Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23571 del 30/08/2021

Cassazione civile sez. III, 30/08/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 30/08/2021), n.23571

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31706-2019 proposto da:

J.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL CASALE

STROZZI, 31, presso lo studio dell’avvocato LAURA BARBERIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO TARTINI;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA n. 7958/2019 depositato

il 27/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. J.A., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a tre motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Venezia, SS Immigrazione, che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese nel quale si guadagnava da vivere, oltre che con la coltivazione degli ortaggi, anche come animatore di eventi. Durante una festa le attrezzature che aveva noleggiato erano state danneggiate dai presenti ed egli era stato aggredito violentemente dal proprietario di esse con arma da taglio di cui riportava le cicatrici, perché non era in grado di risarcirlo: nella reazione lo colpiva con una bottiglia rotta e si dava alla fuga, per timore di averlo ucciso, attraversando il Senegal ed altri paesi africani, dove veniva anche sequestrato. Ha narrato altresì che durante il transito in Libia veniva segregato per mesi.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Preliminarmente, con la memoria depositata, il ricorrente prospetta la nullità del decreto (rilevabile d’ufficio ex art. 158) per violazione D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis e del D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 3, 19 e 19bis, del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10 e dell’art. 25 Cost.

1.1. Lamenta che la sua audizione era stata subdelegata dal giudice designato al GOT e che ciò determinava la violazione del principio delegatus non potest delegare, in quanto il componente togato al quale era stata affidata l’istruttoria della causa non aveva ottenuto dal collegio alcun potere di subdelega.

1.2. Deve premettersi, in primo luogo, che la questione proposta non potrebbe essere rilevata d’ufficio, in quanto la nullità è soggetta al combinato disposto di cui agli artt. 158 e 161 c.p.c.: trattandosi di un vizio che potrebbe determinare la nullità della sentenza, infatti, lo stesso doveva essere fatto valere nei limiti e secondo le regole del giudizio di impugnazione.

1.3. In relazione a ciò, si osserva, in secondo luogo, che il rilievo rappresenta un motivo nuovo che, in quanto tale, non può essere introdotto dalla parte con la memoria ex art. 378 c.p.c..

1.4. Ma, tanto premesso vale solo la pena di rilevare che la questione è stata recentemente risolta da questa Corte (cfr. Cass. S.U. 5425/2021) in senso opposto a quello propugnato dal ricorrente, essendo stato affermato che la delega al GOP da parte del giudice designato è consentita e non inficia la regolarità del procedimento istruttorio.

2. Passando all’esame dei motivi di ricorso, si osserva quanto segue. 2.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 motivazione apparente e conseguente nullità del provvedimento, in relazione alla dedotta non credibilità del racconto.

2.2. Assume che il decreto impugnato aveva sminuito la rilevanza degli episodi narrati, senza spiegare quali fossero i dettagli mancanti.

2.3. Il motivo è inammissibile.

2.4. La censura prospetta una rivalutazione di merito della credibilità del racconto che il Tribunale ha compiutamente esaminato con motivazione al di sopra della sufficienza costituzionale.

2.5. Il motivo, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

3. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione della legge nella valutazione delle dichiarazioni del ricorrente con riferimento al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5 ed D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3.

3.1. Il motivo, strettamente collegato al precedente, è inammissibile: la mancata concessione del termine per il deposito della documentazione medica relativa alle cicatrici esibite rientra nel potere discrezionale del giudice di merito che, nel caso di specie, ha trovato congrua e logica spiegazione nella complessiva inattendibilità del racconto.

4. Con il terzo motivo, si deduce l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio in relazione alla non credibilità della vicenda: il ricorrente lamenta l’omessa valutazione delle cicatrici da arma da taglio e l’omesso accertamento dei fatti presso le autorità locali e presso gli ospedali del luogo, visto che l’autore dell’aggressione era il fratello di un ufficiale dell’esercito. Reitera, inoltre, la censura di omesso esame dell’episodio narrato, ricondotto alla rissa verificatasi nel corso della festa.

4.1. Il motivo è inammissibile perché chiede una rivalutazione di merito di fatti già compiutamente valutati dal Tribunale (cfr. pag. 4,5 e 6 della sentenza impugnata) non consentita in questa sede (cfr. Cass. 18721/2018; Cass. 31546/2019).

5. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

6. Non sono dovute spese, atteso che la controversia viene decisa in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

7. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte,

dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2021

 

 

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