Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23531 del 09/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. II, 09/10/2017, (ud. 04/04/2017, dep.09/10/2017),  n. 23531

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27730-2012 proposto da:

S.E., (OMISSIS), N.S., (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA APRICALE 31, presso lo studio dell’avvocato

MASSIMO VITOLO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

PAOLO PAOLI;

– ricorrenti –

contro

C.V., (OMISSIS), L.A. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 18,

presso lo studio dell’avvocato SIMONE NOCENTINI, che li rappresenta

e difende unitamente all’avvocato FRANCESCO VESSICHELLI;

– controricorrenti –

e contro

A.M., M.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1236/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 28/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/04/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS PIERFELICE, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato VITTORIO CHIERRONI, con delega dell’Avvocato SIMONE

NOCENTINI, difensore dei controricorrenti, che ha chiesto il rigetto

del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.V. e L.A. – dopo che N.S. ed S.E. avevano contro di essi proposto ricorso in via sommaria lamentando chiusura con catena e cancello dell’immobile – hanno convenuto innanzi al tribunale di Firenze i medesimi N.S. ed S.E. chiedendo l’accertamento della libertà di una stradella di loro proprietà, entro la maggior consistenza del fondo f. 31 p.lla n. 325 del comune di (OMISSIS), da servitù – in specie, di passaggio – in favore del confinante fondo dei convenuti alla p.lla 329, in subordine accertandosi la natura della servitù come solo pedonale e agricola; hanno anche chiesto la rimozione di tubazioni di acqua da essi posizionate sulla stradella, nonchè i danni.

Si sono costituiti N.S. ed S.E., che hanno dedotto essere la strada interpoderale con servitù reciproche dei confinanti, ed essere state la servitù di passo e quella di attingimento d’acqua, ritenuta comprensiva della posa di tubazioni, costituite per convenzione (giusta l’atto per notar R. del 27.12.1986 mediante il quale il fondo era pervenuto da A.M. e M.A.) o per destinazione del padre di famiglia (per essere i due terreni originariamente di provenienza di un’unica parte venditrice) o ancora per usucapione decennale, in subordine chiedendosi in riconvenzionale costituirsi servitù di passaggio e di acquedotto coattivi.

Chiamati in causa dai convenuti a fini di garanzia, si sono costituiti e hanno resistito alla domanda A.M. e M.A..

2. Ascoltati testi ed espletata consulenza tecnica d’ufficio, il tribunale con sentenza del 13.6.2005 in accoglimento della domanda attrice ha accertato la libertà del fondo e, in accoglimento della riconvenzionale, ha dichiarato costituita coattivamente servitù di acquedotto.

3. Adita da N.S. ed S.E. in via principale e da C.V. e L.A. in via incidentale, la corte d’appello di Firenze ha dichiarato inammissibile l’appello principale, salvo a rigettare per infondatezza la domanda risarcitoria dei signori S.- N. nei confronti dei signori A.- M., e ha rigettato l’appello incidentale concernente il governo delle spese.

6. Avverso l’indicata sentenza della corte d’appello hanno proposto ricorso per cassazione N.S. ed S.E., articolando cinque motivi. Hanno resistito con controricorso C.V. e L.A., depositando altresì memoria. Non hanno svolto difese A.M. e M.A..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va preliminarmente notato in ordine al primo motivo di ricorso – con considerazione che può valere mutatis mutandis anche per gli ulteriori mezzi – che, benchè all’interno di un’unica doglianza siano formulate più censure, le stesse sono sufficientemente autonome, mettendo questa corte in grado di sceverarle, come si evince dal prosieguo; ciò supera l’eccezione di inammissibilità formulata dai controricorrenti (eccezione estesa alla presunta mancanza di esposizione sommaria dei fatti, invece sussistente benchè con qualche irrilevante riproduzione di atti di causa).

1.1. Con il primo motivo – in effetti contenente una duplice censura – i ricorrenti hanno dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, artt. 167 e 345 c.p.c., nonchè vizio di motivazione, dolendosi della dichiarazione di inammissibilità per novità ex art. 345 c.p.c. del motivo di appello (il primo) con cui gli appellanti avevano fatto valere l’irritualità dell’azione negatoria in quanto la strada non insisteva su fondi delle sole parti attrici, ma anche dei convenuti e di terzi. All’uopo la ricorrente ha trascritto passaggio della comparsa di costituzione in prime cure ove la questione veniva segnalata e ha ricordato non trattarsi di eccezione in senso stretto.

1.2. Il motivo, basato su elementi fondati, va rigettato in quanto l’eccezione stessa va disattesa per altra via, al cui esame è tenuta la corte per la natura processuale della doglianza.

1.3. Va anzitutto ricordato, dando continuità all’orientamento sul punto di questa Corte (Cass. n. 10423 del 18/05/2005 e n. 3920 del 17/02/2011), che l’interpretazione della domanda è frutto di un tipico giudizio di fatto riservato al giudice del merito, censurabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione; tuttavia, la corte di cassazione può procedere all’esame della domanda onde accertare se le richieste formulate con l’atto di appello integrino gli estremi di una domanda diversa, e, quindi, nuova, rispetto a quella avanzata nella precedente fase di giudizio, e, come tale, inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c..

1.4. Ciò posto, e appurato che effettivamente la questione era stata sollevata, l’eccezione stessa può formare oggetto di esame nel merito da parte di questa corte, non essendo necessari ulteriori accertamento in fatto. Benchè ammissibile, infatti, la deduzione è infondata, per cui è solo necessaria la correzione della motivazione della sentenza impugnata in argomento.

1.5. Invero, come anche di recente ribadito in conformità a consolidato orientamento di questa corte (v. Cass. n. 6622 del 06/04/2016) l’actio negatoria servitutis, come la confessoria, dà luogo a litisconsorzio necessario passivo solo se, appartenendo il fondo servente pro indiviso a più proprietari, l’azione sia diretta anche a una modificazione della cosa comune che altrimenti non potrebbe essere disposta o attuata pro quota in assenza di uno dei contitolari del diritto dominicale, mentre, ove l’azione sia diretta soltanto a far dichiarare, nei confronti di chi ne contesti o ne impedisca l’esercizio, l’esistenza della servitù o a conseguire la cessazione delle molestie, non è configurabile un litisconsorzio necessario, nè dal lato attivo, nè da quello passivo. Nel caso di specie, non essendo quanto alla servitù di passaggio domandato dagli originari alcun provvedimento di rimozione di opere, non sussiste alcuna irrituale proposizione dell’azione di accertamento dei signori C. e L..

1.6. E’ opportuno evidenziare – in relazione a questioni sollevate anche con il sesto motivo di ricorso ed emergenti altresì in rapporto al secondo, e la cui trattazione è opportuno operare già in questa sede che:

– da un lato, pur essendovi nella sentenza impugnata un cenno alla disciplina della comunione come idonea, secondo gli odierni ricorrenti, a essere applicata alla fattispecie, nessuna allegazione o attività probatoria risulta in ordine ai presupposti di un’eventuale costituzione sulla strada di una comunione incidentale per collatio agrorum, essendosi solo dedotto che la strada attraverserebbe i fondi di diversi soggetti con presunte servitù reciproche, con la conseguenza che essa deve ritenersi assoggettata a diverse situazioni proprietarie (cfr. comparsa di costituzione dei convenuti in primo grado, esaminabile in ragione del vizio dedotto);

– d’altro lato, e di conseguenza, l’istanza di rimozione di tubazioni, formulata dai signori C. e L. in relazione alla loro collocazione su parte del fondo di esclusiva proprietà degli stessi, facente parte della stradella, non vale a far ritenere l’azione negatoria come volta a ottenere rimozioni di opere anche su altri tratti comuni a terzi, come detto non dedotte.

1.7. Resta assorbito l’esame del profilo relativo al lamentato vizio di motivazione.

2. Con il secondo motivo – anch’esso contenente una duplice censura – i ricorrenti hanno dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 112,167 e 345 c.p.c., nonchè vizio di motivazione. Hanno lamentato come erronea la decisione della corte d’appello con cui è stata respinta la loro domanda di accertamento della qualità di comproprietari della stradella, avendo i giudici di merito dichiarato inammissibile per novità quanto da essi allegato in argomento.

2.1. In entrambe le formulazioni il motivo è infondato. Invero, i signori N. e S., pur avendo ottenuto in sede di consulenza tecnica di ufficio l’accertamento in ordine alla situazione proprietaria di tratti della stradella, non risulta abbiano spiegato alcuna domanda riconvenzionale in tal senso, con la conseguenza che rettamente la corte d’appello (p. 4 della sentenza) ha ritenuto inammissibile il primo motivo di appello, al pari del secondo non oggetto di domanda. Va richiamato, al riguardo, quanto sopra già rilevato in ordine alla circostanza che non consta alcuna allegazione o attività probatoria in ordine ai presupposti di un’eventuale costituzione sulla strada di una comunione incidentale per collatio agrorum o ad altro titolo, risultando solo dedotta dai sigg. N. e S. l’esistenza di supposte servitù reciproche. Nè rileva il dato giuridico, sottolineato dai ricorrenti, per cui la proprietà è diritto autodeterminato, non tale cioè da essere sottoposto alle preclusioni per il mutamento del titolo della domanda; nel caso di specie infatti non si tratta di apprezzare un mutamento della prospettazione della causa petendi relativa a domanda giudiziaria, ma di valutare se – in via più radicale – una domanda, relativa a porzione di fondo non oggetto della negatoria, pur se parte del percorso viario, sia stata o meno proposta.

3. Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 100,167 e 345 c.p.c., nonchè vizio di motivazione quanto alla statuizione – adottata dalla corte territoriale nell’esaminare il terzo motivo di appello – per la quale, avendo il tribunale accolto la domanda (subordinata) di costituzione in via coattiva di servitù di acquedotto, non sussisterebbe un interesse ex art. 100 c.p.c., degli istanti vittoriosi a impugnare tale statuizione per vedere accolta la domanda, come proposta in via principale, di accertamento di avvenuta costituzione convenzionale della servitù di acquedotto.

