Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23431 del 19/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 19/09/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 19/09/2019), n.23431

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28927-2018 proposto da:

J.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso

la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ENNIO

CERIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositato il

23/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PAZZI

ALBERTO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con decreto in data 23 agosto 2018 il Tribunale di Campobasso respingeva il ricorso proposto da J.G. avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla locale Commissione territoriale al fine di domandare il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex artt. 2 e 14 e del diritto alla protezione umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

in particolare il Tribunale, dopo aver escluso che nella regione di provenienza della ricorrente (Edo State in Nigeria) vi fosse una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno, riteneva che non potessero ravvisarsi i presupposti per la concessione della protezione umanitaria, dato che la richiedente asilo non era affetto da stati patologici di rilievo nè presentava specifici caratteri di vulnerabilità tali da far concludere che un rientro nel paese di origine lo avrebbe esposto a situazioni umanitarie di particolare complessità;

2. ricorre per cassazione avverso questa pronuncia J.G., al fine di far valere tre motivi di impugnazione;

l’intimato Ministero dell’Interno non ha svolto alcuna difesa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3.1 il primo motivo di ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8: il Tribunale avrebbe valutato in maniera apodittica la situazione esistente nella regione dell’Edo State, non indicando alcuna fonte internazionale qualificata oltre al richiamo a un solo rapporto di Amnesty International; nè l’asserita inverosimiglianza e contraddittorietà del racconto potevano costituire valido motivo per negare la protezione sussidiaria, in quanto in presenza di una situazione del paese di origine fuori dal controllo delle autorità statuali sotto il profilo del contenimento della violenza non era necessario che il migrante rappresentasse una esposizione a rischio diretta e personale, essendo la stessa desumibile dalla situazione generalizzata; sarebbe dunque mancata una valutazione, mediante fonti autorevoli, della situazione del paese di origine del richiedente asilo;

3.2 il motivo è manifestamente infondato;

il dovere del giudice di cooperazione istruttoria, tramite l’acquisizione officiosa degli elementi istruttori necessari, era circoscritto alla verifica della situazione obbiettiva del paese di origine, dato che, qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria personale nel paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori (Cass. 16925/2018);;

la denuncia di inosservanza di un simile obbligo non è condivisibile: il Tribunale infatti, traendo argomento dal rapporto annuale di Amnesty International 2017 – 2018, ha evidenziato come la ricorrente provenisse da una zona della Nigeria nella quale non sussisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno;

4.1 il secondo mezzo lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e della circolare Commissione Nazionale per il diritto di asilo 30 luglio 2015, n. 3716: il Tribunale a torto non avrebbe ravvisato la necessità di garantire la protezione umanitaria al richiedente asilo a fronte della temporanea impossibilità di procedere al suo rimpatrio a causa dell’insicurezza del paese o della zona d’origine, a prescindere dal fatto che una simile condizione non fosse riconducibile alle previsioni del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c); al contrario il collegio di merito avrebbe dovuto valutare le circostanze addotte dalla ricorrente, ai fini della concessione delle due misure maggiori, per verificare se le stesse giustificassero la richiesta subordinata di protezione umanitaria;

4.2 il motivo risulta manifestamente infondato, a prescindere da ogni questione pertinente l’applicazione al caso di specie della disciplina normativa introdotta dal D.L. n. 113 del 2018 convertito con modificazioni dalla L. n. 132 del 2018;

se è vero che il giudice di merito deve esaminare le circostanze addotte dal richiedente, ai fini della concessione delle due misure maggiori, anche per verificare se le stesse si sostanzino in una situazione di vulnerabilità di carattere personale e giustifichino la richiesta subordinata di protezione umanitaria, il provvedimento impugnato non si è sottratto a una simile verifica, poichè il Tribunale – laddove ha dato conto, seppur rispetto al riconoscimento della protezione sussidiaria, dell’assenza di una situazione di violenza indiscriminata derivante da un conflitto armato nella regione di provenienza del ricorrente – ha registrato una condizione di sicurezza che non poneva alcun ostacolo al suo rimpatrio, esprimendo così implicitamente una valutazione utile anche al fine di escludere la sussistenza di ragioni personali per riconoscere sotto questo profilo la protezione umanitaria;

5.1 il terzo motivo di ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in quanto il Tribunale non avrebbe valutato l’estratto del sito internet del “The Nigerian Observer” prodotto nel corso del giudizio di merito, il cui esame avrebbe permesso di ritenere credibile il racconto della richiedente asilo;

5.2 il motivo è inammissibile;

ciò non solo perchè l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico rilevante in causa, costituito dalla storia della richiedente asilo, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la decisione non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass., Sez. U., 8053/2014), ma soprattutto perchè l’articolo di giornale asseritamente non apprezzato (vertente sul trattamento riservato agli omosessuali) appare privo di qualsivoglia decisività, dato che la ricorrente ha abbandonato la Nigeria a seguito dello sterminio della sua famiglia da parte della comunità di Ovia Sasumo;

6. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto respinto;

la mancata costituzione in questa sede dell’amministrazione intimata esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 settembre 2019

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