Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23522 del 27/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 27/08/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 27/08/2021), n.23522

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso n. 1174/2021 proposto da:

N.I.J., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato Rosalia Bennato;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 9210/2020 del Tribunale di Milano,

depositato il 4/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 1/7/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA

IOFRIDA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, N.I.J., cittadino del Bangladesh, ha adito il Tribunale di Milano impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere la protezione internazionale il ricorrente riferiva di aver lasciato il suo Paese in quanto minacciato di morte da alcuni trafficanti di armi, che utilizzavano il terreno di sua proprietà per i loro affari, nonostante le denunce alla polizia e ad un giornale locale. In seguito il ricorrente veniva, altresì, accusato ed arrestato per furto al solo fine di dissuaderlo da ulteriori denunce contro i trafficanti. Il Tribunale ha ritenuto che non fosse credibile il racconto del ricorrente e che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di nessuna forma di protezione internazionale e umanitaria, avuto riguardo anche alla situazione generale del Bangladesh, descritta con l’indicazione delle fonti di conoscenza (tra le altre, Amnesty International 2017, 2018, EASO 2017, International Crisis Group 2018), e non riscontrando peculiari situazioni di vulnerabilità del ricorrente.

3. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione N.I.J., svolgendo due motivi. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha dichiarato di costituirsi al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale. E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

4. Il ricorrente lamenta: “1. Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3): violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g e art. 14; violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 8, 9, 10 e 11, avendo il Tribunale di Milano omesso il rinnovo dell’audizione del ricorrente, nonostante la mancata effettuazione della videoregistrazione”; “2. Nullità della sentenza e/o del procedimento (art. 360 c.p.c., n. 4); omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., n. 5)”.

Diritto

RITENUTO

che:

5. Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”, richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso” nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore.

6. Nella procura predetta, pertanto, deve essere contenuta in modo esplicito – secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass., Sez. U., n. 15177 del 2021) – l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato ed il difensore può certificare, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente.

7. Questa Corte, con ordinanza n. 17970 del 2021, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, così interpretato, per contrarietà agli artt. 3,10,24,111 Cost., e per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione alla Dir. n. 2013/32/UE, con riferimento all’art. 28 e all’art. 46, p. 11, e con la Carta dei diritti UE, art. 47, e della medesima Carta, art. 18 e art. 19, p. 2, degli artt. 6, 7, 13 e 14 CEDU.

8. Nel caso di specie la procura speciale conferita al difensore in calce al ricorso per cassazione non risulta rispettare il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, così come interpretato dalle SSUU. La questione di legittimità costituzionale rimessa alla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 17970 del 2021 assume perciò rilievo decisivo ai fini della definizione della lite.

9. La trattazione del ricorso deve essere di conseguenza rinviata in attesa che tale questione di legittimità costituzionale venga esaminata dalla Consulta.

P.Q.M.

La Corte rinvia la trattazione del ricorso a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 agosto 2021

 

 

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