Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23463 del 26/10/2020

Cassazione civile sez. I, 26/10/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 26/10/2020), n.23463

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 12712/2019 proposto da:

M.E.F., elettivamente domiciliato in Roma presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avv. Massimo Gilardoni, giusta procura speciale unita al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, Via Dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

e contro

Procura Generale presso la Corte di Cassazione;

– intimato –

avverso la sentenza n. 123/2019 della Corte d’appello di Brescia;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

9/9/2020 dal cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. del 10 febbraio 2017 il Tribunale di Brescia respingeva il ricorso proposto da M.E.F., cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla competente Commissione territoriale al fine di domandare il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 14 e ss. o alla protezione umanitaria previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

la statuizione di rigetto trovava giustificazione vuoi nell’inattendibilità del racconto del migrante (il quale aveva spiegato di essere ricercato sia dalla polizia che da un clan rivale dopo aver ferito a morte un suo membro in una collutazione), vuoi nel fatto che i fatti narrati comunque si riferivano a vicende personali e private di criminalità comune prive di tutela internazionale;

2. la Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 23 gennaio 2019, confermava tale statuizione, dopo aver rilevato, da un lato, la fondatezza del giudizio di inattendibilità espresso dal primo giudice, dall’altro che i fatti narrati comunque non rientravano in alcuna delle forme previste dalla normativa in materia di protezione dello straniero;

3. ricorre per cassazione avverso questa pronuncia M.E.F. al fine di far valere due motivi di impugnazione; il Ministero dell’Interno si è costituito al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c. al fine di prendere eventualmente parte all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1 il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6,7 e 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 in quanto la Corte territoriale avrebbe escluso la protezione sussidiaria “nel silenzio assoluto sulla situazione generale della (OMISSIS)”, senza considerare “la condizione di vulnerabilità personale che discende dalla situazione nel paese di provenienza” e in Libia, quale paese di permanenza;

la Corte di merito, in particolare, avrebbe ritenuto non attendibile il racconto del migrante senza soffermarsi sull’unico elemento rilevante a tal riguardo, costituito dalle modalità con cui erano state descritte l’irruzione dei militanti del partito islamico e l’interruzione delle operazioni di voto a cui aveva fatto seguito una rissa con feriti;

allo stesso modo non sarebbe stata valutata la situazione di insicurezza esistente in quella regione del paese ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria;

la Corte distrettuale non avrebbe neppure esaminato le fonti internazionali concernenti la proliferazione delle associazioni criminali in (OMISSIS), dovuta anche all’inefficienza della polizia;

4.2 il motivo è nel suo complesso inammissibile;

4.2.1 la sentenza impugnata è sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, costituite la prima dall’inattendibilità delle dichiarazioni del migrante, la seconda dall’inidoneità di tali dichiarazioni, quand’anche ritenute veritiere, a dimostrare il ricorrere dei presupposti per il riconoscimento di una delle tre forme di protezione internazionale richieste;

il primo ordine di ragioni è stato criticato con argomenti incongrui che nulla hanno a che fare con la vicenda narrata (dato che il richiedente asilo ha fatto riferimento a una colluttazione avuta con il datore di lavoro, membro di un altro gruppo, conclusasi con la morte di quest’ultimo e non a irruzioni durante le operazioni di voto) e risultano quindi inammissibili, non essendo riferibili alla decisione impugnata;

ne consegue l’inammissibilità, per difetto di interesse, delle critiche mosse alla seconda ratio decidendi;

in vero, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (Cass. 2108/2012);

4.2.2 la Corte territoriale, lungi dal tenere un “silenzio assoluto” in merito alla situazione esistente nel paese di origine, ha escluso che “i luoghi di provenienza del migrante nato e vissuto a (OMISSIS) ((OMISSIS)), nel sud della (OMISSIS), siano interessati da conflitto armato”;

la critica in merito alla mancata valutazione della situazione esistente nel paese di origine risulta quindi inammissibile, perchè anch’essa risulta priva di riferibilità alla decisione impugnata;

4.2.3 la censura attinente alla permanenza in Libia concerne una questione – comportante accertamenti in fatto – che non è stata affrontata nel decreto impugnato, di modo che il ricorrente avrebbe dovuto preliminarmente chiarire se la stessa fosse stata effettivamente e tempestivamente devoluta alla cognizione del giudice del gravame (Cass. 23675/2013);

5.1 il secondo motivo lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e del principio di necessaria corrispondenza fra chiesto e pronunciato con riguardo alla domanda di accertamento del diritto alla protezione umanitaria;

5.2 il motivo è inammissibile;

il ricorrente assume che la domanda di protezione umanitaria asseritamente non esaminata era “stata introdotta ritualmente nell’atto di citazione e nelle conclusioni precisate all’udienza del 3.4.2018”;

il ricorrente non ha indicato però in maniera specifica, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, il preciso contenuto della domanda asseritamente trascurata, rendendo inammissibile la censura in esame;

in vero, affinchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronuncia, è necessario da un lato che al giudice di merito fossero state rivolte una domanda o un’eccezione autonomamente apprezzabili e, dall’altro, che tali domande o eccezioni siano state riportate puntualmente, nei loro esatti termini, nel ricorso per cassazione, per il principio dell’autosufficienza, con l’indicazione specifica, altresì, dell’atto difensivo o del verbale di udienza nei quali le une o le altre erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività e, in secondo luogo, la decisività (Cass. 5344/2013, Cass. 22019/2016);

il che rende superfluo rilevare come, in realtà, la domanda sia stata esaminata e rigettata, “mancando una condizione di vulnerabilità soggettiva e oggettiva se il ricorrente dovesse ritornare in (OMISSIS)” (pag. 5 della decisione impugnata);

6. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

la costituzione dell’amministrazione intimata al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c. ed al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, non celebrata, esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA