Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23565 del 18/11/2016

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, (ud. 26/09/2016, dep. 18/11/2016), n.23565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

T.S., elettivamente domiciliata in Roma, viale Bruno Buozzi

99, presso l’avv. Antonio D’Alessio (p.e.c.

antoniodalessio-ordineavvocatiroma.org, fax 06/3217536), dal quale

è rappresentato e difeso unitamente all’avv. Giuseppe Squassabia

(p.e.c. avvgiuseppesquassabia-ordineavvocativrpec.it, fax n.

045/8005226), per procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

nei confronti di:

V.D., elettivamente domiciliato in Roma, via Dardanelli 13,

presso l’avv. Milena Liuzzi (fax 06/3701600, p.e.c.

milenaliuzzi-ordineavvocatiroma.org) rappresentato e difeso

dall’avv. Franco Carcereri, giusta mandato a margine del

controricorso, il quale dichiara di voler ricevere le comunicazioni

relative al processo al fax n. 045/8039160 e alla p.e.c.

avvfrancocarcereri-puntopec.it;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 289/14 della Corte di appello di Venezia,

emessa il 4 dicembre 2013 e depositata il 5 febbraio 2014, n. R.G.

1940/2012.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che in data 10 maggio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta:

Rilevato che:

1. Con ricorso depositato davanti al Tribunale di Verona, V.D. chiedeva che venisse pronunciata la separazione dalla moglie T.S., per responsabilità di quest’ultima e che gli venisse restituita la casa già adibita ad abitazione coniugale. Successivamente la signora T. adiva il Tribunale chiedendo che fosse dichiarato che il terreno acquistato simulatamente dal solo V. e sul quale era stata edificata la casa adibita ad abitazione coniugale rientrava nella comunione legale, in quanto la dichiarazione resa ex art. 179 c.c. era stata simulata. Le due cause venivano riunite e il Collegio pronunciava una sentenza con la quale, rigettate le domande di addebito proposte da entrambi i coniugi, dichiarava la separazione, poneva a carico del V. un assegno di mantenimento di 600 Euro mensili e respingeva le domande di accertamento svolte dalla T..

2. Contro tale decisione proponevano appello entrambi i coniugi, i due procedimenti venivano riuniti e la Corte d’appello di Venezia, riformando la decisione di primo grado addebitava la separazione al V., riduceva a 450 Euro l’assegno di mantenimento, dichiarava che il terreno edificabile, ove poi era stata costruita la casa coniugale, ricadeva nella comunione legale.

3. Ricorreva per Cassazione V.D.. La Corte di Cassazione con sentenza n. 12197/12 cassava con rinvio la decisione della Corte di appello nella parte in cui aveva ritenuto fondata la domanda dell’appartenenza alla comunione legale del terreno e del fabbricato adibito a residenza coniugale. La Corte di legittimità, facendo riferimento alla sentenza delle Sezioni Unite n. 22755/09, riconosceva alla dichiarazione fatta dal coniuge ex art. 179 c.c. natura ricognitiva e portata confessoria dei presupposti di fatto relativi all’acquisto del terreno con denaro del V.; riteneva pertanto che l’azione di accertamento negativo proposta dalla T. per potere essere accolta richiedesse l’accertamento della revoca della confessione del coniuge non acquirente per errore di fatto o violenza ex art. 2732 c.c. e non, come erroneamente ritenuto dalla Corte di appello, la prova, negativa e indiretta, tratta dalla inesistenza di documentate vendite precedenti relative ai beni personali del V., della non veridicità dell’enunciato pagamento del prezzo del terreno con provvista esclusivamente propria.

4. Riassunto il giudizio la signora T. la Corte d’Appello di Venezia, con sentenza n. 289/14, osservava che nel giudizio di primo grado aveva dedotto la natura simulata della dichiarazione e non l’invalidità della dichiarazione confessoria per errore di fatto o violenza. Riteneva pertanto che le suddette nuove deduzioni difensive fossero inammissibili in quanto poste a sostegno di domande del tutto nuove dato che l’accertamento della realtà simulata è una domanda diversa rispetto al voler far valere l’errore di fatto o la violenza che ha causato un vizio di formazione della volontà. Riteneva in ogni caso incompatibili con l’asserito errore di fatto le circostanze addotte in primo grado circa una volontà comune di simulare l’acquisto esclusivo da parte del V..

5. Ricorre per Cassazione T.S. con quattro motivi di impugnazione:

a) Ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa od omessa applicazione degli artt. 2730 e 2732 c.c. e art. 394 c.p.c., per aver attribuito alla revoca della confessione i caratteri della domanda giudiziale ed averla, così, ritenuta inammissibile in quanto domanda nuova, improponibile in sede di rinvio: ritiene la ricorrente che la revoca della confessione sia un mezzo di prova e che, pertanto, non debba costituire oggetto di un’azione autonoma dalla deduzione in giudizio del diritto sostanziale a cui si riferisce.

b) Ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per violazione, falsa omessa applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, artt. 394, 112, 115 e 132 c.p.c. (con conseguente nullità della sentenza per difetto assoluto di motivazione), dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 2730 e 2732 c.c., degli artt. 177 e 179 c.c., dell’art. 934 c.c., nonchè ex art. 360 c.p.c., n. 5, (omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti), per avere la Corte territoriale: violato il principio di diritto enunciato dalla Cassazione e le norme (artt. 2730 e 2732 c.c.) disciplinanti la natura e i presupposti della revoca della confessione, che è richiesta meramente istruttoria, non suscettibile di formare oggetto di domanda giudiziale; omesso completamente di motivare e, comunque, di esaminare gli elementi oggettivi e soggettivi della revoca della dichiarazione confessori della signora T. per errore di fatto, quali risultanti ex actis e puntualmente illustrati nel ricorso in riassunzione in sede di rinvio, con ciò violando sia gli artt. 2730 e 2732 c.c., sia gli artt. 112, 115 e 394 c.p.c., sia l’art. 2697 c.c., sia l’art. 132 c.p.c. (sotto tale ultimo profilo per inesistenza assoluta di motivazione o motivazione apparente, sì da determinare la radicale nullità della sentenza, per difettosi uno dei suoi requisiti); violato le norme (artt. 177 e 179 c.c.) in materia di acquisti di beni in regime di comunione legale e di accessione 934 c.c.) di costruzioni su terreni ricadenti nella comunione legale.

c) Ex art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5 per violazione dell’art. 112 c.p.c., omessa pronuncia, motivazione inesistente e omesso esame sulle domande dell’odierna ricorrente, riproposte anche in sede di rinvio.

d) Ex art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, per violazione e omessa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., dell’art. 132 c.p.c. e per omesso esame, in relazione alla pronuncia di integrale compensazione delle spese per tutti i gradi, persino del precedente giudizio di appello e del giudizio di Cassazione, che aveva visto la pressochè totale soccombenza del signor V., con accoglimento di uno solo dei motivi di ricorso, e il susseguente consolidarsi della sentenza d’appello in tutti i restanti capi concernenti la separazione personale tra i coniugi.

6. Si difende con controricorso V.D..

Ritenuto che:

7. I primi due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, sono infondati perchè, come ha chiaramente indicato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12197/12, l’accertamento negativo della dichiarazione confessoria, resa dal coniuge non acquirente, può essere revocata solo per vizio del consenso derivante da errore di fatto o violenza, laddove, come correttamente ha rilevato la Corte di appello in sede di giudizio di rinvio, la ricorrente ha proposto ab initio una azione di simulazione che oltre ad essere inidonea a legittimare la revoca non può palesemente essere interpretata come deduzione di un vizio del consenso per errore di fatto dato che per definizione essa si basa sulla deduzione di un divario volontario fra la reale intenzione negoziale e quella esplicitata nell’atto e quindi, nel caso in esame, sulla conoscenza al momento della dichiarazione della non veridicità della provenienza della provvista dal patrimonio individuale del V.. I motivi appaiono privi di autosufficienza laddove omettono di indicare quando sarebbero state dedotte le ragioni portate a sostegno della tesi di un errore di fatto che avrebbe inficiato la dichiarazione.

8. Il terzo motivo è inammissibile perchè inteso a riproporre le domande il cui esame non è stato correttamente compiuto dalla Corte di appello in quanto estranee all’oggetto del rinvio e coperte dal giudicato.

9. Il quarto motivo è inammissibile perchè inteso a un nuovo giudizio circa la sorte delle spese processuali dei precedenti gradi di giudizio che la Corte di appello ha legittimamente deciso in base al riscontro della reciproca soccombenza.

La Corte, letta la memoria della ricorrente, condivide la relazione sopra riportata relativamente al primo, secondo e quarto motivo del ricorso per le ragioni espresse nella relazione e rileva che la sentenza della Corte di Cassazione n. 12197/12 ha chiaramente inquadrato il contenuto e l’efficacia della dichiarazione resa dalla sig.ra T. come dichiarazione che riveste natura ricognitiva e portata confessoria dei presupposti di fatto già esistenti (la provenienza del denaro utilizzato per l’acquisto) con la conseguenza che l’azione di accertamento negativo della natura personale del bene postula la revoca della confessione stragiudiziale resa dall’altro coniuge nei limiti in cui la stessa è ammessa dall’art. 2732 c.c. e cioè per errore di fatto o violenza sicchè le motivazioni rese dalla Corte di appello con la sentenza impugnata appaiono pienamente coerenti al principio di diritto riaffermato dalla citata sentenza n. 12197/2012 di questa Corte; ritenuto che il terzo motivo di ricorso deve essere accolto quanto alla domanda subordinata al mancato riconoscimento dei diritti di comunione relativi al terreno su cui è stato edificato l’immobile adibito ad abitazione familiare, limitatamente alla richiesta di rimborso in favore della sig.ra T. delle spese per la costruzione della predetta casa coniugale, domanda che non appare coperta dal giudicato mentre le altre domande, autonome dall’accertamento della simulazione, e respinte dalla Corte di appello, con la sentenza n. 84/2009, non hanno costituito oggetto di ricorso incidentale per cassazione e sono quindi coperte dal giudicato e, per altro verso, la domanda di rimborso delle spese di acquisto del terreno deve essere respinta in quanto incompatibile con il rigetto, da parte della sentenza impugnata, della richiesta di annullamento per errore della dichiarazione relativa all’acquisto del terreno con provvista propria del V.. Ritenuto che pertanto il ricorso va accolto limitatamente al terzo motivo e per quanto di ragione e la causa rimessa alla Corte di appello di Venezia che in diversa composizione deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte, accoglie, per quanto di ragione, il terzo motivo di ricorso, rigetta gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Venezia che, in diversa composizione, deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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