Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23549 del 18/11/2016

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 18/11/2016), n.23549

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17300-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

A.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 68/21/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE emessa il 19/04/2011 depositata il 30/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON;

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione

prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

Fatto

IN FATTO ED IN DIRITTO

La CFR di Firenze ha respinto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 168/02/2008 della CTP di Pisa che aveva accolto il ricorso del contribuente A.A. – ed ha così accolto l’impugnazione del silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso di IRAP versata per il periodo di imposta anni 2003, ricorso proposto sulla premessa che il ricorrente – esercente la professione di medico di medicina generale in convenzione con l’Azienda Sanitaria – è carente del presupposto d’imposta dell’autonoma organizzazione.

La predetta CTR ha motivato la decisione evidenziando – per quanto qui rileva – che il genere di attività considerato (per il fatto che il medico deve soggiacere a precise norme contrattuali) confini con quella di collaborazione coordinata e continuativa, senza vincolo di subordinazione, e perciò non assoggettabile ad IRAP. D’altronde, era risultato l’impepo di beni strumentali di non rilevante valore, sicchè i rilievi fatti dall’Ufficio a riguardo delle quote di ammortamento) (relative pure esse a beni non significativi e comunque indispensabili ai fini dello svolgimento dell’attività) ed a riguardo delle spese documentate (pari a circa l’8% del reddito dichiarato) risultavano da respingere.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

La parte contribuente non si è costituita.

Con l’unico motivo d’impugnazione l’Agenzia ricorrente prospetta insufficiente ed omessa motivazione circa un fatto controverso, e assume che il giudicante ha omesso di considerare un fatto fondamentale e cioè le cinque unità immobiliari a disposizione del contribuente (destinate esclusivamente all’esercizio dell’attività professionale), donde poi un valore rilevante di beni strumentali e di quote di ammortamento, così come aveva omesso di considerare il totale delle spese ed il totale dei compensi dichiarati.

La censura è fondata.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte “il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. -, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive; costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate”.

Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 9451/16, hanno statuito, con riguardo al presupposte) dell’IRAP, il seguente principio di diritto: “il requisito dell’autonoma organizzazione -previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive; costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle condizioni sopraelencate” (Sez. U, n. 9451/16).

Orbene, la sentenza impugnata non risulta del tutto conforme a tale principio, dato in particolare che non ha adeguatamente valorizzato la sussistenza di cospicui valori di beni strumentali, in particolare 5 studi professionali, e soprattutto di compensi corrisposti a terzi nelle annualità fiscali de quibus, sicchè il giudizio di merito sul “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività risulta sostanzialmente omesso.

Il ricorso va dunque accolto, la sentenza cassata con rinvio alla CTR Toscana anche per le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Toscana anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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