Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23567 del 18/11/2016

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, (ud. 26/09/2016, dep. 18/11/2016), n.23567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

T.L., elettivamente domiciliato in Roma, viale Mazzini 6,

presso lo studio dell’avv. Elio Vitale (p.e.c.

eliovitale-ordineavvocatiroma.org, fax n. 06.3226310), che lo

rappresenta e difende unitamente all’avv. Paolo Pauri (p.e.c.

paolo.pauri-pec-ordineavvocatiancona.it, fax 071/2075194) per

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

nei confronti di:

C.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1108/14 della Corte di appello di Ancona,

emessa in data 8 ottobre 2014 e depositata il 30 dicembre 2014, n.

R.G. 647/2014;

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che in data 10 maggio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta;

Rilevato che:

1. Il Tribunale di Ancona, con sentenza del (OMISSIS), dichiarava la separazione dei coniugi T.L. e C.M. con addebito al T. e assegnazione della casa coniugale alla moglie e obbligo per il T. di sostenere il 50% delle spese straordinarie della figlia T., maggiorenne ma non economicamente autosufficiente. Il Tribunale ha respinto la domanda di risarcimento danni proposta dalla C. in relazione al comportamento di ostentata infedeltà del T..

2. Contro tale sentenza ha proposto appello il signor T.. La Corte d’appello di Ancona ha rigettato l’appello e confermato la sentenza di primo grado.

3. Avverso tale sentenza, il signor T. ricorre per Cassazione affidandosi a cinque motivi di impugnazione:

a) Violazione e/o falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., n. 3 dell’art. 151 c.c., in combinato disposto con l’art. 2697 c.c., per quanto concerne la pronuncia di addebito. Mancanza del nesso causale fra la presunta violazione del dovere di fedeltà e l’intollerabilità della convivenza. Nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2 per omessa motivazione sull’addebito.

b) Violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 143 c.c., in combinato disposto con l’art. 2697 c.c., per quanto concerne la violazione del dovere di fedeltà. Nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 132 c.p.c. e art. 125 c.p.c., comma 2 per omessa e/o apparente motivazione in ordine alla violazione del dovere di fedeltà.

C) Violazione e/o falsa applicazione, dell’art. 155 quater c.c. ora 337 sexies c.c., in combinato disposto con l’art. 2697 c.c.. violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3 dell’art. 245 c.p.c.. Nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2 per omessa e/o apparente motivazione in ordine al raggiungimento della indipendenza economica da parte della figlia T..

d) Violazione e/o falsa applicazione, dell’art. 155 quater c.c. ora 337 sexies c.c. concernente la domanda subordinata di assegnazione di una porzione di casa coniugale.

e) Violazione e/o falsa applicazione, dell’art. 155 quater c.c. ora 337 sexies c.c. in relazione al contributo di mantenimento della figlia maggiorenne.

Ritenuto che:

4. Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente critica la motivazione della Corte d’appello che, riportandosi a quanto precedentemente stabilito dal Tribunale, ha confermato la pronuncia di addebito ritenendo provato il nesso tra la presunta relazione extraconiugale del T. e il fallimento dell’unione coniugale.

5. Il motivo appare inammissibile ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 e perchè il ricorrente sollecita in realtà un riesame del merito della controversia e non deduce una reale violazione di legge.

6. Il secondo motivo di ricorso è inammissibile per le stesse ragioni di cui al precedente motivo.

7. Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente, censura la decisione per non aver accertato la raggiunta autosufficienza economica della figlia T. e di conseguenza il venir meno del diritto della moglie all’assegnazione della casa coniugale in cui abita con la ragazza. Anche questo motivo è inammissibile in quanto richiede un nuovo esame sul merito della vicenda precluso nel giudizio di legittimità. Le deduzioni del ricorrente sulle prestazioni lavorative della ragazza sono state già valutate dalla Corte d’appello.

8. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia l’illegittimità e l’iniquità del provvedimento che assegna alla Canestrai la casa coniugale, in quanto la ex moglie, oltre a percepire un reddito più alto della pensione del ricorrente, risulta proprietaria di altri due appartamenti. Il motivo è inammissibile essendo univoca la giurisprudenza circa la ratio ispiratrice dell’assegnazione della casa coniugale, e cioè quella di tutelare l’interesse alla continuità abitativa dei figli.

9. Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente censura la decisione che conferma il contributo per il mantenimento della figlia maggiorenne, nonostante dal bilanciamento delle condizioni dei due coniugi risulti una sproporzione a favore della signora C..

10. Anche questo motivo appare inammissibile attenendo alla decisione di merito di cui si chiede una rivalutazione senza dedurre ai sensi dell’art. 360, n. 5 alcuna omissione di esame di fatti decisivi. La Corte territoriale ha già motivato in ordine al rigetto dell’istanza del ricorrente valutando equilibrata la decisione del Tribunale che tiene conto delle maggiori entrate della signora, valorizza il diritto della stessa al godimento della casa e fissa il contributo del contributo del T. esclusivamente nel 50% delle spese straordinarie.

11. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e, se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio, per la dichiarazione di inammissibilità o, eventualmente, per il rigetto del ricorso. La Corte, letta la memoria difensiva del ricorrente, condivide la relazione sopra riportata in quanto anche con la memoria si contesta sostanzialmente l’accertamento in fatto compiuto dalla Corte di appello circa la sussistenza del nesso causale fra infedeltà del T. e la crisi matrimoniale, il non raggiungimento di una condizione di autosufficienza economica della figlia, la non praticabilità economica di una divisione della casa familiare; pertanto ritiene che il ricorso debba essere respinto senza alcuna statuizione sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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