Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23425 del 06/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 06/10/2017, (ud. 20/06/2017, dep.06/10/2017),  n. 23425

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13933-2012 proposto da:

N.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA LAMARMORA 18, presso lo studio dell’avvocato VALENTINO LO

CURTO, rappresentato e difeso dall’avvocato CLAUDIA LIGNELLI, giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE

MAZZINI 134 presso lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3749/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 31/05/2011 R.G.N. 11300/07.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che la Corte di appello di Roma ha rigettato il gravame proposto da N.A. avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva rigettato la domanda proposta nei confronti di Poste Italiane s.p.a. per ottenere la declaratoria di nullità del termine apposto al contratto intercorso tra le parti per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione di personale addetto al servizio smistamento e movimentazione carichi presso il C.P.O. di Benevento assente con diritto alla conservazione del posto nel periodo dal 16 gennaio al 13 marzo 2004. Il giudice di appello h’a ritenuto che il contratto conteneva elementi sufficienti per comprendere le ragioni dell’apposizione del termine poichè era indicata la zona in cui la prestazione doveva essere resa, le mansioni per le quali era chiesta la sostituzione oltre che la ragione della sostituzione stessa. Ha poi verificato che dalla prova testimoniale era risultata confermata da un canto l’insussistenza di vuoti organici nelle areole di destinazione e dall’altro l’effettività dell’esigenza sostitutiva.

Che per la cassazione della sentenza ricorre N.A. che articola tre motivi cui resiste con controricorso Poste Italiane s.p.a..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che i primi due motivi di ricorso, con i quali è denunciata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e l’omessa insufficiente motivazione in ordine ad un fatto decisivo per il giudizio, sono infondati. La Corte territoriale, con valutazione di merito del materiale probatorio acquisito nel corso del giudizio che in questa sede non può essere riesaminato, ha fatto corretta applicazione dei principi ripetutamente affermati da questa Corte in base ai quali “in tema di assunzione a termine di lavoratori subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, comma 2, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità.” (cfr. Cass. 26/01/2010 nn. 1576 e 1577 e numerose altre successive, si veda tra le molte Cass. 01/03/2016 n. 4020, 04/07/2016 n. 13587, 23/06/2016n. 13055 e ord. sez. VI-L 07/04/2017 n. 9134).

Che l’ultimo motivo di ricorso, con il quale è denunciata la violazione è falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10 comma 7, in tema di rispetto delle percentuali di contingentamento, deve essere dichiarato inammissibile sotto vari profili. Premesso che la sentenza della Corte di appello non affronta affatto il tema del contingentamento, era onere del ricorrente, in primo luogo, formulare la censura denunciando l’omessa pronuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ed enunciando in che termini la questione del contingentamento era stata prospettata prima davanti al Tribunale e poi in sede di appello. Va qui ribadito che ove si intenda riproporre in sede di legittimità un’eccezione non rilevabile di ufficio, formulata davanti al giudice di merito, e sulla quale questi abbia omesso di pronunciarsi, il ricorrente ha l’onere non solo di procedere all’esposizione del fatto processuale e degli elementi idonei a consentire la verifica della tempestiva proposizione dell’eccezione, in aderenza al principio di autosufficienza, ma anche di formulare specifico motivo di ricorso per vizio processuale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che il vizio di omessa pronuncia su un motivo di gravame ex art. 112 c.p.c., non si sottrae al principio della conversione delle nullità in motivi di impugnazione (cfr. Cass. 06/06/2012 n. 9108). Peraltro, trattandosi di termine apposto per far fronte ad esigenze di tipo sostitutivo di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, a norma dell’art. 10, comma 7, lett. b) è esente da limitazioni quantitative.

Che conclusivamente il ricorso deve essere rigettato e le spese, liquidate nella misura indicata in dispositivo, vanno poste a carico del ricorrente soccombente.

PQM

 

Corte, rigetta il ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 4000,00 per compensi professionali ed in Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie ed accessori dovuti per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA