Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2357 del 03/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 03/02/2020, (ud. 24/10/2019, dep. 03/02/2020), n.2357

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16280/2014 proposto da:

PICCOLO BAR S.N.C., in persona delle legali rappresentanti pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI SANT’ORSOLA 8,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO TENTORI MONTALTO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUIGI PACE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.,

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli

avvocati ANTONINO SGROI, ESTER ADA SCIPLINO, CARLA D’ALOISIO, LELIO

MARITATO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 646/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 13/12/2013 r.g.n. 523/2013.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’Appello di Genova confermava la sentenza del Tribunale della Spezia che aveva respinto l’opposizione proposta da Piccolo bar s.n.c. avverso la cartella esattoriale con cui l’agente della riscossione per conto dell’INPS aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 7.070,83 per contributi e somme aggiuntive in relazione all’omessa regolarizzazione della dipendente F.R..

2. La Corte territoriale riteneva che bene avesse fatto il Tribunale a prestare credito alle dichiarazioni rese agli ispettori dalle due informatrici R.A. e O.M., rese nell’immediatezza dei fatti, mentre aveva ritenuto false quelle rese successivamente in udienza e trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica per quanto di competenza. A confortare l’esistenza del rapporto di lavoro valevano ad avviso della Corte di merito anche le dichiarazioni rese dalla F., che non risultava incompatibile a testimoniare in quanto non aveva promosso azione giudiziaria nei confronti del datore di lavoro; non ostava inoltre alla configurazione del rapporto di lavoro dedotto in giudizio quanto dichiarato dai testimoni dedotti dalla parte appellante, che ella fosse stata vista spesso a giocare alle slot machine del bar.

3. Per la cassazione della sentenza il Piccolo Bar s.n.c. in persona di Ro.Pa. e S.A. hanno proposto ricorso, cui l’INPS ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. la parte ricorrente deduce come primo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 246 c.p.c. e sostiene l’incapacità a testimoniare della lavoratrice F.R..

5. Come secondo motivo deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 116 e 645 c.p.c. e l’omessa motivazione su punti decisivi della controversia, tra cui in primis l’incompatibilità tra le deposizioni delle testi F. da una parte e C. dall’altra, nonchè sull’assenza del valore probatorio dei verbali redatti dalla DPL e delle dichiarazioni raccolte da terze persone necessitanti di conferma in sede di assunzione delle prove.

6. Il primo motivo di ricorso non è fondato nel senso che si va ad esporre.

Questa Corte ha chiarito che nel giudizio tra datore di lavoro ed ente previdenziale, avente ad oggetto il mancato pagamento di contributi, qualora sorga contestazione sull’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, presupposto dell’obbligo contributivo, sussiste l’incapacità a testimoniare del lavoratore i cui contributi siano stati omessi; ciò non esclude, tuttavia, che il giudice, avvalendosi dei poteri conferitigli dall’art. 421 c.p.c., possa interrogarlo liberamente sui fatti di causa (Cass. n. 1256 del 25/01/2016).

7. Inoltre, le dichiarazioni rese in sede d’interrogatorio libero o non formale, che è istituto finalizzato alla chiarificazione delle allegazioni delle parti e dotato di funzione probatoria a carattere meramente sussidiario, non possono avere valore di confessione giudiziale ai sensi dell’art. 229 c.p.c., ma possono fornire al giudice elementi sussidiari di convincimento utilizzabili ai fini del riscontro e della valutazione delle prove già acquisite; ne consegue che rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la scelta relativa alla concreta utilizzazione di tale strumento processuale, non suscettibile di sindacato in sede di legittimità (Cass. n. 12500 del 26/08/2003, n. 1895 del 27/01/2009).

8. Nel caso in esame, la Corte territoriale non ha fondato la propria decisione esclusivamente sulla deposizione della lavoratrice interessata, ma ha compiuto una valutazione globale delle risultanze di causa, in cui le circostanze fattuali risultanti dalle dichiarazioni della lavoratrice valevano a confortare quanto riferito agli ispettori dalle informatrici O. e R..

9. Seppure la Corte abbia qualificato la F. come testimone, ciò non inficia quindi l’esito della valutazione di merito.

10. In merito al secondo motivo, basta qui ribadire che il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonchè alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante nè ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche (Cass. n. 23800 del 07/11/2014). Pur non essendo forniti di efficacia probatoria privilegiata in ordine alle circostanze di fatto che essi segnalino di aver accertato nel corso dell’inchiesta per averle apprese da terzi, nè in ordine alla veridicità del contenuto di quanto agli ispettori riferito, i verbali dei pubblici ufficiali possono fornire utili elementi di valutazione anche sotto tale aspetto nell’eventuale successivo giudizio di opposizione, costituendo elementi di convincimento con i quali il giudice deve criticamente confrontarsi (Cass. n. 15208 del 03/07/2014).

11. Ne deriva che sfugge al sindacato di legittimità la valutazione compiuta dal giudice di merito che ha valorizzato le dichiarazioni rese dalle informatrici agli ispettori, confrontandole con le ulteriori emergenze processuali, tra cui le deposizioni testimoniali rese dalle stesse in giudizio, ritenute inattendibili, e quelle degli altri testimoni, e fornendo dell’esito di tale valutazione compiuta motivazione, sindacabile nei soli limiti del novellato art. 360 c.p.c., n. 5.

12. Segue coerente il rigetto del ricorso.

13. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese, in assenza di attività difensiva della parte intimata.

14. Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2020

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