Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23486 del 27/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 27/10/2020, (ud. 22/09/2020, dep. 27/10/2020), n.23486

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 32788-2018 proposto da:

B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA

BUFALOTTA 174, presso lo studio dell’avvocato PATRIZIA BARLETTELLI,

rappresentata e difesa dall’avvocato UMBERTO MARRAZZO, con procura

speciale in atti;

– ricorrente –

contro

LA MOLISANNIO s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CREMERA 11, presso

lo studio dell’avvocato ANTONIO FORMICONI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ROBERTO PROZZO, con procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 302/2018 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 06/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/09/2020 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Con sentenza del 18.5.15 il Tribunale di Isernia, accogliendo l’opposizione proposta da B.A., revocò il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti – su ricorso della Molisannio s.p.a., in concordato preventivo – sulla base di contratto di finanziamento sottoscritto da E.G., contratto di fideiussione firmato dalla stessa B. e di atto di riconoscimento di debito a firma di entrambi, ferma restandone l’efficacia nei confronti del debitore solidale, non opponente.

La Molisannio s.p.a. propose appello, ribadendo l’eccezione di tardività del disconoscimento della sottoscrizione della fideiussione e reiterando la difesa d’infondatezza dell’opposizione.

Con sentenza emessa il 6.9.18, la Corte d’appello di Campobasso, in accoglimento dell’impugnazione, rigettò l’opposizione al decreto ingiuntivo osservando che: il disconoscimento da parte della B. della firma in calce alla fideiussione emessa a garanzia del contratto di finanziamento stipulato tra la Molisannio s.p.a. e l’ E. (ex-coniuge della B.) era da ritenere tardivo ed irrituale poichè non effettuato nell’atto di opposizione; l’appellata non aveva contestato i documenti prodotti dalla banca, limitandosi a negare di aver riconosciuto il debito contratto dal coniuge.

La B. ricorre in cassazione con due motivi.

Resiste con controricorso la Molisannio s.p.a..

Il giudice designato ha formulato la proposta ex art. 380bis c.p.c..

Diritto

RITENUTO

CHE:

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., poichè la Corte d’appello avrebbe errato nell’individuare la fideiussione quale fonte dell’obbligazione posta a sostegno del ricorso monitorio, pronunciando ultra petitum, ciò in quanto la Molisannio s.p.a. aveva chiesto il decreto ingiuntivo sulla base del riconoscimento del debito avvenuto con la scrittura privata del 10.11.04 sottoscritta dalla B., e non in virtù del rapporto fideiussorio.

Con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2719 c.c. e artt. 214 e 216 c.p.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, poichè la Corte d’appello non ha acquisito l’originale della scrittura privata disconosciuta.

Il primo motivo è inammissibile in quanto la Corte d’appello ha deciso l’opposizione al decreto ingiuntivo, rilevando che, dall’esame del fascicolo della Molisannio s.p.a. agli atti, il ricorso monitorio era stato fondato su entrambi i contratti, di finanziamento, a firma di E.G., e di fideiussione, recante la sottoscrizione di B.A., nonchè sull’atto di riconoscimento del debito a firma di entrambi datato 10.11.04. Pertanto, la censura è del tutto generica e fondata, peraltro, su una doglianza che avrebbe richiesto la deduzione di un errore revocatorio”.

Il secondo motivo è da ritenere assorbito dall’inammissibilità del primo.

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 3100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alla maggiorazione del 15% quale rimborso forfettario delle spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2020

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