Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23419 del 06/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 06/10/2017, (ud. 03/05/2017, dep.06/10/2017),  n. 23419

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9207-2014 proposto da:

S.T., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO VACIRCA,

rappresentato e difeso dall’avvocato CLAUDIO LALLI, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

ARST S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLA FALCONIERI

100, presso lo studio dell’avvocato PAOLA FIECCHI, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIUSEPPE MACCIOTTA, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO CAGLIARI – SEZ.DIST. DI

SASSARI, depositata il 02/10/2013 R.G. 415/2012;

avverso la sentenza n. 79/2012 del TRIBUNALE DI TEMPIO PAUSANIA,

depositata il 10/05/2012 R.G. 439/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/05/2017 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato FIECCHI PAOLA per delega verbale Avvocato MACCIOTTA

GIUSEPPE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Cagliari, sez. staccata di Sassari, con ordinanza emessa ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c. letta in udienza il 2 ottobre 2013, ha dichiarato inammissibile l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Tempio Pausania che aveva, in parziale accoglimento del ricorso di S.T., dichiarato l’illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso con A.R.S.T. -Azienda Regionale Sarda Trasporti – dal luglio 2008 al giugno 2009 e rigettato la domanda di conversione del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo al S. il risarcimento del danno liquidato secondo le previsioni della L. n. 183 del 2010, art. 32 determinato in due mensilità e mezzo dell’ultima retribuzione globale di fatto.

A fondamento della decisione, i giudici di merito ritenevano che i contratti stipulati con l’azienda appellante, istituita con L.R. Sardegna n. 16 del 1974, che all’epoca dei fatti era ente pubblico economico preposto ai trasporti regionali,non fossero suscettibili di essere convertiti in rapporti a tempo indeterminato, ostandovi da un lato il combinato disposto del D.L. n. 702 del 1978, art. 5 (conv. con L. n. 3 del 1979), e dall’altro la previsione della L.R. Sardegna n. 16 del 1974, art. 23 e della L. n. 153 del 1980, art. 8 e – sul presupposto che l’apposizione del termine fosse viziata da nullità – condannava l’azienda a risarcire i danni al lavoratore appellato, in applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32.

Per la cassazione della sentenza di primo grado e dell’ordinanza della Corte d’appello il S. ha proposto ricorso, affidato a cinque motivi, cui ha resistito con controricorso A.R.S.T. s.p.a., che ha depositato anche memoria ex art. 378 c.p.c.. La causa, chiamata all’udienza del 3 novembre 2016, è stata fissata a nuovo ruolo alla presente udienza in attesa della decisione delle Sezioni Unite n. 25513/2016.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto proposto oltre il termine di sessanta giorni di cui all’art. 325 c.p.c., decorrente, dalla lettura in udienza dell’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c. (e non dalla comunicazione della medesima).

2. Questa Corte di cassazione (Sez. U, Sentenza n. 25043 del 7 dicembre 2019ha avuto modo di precisare che ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, quando è pronunciata l’inammissibilità dell’appello per non avere l’impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta, contro il provvedimento di primo grado può essere proposto ricorso per cassazione nel termine di cui all’art. 325 c.p.c. decorrente dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza d’inammissibilità. Si applica, in quanto compatibile, l’art. 327 c.p.c.

3. Tale norma è stata interpretata dalla giurisprudenza di questa Corte nel senso che il termine c.d. breve entro cui proporre il ricorso decorre dalla comunicazione o notificazione dell’ordinanza d’inammissibilità, secondo quale avvenga per prima, salvo, in difetto, l’applicazione del termine c.d. termine lungo ex art. 327 c.p.c., in tal senso dovendosi intendere la clausola di compatibilità che accompagna il richiamo a quest’ultima norma, così vd. Cass. 25115/15, 15235/15, 15239/15 e 10723/14, cui adde S.U. n. 25208/2015).

4. Inoltre, è stato pure rilevato che se detta ordinanza sia stata pronunciata in udienza, il termine per proporre il ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, da identificare in quello c.d. breve di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2, decorre dall’udienza stessa per le parti presenti, o che avrebbero dovuto esserlo, secondo la previsione di cui all’art. 176 c.p.c. (v. l’ordinanza n. 25119/15).

5. Nella specie, l’ordinanza è stata pronunciata e letta all’udienza del 2 ottobre 2013 e depositata lo stesso giorno, sicchè non ne occorreva alcuna comunicazione. Di conseguenza il ricorso, avviato per la notificazione il 1.4.2014, risulta essere tardivo.

S’impone, pertanto, la declaratoria d’inammissibilità del ricorso medesimo.

6. Le spese del presente giudizio, vanno compensate posto che solo in epoca successiva alla proposizione del ricorso le Sezioni Unite di questa Corte hanno delineato il quadro interpretativo relativo alle modalità ed ai termini di impugnativa delle sentenza oggetto delle ordinanze emesse ai sensi degli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c.. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 3 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2017

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