Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23470 del 06/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/10/2017, (ud. 20/07/2017, dep.06/10/2017),  n. 23470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21597-2016 proposto da:

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE S.P.A. – P.I. (OMISSIS), in persona

del suo procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA SAN BERNARDO 101, presso lo studio dell’avvocato GENNARO

TERRACIANO, rappresentata e difesa dall’avvocato LUCIANO MARTUCCI;

– ricorrente –

contro

D.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA

LIBERTA’ 10, presso lo studio dell’avvocato GEMMA PATERNOSTRO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO ZECCHILLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 336/07/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI, depositata il 15/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/07/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti la parte contribuente ha resistito con controricorso, l’agente della riscossione impugnava la sentenza della CTR della Puglia, relativa ad un avviso d’intimazione per Irpef 2007, lamentando la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21 e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 nonchè del D.P.R. n. 655 del 1982, art. 8 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, erroneamente i giudici d’appello non avrebbero ritenuta valida l’attestazione di avvenuta consegna del plico contenente l’atto impugnato, redatta dal Direttore dell’ufficio postale di recapito della raccomandata, in presenza dello smarrimento dell’originale dell’avviso di ricevimento, sottoscritto da destinatario.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata

In via preliminare, il ricorso è inammissibile, per difetto di autosufficienza, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in quanto, la parte ricorrente non ha riportato in ricorso, nè indicato la collocazione topografica nell’ambito della documentazione afferente alle fasi di merito, della predetta attestazione rilasciata dal Direttore dell’ufficio postale, così da mettere in condizione questa Corte di esaminare tale documento al fine del giudizio di equipollenza con l’originale smarrito.

Nel merito, il motivo sarebbe, comunque, infondato, in quanto è insegnamento di questa Corte quello secondo cui “La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 cod. proc. civ.è il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica dell’avviso di accertamento, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta conseguentemente l’invalidità della notifica, e l’illegittimità della cartella di pagamento basata sull’avviso di accertamento, in quanto non preceduta dalla regolare notifica al contribuente dell’avviso predetto” (Cass. ordd. nn. 14861/12, 2790/16, 23213/14).

Nel caso di specie, la decisione della CTR si pone in evidente contrasto con il principio di diritto sopra enunciato, in quanto, l’attestazione del Direttore dell’ufficio postale non è equipollente al duplicato di cui al D.P.R. n. 655 del 1982, art. 8 in quanto non reca la sottoscrizione del ricevente, nè dà conto delle circostanze della consegna.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso.

Condanna Equitalia servizi di riscossione SpA, in persona del legale rappresentante pt, a pagare a D.D. le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2017

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