Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2355 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 26/01/2022, (ud. 21/12/2021, dep. 26/01/2022), n.2355

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3479/2014 R.G. proposto da

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Elar Division Sicilia Srl, rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco

Suria, con domicilio eletto presso l’Avv. Riccardo Restuccia, in

Roma, via Monte Zebio n. 19, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e nei confronti di:

Riscossione Sicilia Spa;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia sez. staccata di Messina n. 167/02/12, depositata il 10

dicembre 2012.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 21 dicembre

2021 dal Consigliere Giuseppe Fuochi Tinarelli.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle entrate impugna per cassazione, con sei motivi, la sentenza della CTR in epigrafe, che, in riforma della decisione della CTP di Messina, aveva ritenuto impugnabile il diniego all’istanza di autotutela presentata dalla Elar Division Sicilia Srl avverso gli avvisi di accertamento notificati alla società stessa, con conseguente esame delle questioni dedotte dalla parte (relative alla presentazione di istanza di condono) che riteneva erroneamente non esaminate dal giudice di primo grado, nonché la nullità della successiva cartella di pagamento per difetto di rituale notifica, effettuata a mezzo di posta ordinaria e senza la compilazione della relata di notifica.

Resiste la contribuente con controricorso.

Nelle more del giudizio, la causa veniva rinviata su istanza della contribuente che intendeva avvalersi della definizione agevolata D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6.

La contribuente ha depositato memoria ex art. 380.bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente va dato atto che l’Agenzia delle entrate ha emesso diniego di condono.

Il contribuente ha chiesto rinvio per aver impugnato il diniego innanzi alla CTP di Messina.

1.1. La richiesta va disattesa.

Il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 12, prevede che “L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine”.

La norma individua, pertanto, nell’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia, in modo univoco, il giudice funzionalmente (ed esclusivamente) competente a decidere sull’impugnazione del diniego della definizione agevolata (v. già Cass. n. 217 del 09/01/2014217 del 2014 con riguardo all’omologa previsione di cui al D.L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 8); ed è altresì pacifico che, qualora la lite penda in fase di legittimità, l’impugnazione deve essere proposta dinanzi alla Corte di cassazione, nelle forme e secondo le modalità del ricorso per cassazione (da ultimo Cass. n. 31049 del 30/11/2018; in precedenza v., tra le altre, Cass. n. 15847 del 12/07/2006).

Ne consegue che l’omessa impugnazione dinanzi a questa Corte del provvedimento di diniego (notificato alla contribuente il 10 luglio 2020) ha reso quest’ultimo definitivo.

1.2. Sempre in via preliminare va disattesa l’eccezione di inammissibilità sollevata in controricorso, avendo l’Agenzia indicato e riprodotto nel ricorso – gli atti e la motivazione delle decisioni di merito, sui quali si fondano i motivi di doglianza.

2. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21, per aver la CTR ritenuto impugnabile il diniego di autotutela procedendo poi alla disamina di merito delle questioni dedotte dal contribuente e relative agli avvisi di accertamento, regolarmente notificati, non opposti e ornai definitivi.

2.1. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente motivazione per aver la CTR ritenuto che nelle dichiarazioni dei redditi non fossero esposti crediti d’imposta – come invece riconosciuto dalla stessa contribuente – così ritenendo preclusivo il condono tombale chiesto dalla parte.

2.2. Il terzo motivo denuncia, sulla medesima questione, omesso esame di fatto decisivo.

2.3. Il quarto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 10, e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies, per aver la CTR ritenuto che la presentazione del condono tombale precludesse l’accertamento dell’Ufficio sui crediti d’imposta, tanto più in materia di Iva.

2.5. Il quinto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, falsa applicazione dell’art. 53 Cost., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, per aver ritenuto che l’atto impositivo definitivo perché non impugnato tempestivamente comporti una duplicazione d’imposta rispetto a quanto già pagato con il condono, mentre, ove vi sia, in una tale evenienza, un pagamento di un importo maggiore di quello dovuto, occorre agire per la ripetizione dell’indebito.

3. Il primo motivo è fondato, restando assorbiti gli altri.

3.1. Va rilevato, invero, che il diniego di autotutela è sì suscettibile di impugnazione ma ciò è possibile nei limiti dei motivi propri dell’atto e non per impugnare surretiziamente il merito degli atti divenuti definitivi per mancata opposizione – come nella vicenda in giudizio – o per giudicato definitivo e ciò, per l’evidente ragione, che in tal modo si verrebbe a “far rivivere questioni di merito con un semplice atto di invito alla autotutela, senza limiti temprali… scardinando alla base ogni forma di certezza e definitività dei rapporti giuridici tributari oramai consolidati” (v. ex multis Cass. n. 3442 del 20/02/2015; Cass. n. 24033 del 26/09/2019).

Si deve anzi ribadire, in adesione al consolidato orientamento della Corte, che il sindacato giurisdizionale sul provvedimento di diniego dell’Amministrazione rispetto ad un’istanza di annullamento in autotutela è ammesso esclusivamente ove sia prospettata l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto e, dunque, per ragioni di rilevante interesse generale, che non ricorrono ove il contribuente deduca l’infondatezza o l’ingiustizia della pretesa tributaria (v., tra le tante, Cass. n. 18604 del 11/07/2019; Cass. n. 26087 del 11/12/2014; Cass. n. 11457 del 12/05/2010).

3.2. Nella vicenda in giudizio, la contribuente – come emerge dalla decisione della CTR e dalle questioni ivi dedotte ed esaminate – mira, in effetti, ad un riesame dell’atto ormai definitivo e non più contestabile per questioni attinenti alla legittimità della pretesa.

Neppure rileva che per la definitività dell’atto la contribuente finisca per effettuare un pagamento superiore a quanto dovuto poiché, in una tale evenienza, ha sempre diritto di chiedere la restituzione della maggiore somma riscossa.

4. Il sesto motivo di denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione dell’art. 156 c.p.c., per aver la CTR ritenuto nulla la notifica della cartella nonostante l’intervenuta sanatoria per la tempestività opposizione della contribuente.

4.1. Il motivo è fondato.

In disparte che la dedotta violazione appare insussistente poiché – dalla stessa decisione della CTR – l’invio della cartella risulta effettuato con ricorso al servizio postale ordinario, per cui non si pone la necessità della redazione della relata di notifica, costituisce principio consolidato quello per cui “la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria; sicché il rinvio disposto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 5, (in tema di notifica della cartella di pagamento) al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile, comporta, in caso di nullità della notificazione della cartella di pagamento, l’applicazione dell’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, di cui all’art. 156 c.p.c.,” (Cass. n. 27561 del 30/10/2018; Cass. n. 6417 del 05/03/2019).

5. In accoglimento del primo e del sesto motivo, assorbiti gli altri, la sentenza va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso della contribuente.

Le spese dei gradi di merito vanno compensate, mentre quelle di legittimità, liquidate in dispositivo, sono regolate per soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il primo e il sesto motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente. Condanna la contribuente al pagamento delle spese di legittimità a favore dell’Agenzia delle entrate, che liquida in complessive Euro 2.000,00, oltre spese prenotate a debito. Compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

 

 

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