Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23537 del 09/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 09/10/2017, (ud. 28/04/2017, dep.09/10/2017),  n. 23537

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9028-2016 proposto da:

M.A.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI, 267, presso lo studio dell’avvocato DANIELA CIARDO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MICHELE TORRE e LIA CASU;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

24/03/2016, procedimento R.G.V.G. n. 52322/2015, Cron. n. 2422/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato:

che M.E. ha impugnato per cassazione, sulla scorta di sei mezzi di ricorso, il decreto della corte di appello di Roma che ha respinto l’opposizione da lui proposta avverso il decreto del giudice delegato dal presidente della corte che, in accoglimento della domanda di equa riparazione per eccessiva durata di un processo da lui avanzata ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, aveva liquidato in suo favore un indennizzo in Euro 500 per ogni anno successivo a quello di ragionevole durata del processo;

che il Ministero della Giustizia non ha svolto attività difensiva in questa sede;

considerato:

che il primo motivo di ricorso, con cui si denuncia il vizio dell’impugnato decreto per “motivazione perplessa/motivazione apparente” in riferimento alla statuizione sulla misura dell’indennizzo (art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 360 c.p.c., n. 4), va disatteso perchè il decreto della corte capitolina è corredato di motivazione idonea a rendere manifesto il percorso logico seguito dal giudice;

che il secondo motivo di ricorso, con cui si denuncia la violazione dell’art. 6 CEDU e degli artt. 3 e 117 Cost. in cui la corte territoriale sarebbe incorsa liquidando l’indennizzo in una misura annua in misura inferiore a quella risultante dai parametri elaborati dalla giurisprudenza della Corte EDU, va disatteso, perchè la corte territoriale si è tenuta nei limiti (da Euro 500 ad Euro 1.500) della misura annua dell’equa riparazione fissati dalla L. n. 89 del 2001, art. 2 bis, nel testo, applicabile ratione temporis, recato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 55, convertito con modificazioni con la L. n. 134 del 2012; può peraltro aggiungersi che, anche prima dell’inserimento dell’art. 2 bis nel testo della L. n. 89 del 2001 la giurisprudenza di legittimità affermava che il giudice nazionale ha il potere di discostarsi, in misura ragionevole, dai criteri di liquidazione elaborati dalla Corte EDU, avuto riguardo alle peculiarità della singola fattispecie, delle quali deve dar conto in motivazione (sentt. n. 18617/10; n. 17922/10) e che, con la sentenza n. 317/16, questa Corte ha già giudicato manifestamente infondati i dubbi di legittimità costituzionale del suddetto art. 2-bis, rilevando come la stessa Corte Europea abbia riconosciuto la possibilità di derogare agli ordinari criteri di liquidazione dell’indennizzo su base annua e come in più occasioni la Corte di cassazione avesse avuto modo di affermare che il criterio di 500,00 Euro per anno di ritardo non può di per sè ritenersi irragionevole e inidoneo ad assicurare un adeguato ristoro alla parte interessata (sentt. n. 12937/12, n. 5914/12);

che il terzo motivo di ricorso, con cui si denuncia il vizio dell’impugnato decreto per omessa motivazione in relazione al percorso logico utilizzato dalla corte d’appello per discostarsi dai parametri CEDU (art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 360 c.p.c., n. 4) va disatteso perchè il decreto della corte capitolina è corredato di motivazione idonea a rendere manifesto il percorso logico seguito dal giudice anche in relazione allo scostamento della liquidazione dai parametri CEDU;

che il quarto motivo di ricorso, con cui si denuncia il vizio dell’impugnato decreto per “motivazione perplessa” in riferimento alla statuizione sulle spese di lite (art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 360 c.p.c., n. 4), va disatteso perchè il decreto della corte capitolina è corredato di motivazione idonea a rendere manifesto il percorso logico seguito dal giudice anche in relazione alla statuizione sulle spese (le doglianze di illogicità e ingiustizia di detta statuizione non sono riconducibili al vizio dedotto nel mezzo in esame, riferito, come sopra riportato, all’art. 360 c.p.c., n. 4);

che con il quinto motivo si denuncia la violazione dei parametri fissati nelle tariffe forensi in cui la corte territoriale sarebbe incorsa giudicando corretta la determinazione delle spese del giudizio monitorio da parte del giudice dell’ingiunzione, ancorchè tali spese fossero state liquidate in misura (Euro 112) inferiore all’importo previsto dal decreto ministeriale n. 55/2014 per i giudizi monitori relativi a causa di valore fino a Euro 5.200 (Euro 450);

che con il sesto motivo si denuncia l’omessa motivazione del decreto impugnato sulle ragioni per cui la corte territoriale ha ritenuto legittimo lo scostamento dai parametri ministeriali nella determinazione delle spese del giudizio monitoria;

che il quinto ed il sesto motivo possono essere trattati congiuntamente e vanno accolti, giacchè, come chiarito da questa Corte con la sentenza 23187/16, ai fini della liquidazione delle spese processuali, la natura contenziosa del processo camerale per l’equa riparazione, già affermata in relazione alla previgente tariffa di cui al D.M. n. 127 del 2004, deve essere ribadita anche in relazione alla tariffa di cui al D.M. n. 55 del 2014;

che quindi la sentenza gravata va cassata in relazione al quinto e sesto motivo e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte può decidere nel merito, liquidando in Euro 450 le spese della fase monitoria, ferma la regolazione delle spese del giudizio di opposizione decisa dalla corte di appello nel decreto impugnato, in considerazione della prevalente soccombenza del sig. M. in tale giudizio;

che, in ragione della prevalente soccombenza del ricorrente nel giudizio di cassazione, al cui esito vengono rigettati quattro dei sei mezzi di ricorso, le spese sostenute dal sig. M. per tale giudizio vanno dichiarate irripetibili.

PQM

 

accoglie il quinto e il sesto motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa il decreto gravato in relazione i motivi accolti e, decidendo nel merito, liquida in Euro 450 le spese della fase monitoria in favore del sig. M.; compensa le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2017

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