Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23565 del 27/10/2020

Cassazione civile sez. I, 27/10/2020, (ud. 07/07/2020, dep. 27/10/2020), n.23565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10119/2016 proposto da:

V.M.T., C.G., elettivamente domiciliati

in Roma, Via Italo Carlo Falbo n. 22, presso lo studio dell’avvocato

Colucci Angelo, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

Franchi Giovanni, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Caposile n. 2, presso lo studio dell’avvocato Anzaldi Antonina,

rappresentata e difesa dagli avvocati Scarpelli Lorenzo,

Stanghellini Lorenzo, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 384/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 11/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

07/07/2020 dal Cons. Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. della Corte di appello di Firenze dell’11 marzo 2016. Con tale pronuncia, per quanto qui rileva, è stato respinto il gravame principale proposto da V.M.T. e da C.G. avverso la sentenza resa dal Tribunale del capoluogo toscano in una controversia vertente sull’acquisto, da parte degli attori, oggi ricorrenti, di obbligazioni (OMISSIS) per l’importo di Euro 31.406,89; era stata convenuta in appello Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a., la quale aveva svolto una impugnazione incidentale in tema di spese processuali di cui in questa sede non ci si deve interessare.

2. – Il ricorso si basa su di un solo motivo; resiste con controricorso Banca Monte dei Paschi di Siena. Sono pervenute memorie.

Il Collegio ha autorizzato la redazione del provvedimento in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – I ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 23 t.u.f. e dell’art. 1423 c.c.. Ad essere censurata è l’affermazione della Corte di appello per cui una nullità del contratto per vizio di forma, quale nullità di protezione, non può ravvisarsi ove il documento negoziale rechi la sottoscrizione dell’investitore e manchi della sola firma dell’intermediario. Secondo l’istante la forma scritta del contratto di investimento è rispettata solo qualora il documento contenga la sottoscrizione del cliente e della banca e, in caso di mancata sottoscrizione da parte del legale rappresentante di quest’ultima, si è in presenza di una proposta contrattuale non accettata.

2. – Il motivo è infondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte, investite della medesima questione posta dall’odierno ricorrente, hanno enunciato il seguente principio di diritto: “Il requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dal D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 23, è rispettato ove sia redatto il contratto per iscritto e ne venga consegnata una copia al cliente ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti” (Cass. Sez. U. 16 gennaio 2018, n. 898).

E’ stata in tal modo valorizzata la finalizzazione della sanzione della nullità rispetto all’esigenza dell’investitore “di conoscere e di potere all’occorrenza verificare nel corso del rapporto il rispetto delle modalità di esecuzione e le regole che riguardano la vigenza del contratto, che è proprio dello specifico settore del mercato finanziario”, sottolineandosi, poi, come il vincolo di forma imposto dal legislatore vada inteso “secondo quella che è la funzione propria della norma e non automaticamente richiamando la disciplina generale sulla nullità”. In tal senso – è stato ancora osservato – “a fronte della specificità della normativa che qui interessa, correlata alla ragione giustificatrice della stessa, è difficilmente sostenibile che la sottoscrizione da parte del delegato della banca, una volta che risulti provato l’accordo (avuto riguardo alla sottoscrizione dell’investitore, e, da parte della banca, alla consegna del documento negoziale, alla raccolta della firma del cliente ed all’esecuzione del contratto) e che vi sia stata la consegna della scrittura all’investitore, necessiti ai fini della validità del contratto-quadro”. Pertanto – sottolineano le Sezioni Unite – il giudice del merito deve verificare se la volontà dell’intermediario possa desumersi dalle condotte dallo stesso tenute, mentre il dato della sottoscrizione dell’intermediario risulta “assorbito”, quindi privo di importanza, una volta che lo scopo perseguito dalla legge sia raggiunto attraverso la sottoscrizione del documento contrattuale da parte del cliente e la consegna, a quest’ultimo, di un esemplare del medesimo.

E’ conseguentemente errata l’affermazione dei ricorrenti secondo cui la mancata sottoscrizione del documento contrattuale dai parte del rappresentante della banca escluderebbe il valido perfezionamento del contratto.

Gli istanti non fanno del resto questione, in ricorso, dell’omessa consegna del documento contrattuale: questione sulla quale essi si soffermano solamente in memoria (e non per dedurre di aver negato, nel corso del giudizio, la traditio, ma per assumere che questa non sarebbe documentata); il tema della consegna esula dunque dalla censura svolta nell’atto di impugnazione e involge, oltretutto, un accertamento di fatto precluso in questa sede. I ricorrenti non lamentano nemmeno l’omesso esame di fatti rivelatori dell’assenza della volontà negoziale dell’intermediario; in particolare, la mancata esecuzione, nel tempo, del contratto di investimento – circostanza che potrebbe assumere astrattamente rilievo nella prospettiva marcata dal richiamato arresto dalle Sezioni Unite – non è stata posta a fondamento del ricorso per cassazione, in cui, anzi, si dà implicitamente atto del contrario (cfr. ricorso, pag. 6, ove è menzione dell’esecuzione dall’operazione finanziaria del 7 febbraio 2005).

2. – Il ricorso va dunque respinto.

3. – Le spese di giudizio seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, sempre che questo sia dovuto.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 7 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2020

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