Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23459 del 17/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 17/11/2016, (ud. 10/06/2016, dep. 17/11/2016), n.23459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10818/2014 proposto da:

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE, 22, presso lo studio dell’avvocato ANDREA RICCIO,

rappresentato e difeso dagli avvocati GIOVANNI CINQUE, INNOCENZO

MILITERNI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimata –

avverso il decreto N. R.G. 5961/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI,

depositata il 19/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito l’Avvocato Andrea Del Vecchio (delega avvocato Giovanni Cinque)

difensore del ricorrente che si riporta agli scritti.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. E’ stata depositata in Cancelleria la seguente relazione:

“Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che C.L., con atto notificato il 18 e 22 aprile 2014, ha proposto ricorso per cassazione del decreto, comunicato il 19 marzo 2014, con il quale il Tribunale di Napoli ha rigettato l’opposizione allo stato passivo del fallimento della (OMISSIS) s.r.l., da lui proposta per l’ammissione, negata dal giudice delegato per mancanza di prova, del credito dedotto per ferie non godute;

che l’intimata Curatela non ha svolto difese;

considerato che l’opposizione è stata respinta per avere il tribunale ritenuto non provata la pretesa creditoria, sia con riguardo alla dimostrazione della applicabilità alla fattispecie del CCNL terziario (quantomeno in via parametrica, ex art. 36 Cost.), neanche prodotto in sede di opposizione, sia comunque con riguardo alla prova del mancato godimento di permessi e ferie arretrate, non essendo a tali fini idonee le buste paga prodotte in giudizio dalle quali non emerge la specifica pretesa azionata, nè la prova testimoniale articolata su capitoli di prova generici;

che con il primo motivo il ricorrente censura la prima statuizione per violazione dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., deducendo che l’esistenza e l’applicabilità alla fattispecie del CCNL del terziario dovevano ritenersi elementi di fatto già acquisiti al processo dal momento che il decreto opposto aveva già, in difetto di contestazione sul punto da parte della Curatela, ammesso il credito vantato dal C. a titolo di TFR come calcolato nella domanda di ammissione;

che con il secondo motivo il ricorrente censura, per violazione di notizie di diritto, la seconda statuizione deducendo, da un lato, che le buste paga prodotte (intercalate in copia nel testo del ricorso) sarebbero state idonee a provare il diritto alle spettanze retributive per ferie non godute, essendo sufficiente a fornire tale prova il computo delle ferie dovute per legge (L. n. 66 del 2003, art. 10) da cui detrarre le ferie effettivamente godute; dall’altro lamentando la mancata ammissione della prova testimoniale richiesta (su cinquantatrè capitoli di prova anch’essi riprodotti nel corpo del ricorso) che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito, avrebbe permesso di conoscere le circostanze di fatto ritenute indispensabili ai fini dell’accertamento del diritto azionato;

ritenuto che il primo motivo non pare meritevole di accoglimento perchè dà rilievo, ai fini della determinazione del thema probandum nel giudizio di opposizione, alla mancata contestazione in sede di verifica da parte della Curatela (rimasta contumace nel giudizio stesso), in contrasto con il testo qui applicabile della L. Fall., art. 99, dal quale emerge la necessità che nel giudizio di opposizione si formi la prova dei fatti ivi allegati, senza potersi avvalere delle attività compiute in sede di verifica; e perchè fa generico quanto non utile riferimento ad un giudicato su una distinta pretesa creditoria ammessa in sede di verifica; che il secondo motivo di ricorso pare risolversi in una inammissibile richiesta di riesame nel merito delle valutazioni compiute dal tribunale, non utilmente sostenuta dall’inserimento in ricorso di copie integrali dei documenti e della prova, che il tribunale ha motivatamente ritenuto inidonei a fornire la prova degli specifici dati di fatto rilevanti senza ricevere puntuali smentite in ricorso attraverso indicazioni precise delle voci di busta paga e dei capitoli di prova dalle quali trarre le indicazioni ritenute mancanti dal giudice di merito;

ritiene pertanto che il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio a norma dell’art. 380 bis, per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere rigettato”.

2. All’esito della odierna adunanza camerale, il Collegio, sentito il difensore del ricorrente, condivide integralmente le considerazioni esposte nella relazione, sì che il rigetto del ricorso si impone, senza provvedere sulle spese di giudizio non avendo l’intimato svolto difese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Dà inoltre atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 novembre 2016

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