Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23508 del 18/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 18/11/2016, (ud. 03/11/2016, dep. 18/11/2016), n.23508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BOTTA Raffaele – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1187-2012 proposto da:

B.R., B. DI G.B. E C. SAS IN LIQUIDAZIONE,

INTER LAVORI SRL in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA TARVISIO 2, presso lo studio

dell’avvocato PAOLO CANONACO, che li rappresenta e difende giusta

delega in calce;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

EQUITALIA ETR SPA in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CESI 21, presso lo

studio dell’avvocato SALVATORE TORRISI, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE FIERTLER giusta delega a margine;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 311/2010 della COMM.TRIB.REG. di CATANZARO,

depositata il 19/11/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/11/2016 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

udito per il ricorrente l’Avvocato CANONACO che si riporta e chiede

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato ROCCHITTA che si riporta

agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio, che ha concluso per il rigetto, in subordine rigetto

del 1 motivo, accoglimento del 2 motivo di ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

B.R., Inter Lavori s.r.I., B. s.a.s. di G.B. e C. in liquidazione, proponevano distinti ricorsi avverso diverse cartelle di pagamento, relative ad omessi versamenti per IRPEF ed IVA, innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Cosenza che, dopo averli riuniti, li rigettava.

Contro la sentenza i predetti proponevano appello alla Commissione tributaria regionale di Catanzaro che, con sentenza emessa il 21/10/2010 e depositata il 19/11/2010, respingeva il gravame osservando, in particolare, l’infondatezza della eccezione di nullità della notifica degli atti impugnati, in applicazione del regime della sanatoria per raggiungimento dello scopo previsto per gli atti processuali dagli artt. 156 e 160 c.p.c., avendo gli appellanti avuto comunque conoscenza delle cartelle di pagamento, da essi tempestivamente impugnate, e l’inammissibilità dell’appello, in quanto mera riproposizione dei motivi di impugnazione proposti in prima istanza, senza alcuna critica delle ragionò della decisione di prime cure.

Contro la sentenza di appello i contribuenti propongono ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resistono l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia Sud s.p.a. con controricorso.

Il Collegio ha disposto, come da decreto del Primo Presidente in data 14/9/2016, che la motivazione della sentenza sia redatta in forma semplificata.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Con il primo motivo deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 26, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, art. 137 e ssgg., art. 157 c.p.c., giacchè il giudice di appello ha omesso di considerare che i contribuenti, sin dal giudizio di primo grado, avevano lamentato, quanto alla notificazione delle cartelle di pagamento, la mancanza della relata di notifica, del numero del registro cronologico delle notifiche, della sottoscrizione dell’ufficiale esattoriale responsabile addetto alle notifiche, e che l’istituto della sanatoria processuale di cui agli artt. 156 e 160 c.p.c. non è applicabile alla cartella esattoriale, atto amministrativo unilaterale recettizio e di natura sostanziale.

Il motivo è infondato.

La questione posta dai ricorrenti è stata da tempo risolta dalla giurisprudenza di legittimità sul rilievo che la natura sostanziale e non processuale degli atti impositivi – qual’ è, in particolare, l’avviso di accertamento – non osta che ad essi sia applicabile il regime di sanatoria della nullità della notificazione per raggiungimento dello scopo dell’atto previsto, per gli atti processuali, dagli artt. 156 e 160 c.p.c., considerato anche l’espresso richiamo alle norme sulle notificazioni dettate dal codice di procedura civile contenuto nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60 (Cass. n. 2272/2011), sicchè a maggior ragione la regola della sanatoria della nullità della notificazione può ritenersi applicabile alla cartella di pagamento, atto della riscossione avente la duplice natura di comunicazione dell’estratto del ruolo e di intimazione ad adempiere (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 2), di contenuto corrispondente al titolo esecutivo e all’atto di precetto del processo di esecuzione disciplinati dal codice di rito (Cass. n. 384/2016, n. 4018/2007).

Peraltro, e per mera compiutezza d’indagine, le doglianze dei contribuenti circa le modalità della notifica delle cartelle di pagamento impugnate non tengono conto che, a norma del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio diretto dell’atto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso la notifica si perfeziona con la ricezione da parte del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di redigere apposita relata di notifica (Cass. n. 16949/2014; n. 6395/2014; n. 6395/2009; n. 14327/2009), e che l’accertamento circa la coincidenza tra la persona cui la cartella è destinata e quella cui è consegnata è di competenza esclusiva dell’ufficiale postale, il quale vi provvede con un atto (l’avviso di ricevimento della raccomandata) assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c., avendo natura di atto pubblico (Cass. n. 11708/2011), tant’è che, non a caso, il citato art. 26, penultimo comma, dispone che il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’Amministrazione.

In tale ultima ipotesi è l’avviso di ricevimento a garantire l’esatta individuazione del destinatario dell’atto, tenendo luogo della notifica di cui alla prima parte del citato art. 26, ed a fare fede della sua spedizione da parte del soggetto legittimato, che è direttamente il concessionario, agente della riscossione (Cass. n. 6393/2014).

Con il secondo motivo deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 546 del 1992, artt. 52 e ss.gg. e art. 112 c.p.c., nonchè difetto di motivazione, in relazione alle questioni sollevate con l’impugnazione della sentenza della CTR di Cosenza, giacchè il giudice di appello ha omesso di pronunciarsi sugli specifici motivi di gravame proposti dai contribuenti sull’erroneo rilievo che l’atto di appello contenesse una mera reiterazione delle ragioni esposte in primo grado e già ritenute infondate o ragioni del tutto nuove e, in quanto tali, inammissibili ai sensi del D.P.R. n. 546 del 1992, art. 52 e segg.. Evidenziano, in particolare, di aver segnalato l’errata valutazione, da parte del giudice di prime cure, delle risultanze processuali, avendo dato per dimostrata l’esistenza dell’obbligazione tributaria iscritta a ruolo, nonchè il difetto di motivazione della sentenza della CTR per essersi limitata ad affermare la conformità delle cartelle di pagamento al modello ministeriale, ed a escludere la decadenza dal potere di iscrivere a ruolo le somme pretesamente dovute per tributi, non prevedendo D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis alcunchè al riguardo.

Anche il suesposto motivo va disatteso.

La sentenza impugnata non merita cesura allorchè evidenzia la carente indicazione, da parte degli appellanti, degli errori di fatto e di diritto attribuibili al primo giudice, atteso che l’emissione delle cartelle di pagamento contenti l’iscrizione a ruolo a seguito di liquidazioni eseguite D.P.R. n. 600 del 1973, ex artt. 36-bis, comma 3, (in materia di tributi diretti) e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, comma 3, (in materia di IVA) per imposte dichiarate e non versate, in effetti, non è condizionata dalla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l’esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e rimborsi (Cass. n. 3154/2015; n. 17396/2010). Quanto, poi, alla ritenuta novità di talune delle censure svolte nell’atto di gravame, non può non rilevarsi l’inammissibilità del motivo di doglianza per violazione del principio di autosufficienza (Cass. n. 9888/2016), non essendo stato in alcun modo provato quanto esattamente dedotto nel primo grado di giudizio e quanto reiterato nel giudizio di appello. Segue la condanna solidale dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano, per ciascuna parte, in Euro 4.000,00, per compensi professionali, oltre spese prenotate a debito, per l’Agenzia delle Entrate, e oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge, per la società Equitalia Sud.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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