Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23574 del 18/11/2016

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, (ud. 26/09/2016, dep. 18/11/2016), n.23574

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15331-2014 proposto da:

R.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITTORIO

COLONNA 27, presso lo studio dell’avvocato GIANNI MASSIGNANI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELE MURITI, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.R., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II 326, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO

SCOGNAMIGLIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ADRIANA TEGHIL, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 535/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

emessa il 23/09/2013 e depositata il 04/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO RAGONISI;

udito l’Avvocato Francesco Sangermano, (delega Avvocato Claudio

Scognamiglio), per il controricorrente, che si riporta al

controricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, rilevato che sul ricorso n. 15331/2014 proposto da R.P. nei confronti di M.R. il consigliere relatore ha depositato ex art 380 bis c.p.c. la relazione che segue.

” R.P. ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 535/2014 della Corte d’Appello di Venezia che ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale (che ha posto a carico del M. assegno per le esigenze della figlia E., oltre spese straordinarie nella misura del 50%, escludendo la corresponsione di assegno divorzile in favore della R.).

Con il primo motivo di ricorso per cassazione la R. contesta la decisione assunta dalla Corte d’Appello in ragione dell’erronea applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5 nell’aver escluso la corresponsione in suo favore dell’assegno divorzile. Con i due restanti motivi la ricorrente ha denunziato omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e violazione e falsa applicazione di norme di diritto (2727 e 2729 c.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Il M. ha resistito con controricorso.

Questa Corte si è già pronunciata in tema di determinazione dell’assegno di divorzio affermando che deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione. da parte del giudice di tutti. contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dalla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5, comma 6, (nel testo modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 10), potendo valorizzare quello basato sulle condizioni economiche delle parti. in particolare apprezzando l’eventuale deteriore situazione del coniuge avente diritto dall’assegno, oltre alla durata legale del matrimonio. (Cass. n. 7601/11; Cass. n. 9876/06, Cass. n. 4617/98).

Questa Corte ha poi avuto modo di chiarire che in tema di determinazione dell’assegno di divorzio, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione da parte del giudice, che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti. contemporaneamente e nella stessa misura, i parametri di riferimento indicati dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 5, comma 6; nè in tale contesto motivazionale va necessariamente tenuto conto, per determinare la spettanza e il “quantum” dell’assegno divorzile, del periodo intercorrente tra la separazione consensuale e la pronuncia di divorzio, nell’ambito del criterio della durata del vincolo matrimoniale, potendosi valorizzare la comparazione tra le condizioni economiche delle parti, in particolare apprezzando l’eventuale deteriore situazione del coniuge avente diritto all’assegno (Cass. n. 2546/14).

Nella specie, la decisione relativa all’esclusione di corresponsione dell’assegno divorzile è stata assunta in modo analitico ed ineccepibile dal giudice di secondo grado, prendendo in considerazione i criteri di legge, dando evidentemente prevalenza alla comparazione tra le condizioni economiche delle parti ed in particolare apprezzando la produzione di un reddito consistente da parte della R., la disponibilità da parte della stessa di una casa di proprietà, la maggiore consistenza del reddito della R. rispetto al reddito del M., la assenza di qualsiasi prova univoca circa la diversa situazione patrimoniale dell’ex coniuge da parte della ricorrente, con conseguente esclusione motivata circa l’attualità ed evidenza di una deteriore situazione del coniuge che ha articolato richiesta di assegno divorzile.

Gli altri due motivi di ricorso, per la loro congiunta modalità di articolazione e l’assenza di una chiara individuazione delle censure alla sentenza oggetto di ricorso si appalesano all’evidenza inammissibili per la loro genericità e violazione del principio di autosufficienza. Emerge infatti un’evidente mescolanza di mezzi di impugnazione, che non permette di coglierne con chiarezza le doglianze prospettate onde consentire l’esame separato e preciso, mentre gli elementi addotti sembrano apparire come delle censure nel merito del percorso decisionale del giudice di secondo grado (Cass. SU n. 9100/2015).

Ricorrono i requisiti di cui all’art. 375 c.p.c. per la trattazione in camera di consiglio.

PQM

Rimette il processo al Presidente della sezione per la trattazione in Camera di Consiglio.

Roma, 20 luglio 2016.

Il Cons. relatore.

Considerato che il collegio condivide le conclusioni rassegnate nella relazione non utilmente contestate e contrastate;

che in conclusione il ricorso va rigettato, con condanna alle spese dl ricorrente in applicazione del principio di soccombenza secondo i parametri di riferimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nella misura di Euro 4000, Lire Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese forfettarie.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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