Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23483 del 18/11/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 18/11/2016, (ud. 12/07/2016, dep. 18/11/2016), n.23483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21045-2011 proposto da:

IMMOBILIARE CAVALLINO SRL in persona del legale rappresentante pro

tempore Presidente del C.d.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato EDGARDO RUOZZI (avviso postale ex art. 135)

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI MODENA, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 42/2011 della COMM.TRIB.REG. di BOLOGNA,

depositata il 25/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/07/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO LUCIOTTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato FEDERICO RUOZZI per delega

dell’Avvocato EDGARDO RUOZZI che ha chiesto l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. A seguito della rettifica del valore di immobili venduti in attività d’impresa, effettuata sulla base delle risultanze di un processo verbale di constatazione della G.d.F. redatto in data 11 febbraio 2008, l’Agenzia delle Entrate notificò alla Immobiliare Cavallino s.r.l. avviso di accertamento di maggiori ricavi ai fini IVA, IRES ed IRAP per l’anno di imposta 2006.

2. Il ricorso proposto dalla società contribuente fu rigettato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Modena e stesso esito ebbe l’appello proposto alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna che nella sentenza n. 42 del 25 maggio 2011 sostenne che nel caso di specie l’Amministrazione finanziaria aveva fondato l’accertamento su una serie di elementi presuntivi – quali lo scostamento fra importo del mutuo erogato agli acquirenti e prezzo degli immobili dichiarati nei rispettivi contratti, come pure tra tale prezzo ed il valore degli immobili risultanti dalle quotazioni OMI, le dichiarazioni rese da alcuni acquirenti circa il maggior prezzo pagato rispetto a quello indicato sui relativi contratti di acquisto, i prezzi indicati nei contratti di cessione di immobili ubicati nella stessa zona e con le medesime caratteristiche -che erano dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza e che la società contribuente non era riuscita a contrastare.3. Avverso tale sentenza la società contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a sei motivi cui l’Agenzia delle entrate replica con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per mancanza della “concisa esposizione dello svolgimento del processo” e della “succinta esposizione dei motivi in fatto e diritto”, previsti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4. Sostiene la ricorrente che dal contenuto della sentenza gravata non è dato sapere la “località” ed il “contesto ambientale” di collocazione delle unità immobiliari indicate nell’avviso di accertamento, se siano “fra di loro omogenee ed assimilabili”, a quali immobili si riferiscono le dichiarazioni rese alla G.d.F., se il prezzo medio di mercato (rapportato alla superficie catastale piuttosto che a quella commerciale) sia inficiato o meno dal denunciato errore aritmetico e risulti inferiore alle rilevazioni dell’OMI, se queste ultime registrino un “valore normale” delle villette a schiera inferiore a quello riferito agli appartamenti, se le rettifiche apportate dall’Ufficio al corrispettivo dichiarato per le villette a schiera e per gli immobili siano basate unicamente sulle quotazioni dell’ OMI e, infine, se in presenza di mutuo eccedente il corrispettivo pagato sia stata fornita ai verbalizzanti idonea spiegazione di tale circostanza. Lamenta, inoltre, che la sentenza impugnata era identica a quelle emesse sempre dalla medesima Commissione in relazione ad altre annualità di imposta.

2. Il motivo è inammissibile oltre che infondato.

2.1. E’ orientamento consolidato di questa Corte quello secondo cui la denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione. Ne consegue che è inammissibile l’impugnazione con la quale si lamenti un mero vizio del processo, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione di merito (Cass. n. 26831 del 2014; v. anche Cass. n. 22978 del 2015, n. 15676 del 2014, n. 6330 del 2014, n. 7747 del 2013). Nella specie la ricorrente lamenta che la Commissione di appello non abbia dato atto in sentenza di una serie di circostanze – quelle sopra analiticamente riportate – ed abbia emesso sentenze di identico contenuto in relazione a diverse annualità di imposta, senza però specificare quale tipo di pregiudizio ne avrebbe conseguito.

3. Il motivo è anche infondato in quanto, diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, la sentenza gravata contiene un’esauriente esposizione dello svolgimento del processo, in cui risulta esplicitato in maniera assolutamente chiara l’iter logico-giuridico seguito dai giudici di appello per pervenire alla decisione assunta (in termini Cass., n. 15489 del 2007).

