Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23529 del 27/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 27/08/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 27/08/2021), n.23529

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29663-2019 proposto da:

S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI

NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MISSORI, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CATTOLICA DI ASSICURAZIONE – SOCIETA’ COOPERATIVA, in persona del

procuratore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA A.

BERTOLINI N. 55, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO MARIA CORBO’

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FEDERICO MARIA

CORBO’;

– controricorrente –

contro

EFFERREDIL SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 124/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 19/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’Appello di Brescia ha respinto l’appello principale di S.R. e l’appello incidentale proposto dalla Efferredil srl e dalla società Cattolica Assicurazioni soc. coop. ed ha compensato le spese di lite del grado;

2. la Corte territoriale ha dato atto che il Tribunale di Cremona aveva condannato la società datoriale al risarcimento del danno differenziale in favore del dipendente ed in relazione all’infortunio al medesimo occorso il (OMISSIS), nella misura del 25%, avendo attribuito al lavoratore la responsabilità nella causazione dell’incidente in misura pari al 75%;

3. ha accertato che il (OMISSIS) il lavoratore era stato incaricato dal collega R.R. di provvedere alla imbragatura di alcuni travetti (ciascuno della lunghezza di 6 m. e del peso di 80 kg) con le fascette auto stringenti; che il R., sebbene sprovvisto di patentino, si era posto alla guida della gru; che al momento di sollevare il terzo carico, questo oscillava, si staccava e colpiva alla spalla S.R., rimasto nel raggio di azione della gru, procurandogli danni permanenti; che la caduta della trave si era verificata a causa di una non corretta legatura del carico, eseguita dal S.R. (persona esperta e che aveva ricevuto adeguata formazione come gruista), e sia, come accertato nel processo penale, perché le travi erano bagnate a causa della neve caduta nei giorni precedenti; ha individuato, quale ulteriore profilo di colpa a carico della società, la mancata individuazione di persona preposta alla sorveglianza per l’esecuzione dei lavori in sicurezza;

4. la Corte d’appello ha confermato la quantificazione delle responsabilità, come eseguita dal Tribunale, spiegando che il 25% era imputabile a una carenza nell’organizzazione del cantiere che aveva portato il R. ad operare come gruista, benché inesperto; il 75% era addebitabile al lavoratore, per la negligente esecuzione della prestazione;

5. la sentenza d’appello ha confermato la liquidazione del danno come operata dal primo giudice, provvedendo a sottrarre quanto versato dall’Inail a titolo di danno biologico;

6. avverso tale sentenza S.R. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; la società Cattolica Assicurazioni soc. coop. ha resistito con controricorso mentre la Efferredil srl non ha svolto difese;

7. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

8. con il primo motivo di ricorso è dedotta omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia;

9. si censura la sentenza per aver sottratto dal risarcimento del danno in favore del lavoratore la somma liquidata dall’INAIL, sebbene il predetto non avesse percepito alcunché dall’Istituto; inoltre, per aver quantificato il danno presupponendo una età del lavoratore, all’epoca dell’infortunio, di 37 anni, anziché di 36 anni, essendo nato il (OMISSIS); per non aver esaminato il motivo di appello con cui si contestava l’importo liquidato a titolo di risarcimento del danno patrimoniale;

10. il primo motivo di ricorso, nella parte in cui censura la avvenuta detrazione dell’indennizzo INAIL dall’importo liquidato a titolo risarcitorio, è infondato;

11. questa Corte ha chiarito che, in tema di danno cd. differenziale, il giudice di merito deve procedere d’ufficio allo scomputo, dall’ammontare liquidato a detto titolo, dell’importo della rendita INAIL, anche se l’istituto assicuratore non abbia, in concreto, provveduto all’indennizzo, trattandosi di questione attinente agli elementi costitutivi della domanda, in quanto il D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 10, ai commi 6, 7 e 8, fa riferimento a rendita “liquidata a norma”, implicando, quindi, la sola liquidazione, un’operazione contabile astratta, che qualsiasi interprete può eseguire ai fini del calcolo del differenziale. Diversamente opinando, il lavoratore locupleterebbe somme che il datore di lavoro comunque non sarebbe tenuto a pagare, né a lui, perché, anche in caso di responsabilità penale, il risarcimento gli sarebbe dovuto solo per l’eccedenza, né all’INAIL, che può agire in regresso solo per le somme versate; inoltre, la mancata liquidazione dell’indennizzo potrebbe essere dovuta all’inerzia del lavoratore, che non abbia denunciato l’infortunio, o la malattia, o abbia lasciato prescrivere l’azione” (Cass. n. 13819 del 2017; Cass. n. 9112 del 2019);

12. il primo motivo è inammissibile, per la parte residua, in quanto le censure sono formulate senza la necessaria trascrizione ed il deposito degli atti processuali su cui le stesse si fondano; in particolare, del ricorso in appello in cui sarebbero state sollevate le critiche sull’utilizzo di un erroneo dato anagrafico (errore di cui non sono neanche indicate le conseguenze) e sulla liquidazione del danno patrimoniale;

13. col secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 2087,1218 e 2697 c.c.;

14. si critica la sentenza d’appello nella parte in cui ha addebitato un concorso di colpa al lavoratore e ciò sul rilievo che non fosse stata raggiunta la prova, di cui era onerata la società, della errata legatura dei travetti e del fatto che tale errore ne avesse provocato la caduta;

15. il motivo di ricorso è inammissibile in quanto, sebbene formulato attraverso la denuncia di violazione di norme di diritto, si esaurisce nella critica alla valutazione del materiale probatorio raccolto e relativo alla ricostruzione della condotta posta in essere dal dipendente poi infortunatosi;

16. tale critica non può trovare ingresso in questa sede di legittimità, e specialmente nel caso in esame in cui è applicabile la disciplina cd. della doppia conforme, di cui all’art. 348 ter c.p.c.;

17. i giudici di appello hanno ricostruito l’accaduto e valutato anche la condotta inadempiente posta in essere dalla società datrice di lavoro, tradottasi nella gestione del cantiere in maniera non conforme ai criteri di sicurezza, e tale da aver consentito la guida della gru da parte di un dipendente non munito del necessario titolo, e con accertamento di merito non censurabile in questa sede hanno quantificato il concorso di colpa di ciascuna delle parti;

18. non ricorrono quindi elementi per ritenere violato il criterio di distribuzione dell’onere della prova in relazione all’art. 2087 c.c., e neppure le disposizioni di legge denunciate;

19. per le ragioni esposte, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

20. le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nei confronti della Società Cattolica di Assicurazioni soc. coop. e si liquidano come in dispositivo; nulla sulle spese nei confronti della Efferedil srl rimasta intimata;

21. si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della società Cattolica Assicurazioni soc. coop. che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 agosto 2021

 

 

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