Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23573 del 18/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, (ud. 26/09/2016, dep. 18/11/2016), n.23573

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11629/2014 proposto da:

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PINEROLO,

22, presso lo studio dell’avvocato MARCO ROSSI, rappresentato e

difeso dagli avvocati CARLO ATZORI, MONICA MARRAS, CARLO MASSACCI,

giusta procura speciale alle liti a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIUSEPPE

MAZZINI 33, presso lo studio dell’avvocato ENRICO DI IENNO, che lo

rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato

STEFANO CAREDDA, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 33/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

emessa il 19/07/2013 e depositata il 21/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/09/2016 dal Consigliere Dott. VITTORIO RAGONESI;

udito l’Avvocato Carlo Atzori, per la ricorrente, che si riporta agli

scritti e richiama l’istanza di rimessione alle Sezioni Unite.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, rilevato che sul ricorso n. 11629/2014 proposto da M.L. nei confronti di L.D. il consigliere relatore ha depositato ex art. 380 bis c.p.c., la relazione che segue.

“Il relatore Cons. Dott. Ragonesi, letti gli alti depositati, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., osserva quanto segue:

M.L. ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 89/13 della Corte d’Appello di Cagliari che, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale, ha posto a carico dell’attuale ricorrente l’obbligo di pagare alla L. 250,00 Euro mensili a titolo di assegno divorzile.

Con l’unico motivo di ricorso per cassazione il M. contesta la decisione assunta dalla Corte d’Appello in ragione dell’erronea applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, nella determinazione dell’assegno divorzile posto a suo carico.

La L. ha resistito con controricorso.

Dalla valutazione degli atti di ufficio e dalla considerazione delle allegazioni delle parti è emerso come in sede di presentazione del ricorso il M. abbia allegato allo stesso la sentenza n. 33 del 2014 sentenza diversa e relativa ad oggetto distinto rispetto alla sentenza oggetto di ricorso da individuare nella sentenza n. 89/2013 della Corte di Appello di Cagliari.

La Corte ha già in precedenza affrontato la materia relativa alla presentazione del ricorso ai sensi dell’art. 369 c.p.c.: “In tenia di ricorso per cassazione, la Corte di Cassazione, qualora nel ricorso non sia allegata la notificazione della sentenza impugnata, deve ritenere che il ricorrente abbia esercitato il diritto d’impugnazione nel cd. termine lungo, procedendo all’accertamento della sua osservanza, mentre, se, per eccezione del controricorrente o per quanto emerge dalla produzione delle parti o del fascicolo d’ufficio, risulti la notificazione della sentenza, deve accertare se il ricorrente abbia ottemperato, nel termine prescritto dall’art. 369 c.p.c., all’onere del deposito della copia dell’atto impugnato con la relata di notifica, in mancanza della quale va dichiarata l’improcedibilità del ricorso, il cui riscontro precede quello dell’eventuale inammissibilità. (Cass. 20883/2015).

Ricorrono i requisiti di cui all’art. 375 c.p.c., per la trattazione in camera di consiglio.

PQM.

Rimette il processo al Presidente della sezione per la trattazione in Camera di consiglio.

Roma 20.7.2016.

Il Cons. relatore.

Vista la memoria ex art. 378 c.p.c., depositata dal M. con la quale si è sostanzialmente sostenuta la non necessità della produzione materiale della sentenza impugnata ai sensi dell’art. 369 c.p.c.;

Considerato:

che il collegio condivide le conclusioni rassegnate nella relazione non utilmente contrastate dalle argomentazioni della memoria, anche in relazione alla eventuale richiesta di rimessione in termini per il deposito della sentenza effettivamente oggetto di ricorso, da ritenere tardiva;

che l’orientamento costante della Corte ha altresì evidenziato che: “In materia d’impugnazione di cassazione, l’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, esigendo, a pena d’improcedibilità, che con il ricorso venga depositata copia autentica della sentenza impugnata, esclude che al mancato deposito possa supplirsi con la conoscenza che della stessa sentenza si attinga da altri atti del processo e, in particolare, dalla copia depositata dalla controparte o dall’esistenza della sentenza nel fascicolo d’ufficio. (Cass. N. 14207/2015,), nello stesso senso Cass. n. 6712/2013, “In materia di impugnazione di cassazione, l’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, esigendo, a pena d’improcedibilità, che con il ricorso per cassazione venga depositata copia autentica della sentenza impugnata, esclude che al mancato deposito di questa copia possa supplirsi con la conoscenza che della stessa sentenza si attinga da altri atti del processo e, in particolare, dalle copie fotostatiche, depositate per la “formazione del fascicolo d’ufficio, mancanti della garanzia dell’autenticità”;

che in conclusione il ricorso va dichiarato improcedibile con pronuncia di condanna del ricorrente alle spese processuali come da dispositivo in applicazione dei parametri di riferimento in considerazione della soccombenza.

PQM

Dichiara l’improcedibilità del ricorso e condanna alle spese nella misura di Euro 2200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori e spese forfettarie.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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