3.1. Il motivo è fondato. La domanda di costituzione di servitù coattiva ha diversità di petitum e di causa petendi rispetto a quella di accertamento della servitù di corrispondente contenuto fondata su titolo convenzionale (cfr. ad es. la pur remota Cass n. 1973 del 09/07/1973), per cui va data continuità al principio, affermato da questa corte (v. Cass. n. 5805 del 12/04/2012), secondo cui in tema di impugnazioni, qualora vi sia incompatibilità tra la domanda principale e la domanda subordinata proposte in primo grado, il rigetto della prima e l’accoglimento della seconda non preclude alla parte di riproporre nel giudizio di impugnazione la propria domanda principale. Avendo i sigg. N. e S. proposto rituale appello sul punto (p. 8 dell’atto di appello, quarto motivo), effettivamente erroneamente non accolto, ne deriva che la sentenza impugnata va dunque cassata sul punto, stante la violazione degli artt. 100 e 345 c.p.c., con assorbimento delle questioni in tema di adeguatezza della motivazione in materia processuale, rimettendosi al giudice del rinvio il riesame integrale della domanda proposta in via principale.

4. Con il quarto motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., nonchè vizio di motivazione quanto alla statuizione – adottata dalla corte territoriale nell’esaminare il quarto motivo di appello concernente omessa pronuncia in ordine a domanda risarcitoria avanzata dai signori S. e N. verso i loro danti causa signori A. e M. (v. p. 9 atto di appello) – circa: a) l’inesistenza nell’atto di vendita per notar R. del 27.12.1986 della menzione di alcuna servitù di cui i signori A. e M. si potessero ritenere garanti; b) l’inesistenza, comunque, sulla base degli accertamenti di c.t.u., di una diminuzione di valore per l’accesso negato dai signori C. e L., stante l’accessibilità del terreno da (OMISSIS).

4.1. Il motivo è inammissibile in entrambe le sue articolazioni. Al riguardo, si deve considerare come non sia necessario entrare nel merito delle valutazioni effettuate (pp. 5 e 6 della sentenza impugnata) dalla corte territoriale, che peraltro in dettaglio ha motivato in ordine alle ragioni per le quali, a suo avviso, la strada su cui – mediante richiamo del rogito per notar Aq. del 21.2.1986 sono stati trasmessi diritti ai signori S. e N. è diversa dalla stradella per cui è causa; essendo sufficiente rilevare come, sussistendo una duplice ratio a sostegno della decisione della corte d’appello (inesistenza di un obbligazione di garanzia circa una servitù sulla stradella per cui è causa; inesistenza di danni), i ricorrenti si siano limitati a impugnare la prima, non deducendo alcunchè in ordine alla seconda, di per sè idonea a consentire il passaggio in giudicato della statuizione.

L’unica espressione concernente l’argomento (alla p. 26 del ricorso per cassazione: “Il danno subito era stato documentalmente provato perchè per realizzare un nuovo accesso al lotto di terreno… era necessario sostenere il costo di Euro 66.000”) è, infatti, una mera allegazione di parte, contrastante invero con l’affermazione di inesistenza di danni effettuata nella sentenza sulla base della c.t.u., ma non contenente alcuna doglianza specifica, nè in via argomentativa nè volitiva.

5. Con il quinto motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè omessa motivazione quanto alla mancata statuizione della corte territoriale sul quinto motivo di appello, con cui i signori N. e S. si erano doluti per non avere il tribunale accolto la loro domanda di accertamento della costituzione della servitù di passaggio per usucapione o destinazione del padre di famiglia.

5.1. Il motivo, da riferire – al di là dei parametri indicati dalle parti nell’ambito a quelli di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1 – alla violazione del n. 4 della disposizione, è fondato. Invero, a fronte della domanda proposta ritualmente in primo grado e coltivata in appello (pp. 10-11 dell’atto di appello), non vi è stata pronuncia del giudice di merito. La sentenza va dunque cassata sul punto, con rimessione al giudice del rinvio per l’integrale esame.

6. Con il sesto e ultimo motivo N.S. ed S.E. deducono violazione e falsa applicazione degli artt. 102 e 345 c.p.c., lamentando che non sia stata disposta integrazione del contraddittorio nè dal giudice di primo grado nè da quello di appello nei confronti dei comproprietari del tratto stradale, emergendo la relativa esigenza dal fatto che da parte dei signori C. e L. era stata richiesta anche la rimozione delle tubazioni.

6.1. Il motivo è infondato. E’ sufficiente, al riguardo, richiamare quanto sopra rilevato in ordine alle separate situazioni proprietarie da cui è interessata la strada in questione, concernendo la domanda di rimozione di tubazioni tratto di strada affermato dai signori C. e L. in loro esclusiva proprietà, senza che sia emerso il contrario, in assenza di deduzione di comunione incidentale sull’intera strada.

7. Dovendosi in definitiva accogliere il ricorso con cassazione della sentenza impugnata limitatamente ai motivi ritenuti fondati, il giudice del rinvio governerà anche le spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il terzo e il quinto motivo di ricorso, disattesi gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia ad altra sezione della corte d’appello di Firenze, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 4 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA