dalla indicazione esatta della sede in cui essi
possono essere rinvenuti; il secondo contrasta con la circostanza che il
procedimento in esame prevede l’obbligatoria presenza del PM: la
declaratoria di inammissibilità è esclusa, quindi, espressamente dalle
previsioni della norma invocata in combinato disposto con l’art. 348 bis
co.2 lett. a), precisandosi al riguardo che questa Corte non riscontra la
possibilità, ventilata dal Comune di Perugia, di ricondurre il ricorso
all’art. 360 n° 5 cpc, visto che il Paci,lungi dal lamentare l’omesso
esame di un fatto decisivo per la soluzione della controversia, ha dedotto
4

omettendo di pronunciarsi su tale aspetto della domanda, aveva definito come

la violazione del principio di cui all’art. 112 cpc, riconducibile all’ipotesi
prevista dall’art. 360 n° 4cpc.
2) La censura oggetto dell’unico motivo di ricorso è infondata. Infatti,
dall’esame dell’atto di citazione riportato nel ricorso si rileva che la
contestazione specificamente concernente la condotta del Comandante
Venturini è stata descritta ed introdotta in giudizio in modo

cpc, mentre nell’atto di citazione la prospettazione di falsità è stata
inizialmente incentrata esclusivamente sulla diversità del luogo di
spedizione della raccomandata, contenendo un mero cenno alla persona
del Venturini ma non descrivendo precisamente il ruolo che egli aveva
rivestito nel procedimento con il quale era stato notificato a mezzo posta
il verbale di accertamento redatto nei confronti del Paci, procedimento
che si è svolto ai sensi dell’art.385, comma 3, del d.P.R. n. 495 del 1992
( che prevede il valido affidamento a soggetti terzi, anche privati, delle
attività

intermedie di

natura

materiale,

relative alla stampa,

all’imbustamento ed alla consegna dei plichi al servizio postale: cfr. al
riguardo la recentissima Cass. 462/2017).
3) Nella memoria di cui all’art. 183 co VI , primo termine, cpc, quindi, è
stato dedotto

un fatto nuovo, poi riproposto in appello dove,

correttamente, la Corte di Perugia lo ha dichiarato precluso perché
tardivo. Quindi è infondata la censura di nullità per violazione dell’art 112
cpc in relazione all’erronea valutazione dei fatti dedotti come nova ( cfr.
al riguardo Cass. 12621/2012 e Cass.

1585/2015 con specifico

riferimento alla differenza fra mutatio ed emendatio libelli).
Il ricorso deve pertanto essere rigettato.
Le spese del grado seguono la soccombenza e sono calcolate, avuto riguardo
all’oggetto del giudizio, in relazione al valore indeterminabile della
controversia.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 si da atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a

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sufficientemente analitico soltanto nella memoria ex art. 183 VI°co n° 1

titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a
norma del comma ibis dello stesso art. 13.

PQM

La Corte,
rigetta il ricorso.

legittimità che liquida in C 3200,00 per compensi oltre accessori nella misura di
legge.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 da atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a
norma del comma ibis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma il 30.11.2017.

IL PRESIDENTE
Giacomo Tra)vaglino

/1

r

Condanna Gabrio Paci a rifondere al Comune di Perugia le spese del giudizio di

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