3.1. Peraltro, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente nel motivo in esame, la conformità della sentenza al modello di cui all’art. 132 c.p.c., n. 4, e l’osservanza degli artt. 115 e 116 c.p.c., non richiedono che il giudice di merito dia conto dell’esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo necessario e sufficiente che egli esponga, in maniera concisa, gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, offrendo una motivazione logica ed adeguata, evidenziando le prove ritenute idonee a confortarla, dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con l'”iter” argomentativo seguito (Cass. n. 17145 del 2006). Invero, seppur la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa non costituisca un elemento meramente formale, bensì un requisito da apprezzarsi esclusivamente in funzione dell’intelligibilità della decisione e della comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, è configurabile la nullità della sentenza quando non sia possibile individuare gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione (Cass. n. 920 del 2015, n. 22845 del 2010). Ipotesi nella specie affatto ricorrente.

4. Con il secondo motivo viene dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., la nullità della sentenza per omessa pronuncia sull’eccezione di inutilizzabilità delle dichiarazioni rese alla G.d.F. da alcuni acquirenti degli immobili.

5. Il motivo è infondato.

5.1. E’ noto che ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia non basta la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto: ciò non si verifica quando la decisione adottata comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione, dovendo ravvisarsi una statuizione implicita di rigetto quando la pretesa avanzata col capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l’impostazione logico-giuridica della pronuncia (cfr. Cass. n. 16788 del 2006; conf. 9545 del 2001, n. 20311 del 2011, n. 3417 del 2015, n. 1360 del 2016).Nella specie la CTR, dopo aver dato atto, nella narrazione dello svolgimento del processo (pag. 1 della sentenza), che secondo la società appellante non poteva attribuirsi alcun valore probatorio alle due dichiarazioni rese dagli acquirenti di due degli appartamenti con garages, attribuisce a quelle dichiarazioni (cfr. lett. b, di pag. 2 della sentenza), e agli altri elementi pure analiticamente indicati (alle lettere “a”, “c” e “d” della motivazione della sentenza in esame), valore presuntivo idoneo a legittimare l’accertamento fiscale, rendendo così evidente di non condividere la tesi difensiva sostenuta dalla società contribuente, la cui eccezione deve quindi ritenersi implicitamente rigettata.6. Con il terzo motivo la ricorrente deduce l’omessa (o insufficiente) motivazione della sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente.

7. Il motivo è inammissibile, sia perchè il “difetto assoluto di motivazione” o il vizio di “motivazione apparente” andavano denunciati ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, (cfr. Cass. n. 20648 del 2015), comportando la nullità della sentenza impugnata, sia perchè, stando al contenuto della rubrica, la ricorrente deduce congiuntamente e, quindi, inammissibilmente, il vizio di omessa ed insufficiente motivazione (cfr. Cass. n. 21122 del 2015).

7.1. Peraltro, non può omettersi di rilevare come il motivo sia stato formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, che ha codificato il principio di autosufficienza del ricorso (Cass. n. 14784 del 2015, n. 26489, n. 19306 e n. 14541 del 2014), in quanto la ricorrente ha sostenuto di aver opposto e documentato tutta una serie di circostanze, che assume di aver indicato nella memoria depositata in appello, di cui nel motivo in esame si limita a riassumere il contenuto, omettendo di indicare, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali ed i documenti su cui il ricorso si fonda mediante riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura, oppure attraverso una riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l’indiretta riproduzione (cfr. Cass. n. 1142 del 2014).

8. Con il quarto motivo viene dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la contraddittorietà della motivazione della sentenza per avere la CTR dapprima affermato che, in forza di quanto previsto dalla L. n. 88 del 2009, il valore normale degli immobili venduti, ricavabile dalle quotazioni OMI, non costituisce più presunzione legale, per poi assumere invece il valore OMI non solo quale elemento presuntivo ma addirittura quale “fatto noto” da porre a base del ragionamento presuntivo.

9. Il motivo è infondato.

9.1. La Commissione di appello non ha affatto attribuito alle quotazioni OMI valore di presunzione legale ma li ha correttamente ricondotti a meri elementi indiziari costituenti presunzioni semplici (pag. 3 della sentenza impugnata) sostenendo che tali quotazioni, unitamente agli altri elementi indiziari, pure analiticamente elencati (pag. 2 e 3, lett. “a”, “b” e “d”), costituivano elementi presuntivi utili ai fini della ricostruzione del corrispettivo non dichiarato, integrando nel loro insieme una piena prova del contestato occultamento di maggiori ricavi dalle cessioni immobiliari effettuate.

10. Con il quinto motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54. Sostiene che la CTR, in violazione delle predette disposizioni, nella versione risultante a seguito della modifica apportata dalla L. n. 88 del 2009, art. 24 (che aveva eliminato l’inciso introdotto dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 248 del 2006), aveva ritenuto legittimo, in relazione alla vendita di cinque villette a schiera e di tutti gli appartamenti situati nel comune di (OMISSIS), l’operato dell’Amministrazione finanziaria che aveva proceduto alla rideterminazione del prezzo di cessione dei predetti immobili sulla base delle sole quotazioni OMI.

11. Anche tale mezzo di impugnazione, al pari del terzo motivo, è inammissibile per vizio di autosufficienza, avendo la ricorrente trascurato di riportare il contenuto dell’avviso di accertamento, impedendo in tal modo a questa Corte, in ragione del tipo di vizio denunciato (che non consente l’accesso diretto agli atti del giudizio di merito), di verificare la fondatezza della doglianza.

12. Con il sesto motivo viene dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e D.P.R. n. 633 del 1972, artr. 54 nonchè degli artt. 2697, 2727, 2728 e 2729 c.c..

Sostiene la ricorrente che la Commissione di appello aveva ritenuto legittimo l’avviso di accertamento sulla base di generici elementi, senza premurarsi di individuare quali e quanti di essi, isolatamente o combinati insieme ma con necessario riferimento alle diversificate unità immobiliari, ricorrano nell’atto impositivo.

13. Il motivo è palesemente infondato in quanto la CTR ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento sulla base di una serie di concreti elementi presuntivi, correttamente considerati in maniera unitaria, in ciò attenendosi al consolidato e condivisibile principio giurisprudenziale secondo cui costituisce dovere del giudice quello di “pronunciare nel merito della causa sulla base del materiale probatorio ritualmente acquisito – da qualunque parte processuale provenga – con una valutazione non limitata all’esame isolato dei singoli elementi ma globale, nel quadro di un’indagine unitaria ed organica”. Al giudice è sempre consentita la valutazione separata di ciascun elemento di fatto emergente dagli atti o provato dalle parti, ma certo è che, quando si tratti di valutare plurimi elementi presuntivi, proprio in conformità alla regola in tema di prova per presunzioni, che pretende la verifica della sussistenza della loro concordanza, il giudice non può sottrarsi dalla considerazione unitaria degli stessi per valutare la concreta efficacia sintomatica dei singoli fatti noti nella loro convergenza globale, accertandone la pregnanza conclusiva (cfr. in motivazione, Cass. n. 24134 del 2009, par. 3.1; v. anche Cass. n. 15181 del 2003, n. 21909 del 2013, e nn. 568 e 569 del 2015 nonchè, in materia tributaria, Cass. n. 9784 del 2010 e n. 17977 del 2013).

13.1. Nel caso di specie, dunque, non era affatto necessario collegare i singoli elementi presuntivi emersi dalla verifica fiscale alle diversificate unità immobiliari (come sostiene la contribuente a pag. 39 del ricorso) al fine di verificare se in relazione ad ognuno di essi sussistessero elementi presuntivi idonei a giustificare la rideterminazione del prezzo di cessione, avendo il giudice di appello correttamente desunto dagli elementi emersi dalla verifica fiscale un generalizzato “sistema” di evasione attuato dalla società contribuente in relazione a tutte le cessioni oggetto di accertamento.

14. Conclusivamente vanno dichiarati inammissibili il primo, il terzo ed il quinto motivo di ricorso, infondati tutti gli altri, con conseguente rigetto del ricorso e condanna della ricorrente rimasta soccombente al pagamento delle spese processuali sostenute dall’intimata, nella misura liquidata in dispositivo ai sensi del D.M. Giustizia n. 55 del 2014, nonchè al rimborso delle eventuali spese prenotate a debito.

PQM

La Corte dichiara dichiarati inammissibili il primo, il terzo ed il quinto motivo di ricorso, infondati tutti gli altri, e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 6.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione quinta civile, il 12 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA