Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23464 del 18/11/2016


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Cassazione civile sez. un., 18/11/2016, (ud. 08/11/2016, dep. 18/11/2016), n.23464

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente di Sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di Sez. –

Dott. PETITTI Stefano – Presidente di Sez. –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10718/2013 proposto da:

F.G., e F.G.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA LUISA DI SAVOIA 18, presso lo studio dell’Avvocato STEFANO

MECHELLI, rappresentati e difesi dall’Avvocato STEFANIA OSTAN, per

delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

COMUNE DI ARTOGNE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA TOMMASO SALVINI 55, presso lo studio

dell’Avvocato SIMONETTA DE SANCTIS MANGELLI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’Avvocato GIUSEPPE PEDRETTI, per delega a

margine del controricorso e ricorso incidentale condizionato;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

F.G. e F.G.M., elettivamente domiciliati e

difesi come sopra;

– controricorrenti all’incidentale –

avverso la sentenza n. 514/2012 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 20/04/2012.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/11/2016 dal Consigliere Dott. ALBERTO GIUSTI;

uditi gli Avvocati VALENTINA PANNUNZIO, per delega dell’Avvocato

Stefania Ostan, e CARLO d’ERRICO, per delega dell’Avvocato Simonetta

De Sanctis Mangelli;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con atto di citazione del 21 settembre 1999, F.G.M. e F.G., proprietari rispettivamente dei lotti (OMISSIS) della lottizzazione (OMISSIS), convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Brescia il Comune di Artogne, chiedendone la condanna a rimuovere le tubature fognarie che l’ente locale aveva posto al confine tra i loro due lotti al servizio dei lotti (OMISSIS) (tubature che, secondo il progetto allegato alla convenzione di lottizzazione, avrebbero dovuto essere collocate altrove), nonchè a conformare la rete fognaria al regolamento comunale e alla convenzione.

Costituendosi in giudizio, il Comune eccepiva, in via pregiudiziale, la carenza di giurisdizione del Tribunale adito, per essere la controversia relativa alla tutela di interessi legittimi degli attori nei confronti della pubblica amministrazione, e, in via preliminare, il proprio difetto di legittimazione passiva, non essendo proprietario dei fondi serviti dalla fognatura che si voleva eliminare. Nel merito, il convenuto sosteneva che le domande erano infondate per essersi costituita una servitù per destinazione del padre di famiglia.

Il Tribunale di Brescia, con sentenza in data 20 luglio 2006, ritenuta la propria giurisdizione e la legittimazione del Comune di Artogne, lo condannava a rimuovere le tubature da esso realizzate al confine tra i lotti degli attori, mentre dichiarava il difetto di legittimazione ad agire di costoro in relazione alla domanda di condanna a conformare la rete fognaria alle previsioni del regolamento comunale e della convenzione di lottizzazione.

2. – Avverso la sentenza di primo grado il Comune ha proposto appello per motivi di giurisdizione e di merito. Gli appellati hanno resistito.

3. – La Corte d’appello di Brescia, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 20 aprile 2012, in parziale riforma della impugnata pronuncia, ha rigettato la domanda degli appellati F.G.M. e F.G. di condanna del Comune di Artogne alla rimozione delle tubature.

3.1. – A conferma della giurisdizione del giudice ordinario, la Corte territoriale ha evidenziato che nella fattispecie viene in considerazione, non la valutazione di un atto amministrativo, ma semplicemente il comportamento materiale dell’ente pubblico, consistito nell’avere realizzato un’attività, non in attuazione della convenzione attuativa del piano di lottizzazione, ma in assunta violazione di essa, ponendo in essere la lesione di un diritto soggettivo, rappresentato dalla proprietà degli attori. Si tratterebbe – ha affermato il giudice del gravame – della realizzazione di un’espropriazione non legittimata da alcun atto amministrativo idoneo a giustificarla.

Nel merito, la Corte di Brescia – premesso che “gli attori non hanno inteso contestare l’imposizione di una servitù” – ha rilevato che, essendo la convenzione relativa al piano di lottizzazione intervenuto tra il Comune e i danti causa ( Q.G. e O.R.) degli attori, questi ultimi non hanno alcuna veste per pretendere nei confronti dell’ente locale il rispetto di quella convenzione (alla quale sono rimasti estranei), nemmeno quali successori a titolo particolare relativamente a una situazione che si era cristallizzata in capo ai loro autori e che per effetto degli atti di compravendita tra essi intervenuti si era trasferita in quello stato in capo agli acquirenti.

Secondo la Corte distrettuale, il Comune si viene a trovare, quale esecutore dell’opera di urbanizzazione in discorso, nella veste di responsabile della sua illegittima non conformità alla convenzione di lottizzazione: ma non nei confronti degli attuali proprietari dei fondi interessati a quell’opera, con i quali non ha alcun rapporto nascente dal piano di lottizzazione, ma degli originari assegnatari dei lotti (OMISSIS) attualmente attraversati dalla contestata conduttura fognaria, nei cui confronti soltanto avrebbe potuto essere tenuto a rispondere delle conseguenze della sua attività illegittima, quale la condanna alla rimozione di quell’opera.

4. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello F.G. e F.G.M. hanno proposto ricorso, con atto notificato il 23 aprile 2013, sulla base di due motivi.

Il Comune di Artogne ha resistito con controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale condizionato, affidato a due motivi, di cui uno, il secondo, relativo alla giurisdizione.

I F. hanno proposto controricorso avverso il ricorso incidentale condizionato del Comune.

In prossimità dell’udienza il Comune ha depositato una memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo i ricorrenti in via principale prospettano violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e artt. 2043 e 949 c.c., nonchè contraddittoria motivazione, per avere la Corte territoriale erroneamente pronunciato sulla base di un’eccezione non sollevata dal Comune di Artogne. Infatti, quest’ultimo non avrebbe mai eccepito la carenza di legittimazione attiva degli attori, limitandosi a prospettare il proprio difetto di legittimazione passiva per non essere il proprietario dei fondi serviti dal tronco fognario di cui i F. hanno chiesto l’eliminazione.

1.1. – Il motivo è infondato.

Queste Sezioni Unite (sentenza 16 febbraio 2016, n. 2951) – sulla premessa che la titolarità della posizione soggettiva è un elemento costitutivo del diritto fatto valere con la domanda, che l’attore ha l’onere di allegare e di provare – hanno chiarito che la difesa con la quale il convenuto si limiti a dedurre che l’attore non è titolare del diritto azionato, essendo una mera difesa e non una eccezione in senso stretto, può essere proposta in ogni fase del giudizio, e che il giudice può a sua volta rilevare dagli atti la carenza di titolarità del diritto anche d’ufficio.

Tale essendo il principio di diritto applicabile, la statuizione della Corte d’appello in ordine alla riscontrata carenza di titolarità del diritto in capo agli attori, per essere gli stessi terzi rispetto alla convenzione di lottizzazione, non incorre nella violazione “delle disposizioni del codice di procedura civile in tema di eccezioni e di corrispondenza tra chiesto e pronunciato”. La Corte del merito, infatti, ha accolto l’impostazione difensiva del convenuto, il quale, già nella comparsa conclusionale in primo grado e poi con l’atto di appello, ha dedotto che i F., non avendo mai avuto alcun rapporto contrattuale con il Comune, potevano avanzare le loro domande esclusivamente nei confronti dei loro venditori.

2. – Con il secondo mezzo del medesimo ricorso (violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c., artt. 1146 e 1406 c.c., nonchè omessa e contraddittoria motivazione) si lamenta che la Corte d’appello abbia considerato la condotta del Comune di Artogne, dalla stessa Corte riconosciuta illegittima, non censurabile da parte dei F., bensì esclusivamente da parte dei loro danti causa. Ad avviso dei ricorrenti, la convenzione di lottizzazione violata dal Comune ben poteva essere invocata nella specie, atteso che con l’atto di acquisto dei terreni facenti parte del piano di lottizzazione si è realizzata una successione a titolo particolare da parte dei F. anche in ordine a tale convenzione di lottizzazione, oltre che in ordine al diritto di proprietà dell’area.

2.1. – Il motivo è infondato.

Dalla sentenza della Corte d’appello emerge che gli attori non hanno inteso contestare l’imposizione di una servitù. Essi hanno inteso contestare un’attività materiale (posa in opera di conduttura fognaria) incidente sulla loro proprietà, non sorretta dalla conformità al progetto sottostante alla convenzione di lottizzazione.

Ma poichè l’attività asseritamente illegittima, consistente nella posa in opera della contestata conduttura fognaria, è avvenuta prima dell’acquisto del bene da parte dei F. (avendo il giudice del merito accertato che gli attori hanno acquistato i lotti (OMISSIS) nello stato attuale e senza riserve e che la presenza della conduttura fognaria era allora evidente come emerge dagli atti), la Corte di Brescia ha ritenuto che il Comune avrebbe potuto essere tenuto a rispondere delle conseguenze della sua attività illegittima in violazione della convenzione nei confronti degli originari assegnatari dei lotti, i quali erano i titolari del diritto di proprietà al momento in cui l’opera è stata realizzata, mentre gli attori non hanno con il Comune alcun rapporto nascente dal piano di lottizzazione.

La complessiva statuizione della Corte d’appello, frutto di un congruo e logico apprezzamento delle risultanze processuali, si sottrae alle censure dei ricorrenti.

I F. deducono bensì di essere subentrati ai loro danti causa nella convenzione di lottizzazione e di poter così “invocare la convenzione di lottizzazione violata dal Comune di Artogne”: ma dallo stesso ricorso (pag. 8) emerge che la convenzione per l’attuazione del piano di lottizzazione (OMISSIS) è richiamata nell’atto di vendita per indicare i pesi e gli obblighi che da esso discendono (“garantiscono, inoltre, le parti venditrici che detti immobili sono liberi… ad eccezione delle eventuali servitù prediali e degli obblighi di cui alla convenzione per l’attuazione del P.L.U. (OMISSIS) di cui all’atto 30 novembre 1984, n. 33514/7072 di repertorio del notaio P. F.”), non già per attribuire agli acquirenti diritti di credito, nei confronti del Comune, all’eliminazione delle opere già realizzate in assunta violazione della convenzione stessa.

Nè, d’altra parte, in una situazione di accertata estraneità dei F. alla stipulazione della convenzione di lottizzazione, la legittimazione degli attori – a cui favore non risulta essere stato ceduto alcun credito risarcitorio accanto all’atto di trasferimento della proprietà – può fondarsi sulla circostanza che l’illegittima realizzazione del tronco fognario per cui è causa sarebbe emersa successivamente all’acquisto dei lotti da parte dei medesimi, a seguito cioè della realizzazione dei lavori di edificazione degli immobili sui terreni acquistati.

3. – Il rigetto del ricorso principale assorbe l’esame dei due motivi del ricorso incidentale condizionato del Comune: del primo, con cui si censura violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione agli artt. 1062 e 949 c.c., nonchè alla L. 17 agosto 1942, n. 1150, art. 28, per avere la Corte d’appello erroneamente ritenuto che lo scarico fognario all’origine della controversia rientrasse tra le opere di urbanizzazione primaria oggetto della convenzione di lottizzazione stipulata per l’esecuzione del piano di lottizzazione (OMISSIS), mentre era destinato unicamente a collegare gli scarichi degli edifici realizzati sui lotti alla fognatura comunale; del secondo, con cui si deduce che la decisione della controversia sarebbe riservata alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 11 e della L. 28 gennaio 1977, n. 10, art. 16.

4. – Il ricorso principale è rigettato.

E’ assorbito l’esame dell’incidentale condizionato.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

5. – Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale condizionato, e condanna i ricorrenti in via principale, in solido tra loro, al rimborso delle spese sostenute dal Comune controricorrente, che liquida in complessivi Euro 4.200, di cui Euro 4.000 per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti in via principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2016

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