Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2341 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2022, (ud. 12/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2341

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLOANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8004-2016 proposto da:

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR 17, presso lo

studio dell’avvocato ROMA MICHELE, rappresentata e difesa dagli

avvocati BOBBIO LUCIA, PIZZOFERRATO ALBERTO, PEDRAZZOLI NICOLO’;

– ricorrente –

contro

C.I., + ALTRI OMESSI, tutti elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA GIUSEPPE PISANELLI 4, presso lo studio dell’avvocato GIGLI

GIUSEPPE, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROSA

PAOLO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 79/2015 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

depositata il 17/12/2015 R.G.N. 75/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2021 dal Consigliere Dott. SPENA FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza del 17 dicembre 2015 la Corte d’Appello di Trento, per quanto ancora in discussione:

– confermava la sentenza parziale del Tribunale della stessa sede nella parte in cui – separata la domanda relativa all’accertamento della nullità del termine ed all’abuso del contratto a tempo determinato- accoglieva la domanda proposta dagli odierni controricorrenti, tutti docenti della Provincia Autonoma di Trento in forza di una serie di contratti a termine, per il pagamento delle differenze di retribuzione corrispondenti agli scatti di anzianità che sarebbero maturati in ipotesi di durata a tempo indeterminato del rapporto di lavoro;

– riformava la stessa sentenza nella parte in cui aveva detratto dalle somme maturate a tale titolo il trattamento stipendiale percepito dai docenti a termine per i mesi di luglio ed agosto.

2.La Corte territoriale disattendeva in via preliminare l’eccezione di ultrapetizione sollevata dalla Provincia, osservando che nei ricorsi di primo grado era stata proposta la domanda di riconoscimento della anzianità maturata nel corso della serie dei contratti a tempo determinato stipulati da ciascun docente, del tutto autonoma rispetto a quella di accertamento della nullità della clausola del termine. Il giudice del primo grado si era limitato ad interpretare la domanda ed ad applicare in modo coretto le norme di riferimento, secondo il principio “iura novit curia”.

3.Nel merito, reputava infondate le difese della Provincia appellante, osservando che la Provincia non aveva allegato e provato alcuna circostanza o modalità di esecuzione della prestazione idonea a distinguere oggettivamente l’attività dei docenti di ruolo da quella dei docenti a termine. I miglioramenti del trattamento economico dei docenti di ruolo in ragione della anzianità di servizio erano legati unicamente alla durata del rapporto, circostanza ricorrente identicamente anche per i rapporti a termine.

4.Era invece fondato l’appello incidentale svolto dai dipendenti a termine per contestare la detrazione, nella determinazione delle differenze di retribuzione loro dovute, del trattamento economico riconosciuto contrattualmente per il periodo estivo.

5. Tale trattamento economico, previsto dalla contrattazione della Provincia Autonoma, era migliorativo rispetto alla disciplina dei docenti a termine statali; sotto il profilo della discriminazione rilevava, tuttavia, la comparazione con il trattamento economico del personale di ruolo della Provincia Autonoma, rispetto al quale la disciplina contrattuale realizzava una parziale equiparazione e non un miglioramento.

6.Inoltre, la retribuzione estiva, prevista per coloro che avevano maturato i 180 giorni di servizio, trovava causa nella prosecuzione della disponibilità del personale supplente per tutti gli adempimenti e le esigenze che si fossero manifestate nel periodo estivo ed alla ripresa dell’anno scolastico. L’emolumento aveva dunque una causa autonoma.

7.Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la Provincia Autonoma di Trento, affidato a tre motivi di censura, cui gli intimati hanno resistito con controricorso.

8.Le parti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 312 del 1980, art. 53; del D.Lgs. n. 297 del 1994, artt. 485 e 526, della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE nonché delle seguenti disposizioni della contrattazione collettiva della Provincia Autonoma di Trento: artt. 83 e 86 CCPL del personale docente della Provincia Autonoma di Trento del 29.11.2004; art. 3 dell’accordo per il secondo biennio economico 2000/2001, del 15 maggio 2001, per il personale docente della Provincia Autonoma di Trento; art. 22 dell’accordo per il biennio economico 2008/2009 per il personale docente della Provincia Autonoma di Trento.

2.La Provincia, premesso che tanto la contrattazione collettiva nazionale che la contrattazione collettiva della Provincia Autonoma riconoscono ai docenti di ruolo un trattamento economico articolato per scagioni crescenti in relazione alla anzianità di servizio mentre il trattamento economico dei docenti a termine è sempre quello iniziale previsto per il corrispondente personale di ruolo, ha assunto non essere comparabili le posizioni dei docenti di ruolo e non di ruolo.

3.Sotto questo profilo ha fatto leva sulle differenti modalità di reclutamento dei docenti e sul fatto che la mancata concessione ai docenti a termine dei vantaggi economici connessi alla anzianità di servizio maturata nel corso dei precedenti rapporti a termine è bilanciata dalla duplice opportunità loro offerta: di ottenere l’immissione in ruolo con il possesso della abilitazione e del titolo di studio, senza superare un concorso pubblico; di vedersi riconosciuto il servizio pre-ruolo dopo l’immissione in ruolo ed in sede di ricostruzione di carriera.

4.Ha altresì dedotto che i contratti per il conferimento delle supplenze del personale docente sono esclusi dall’ambito applicativo della disciplina del D.Lgs. n.. n. 368 del 2001 e che le modalità di scelta del docente cui conferire l’incarico, sulla base del punteggio acquisito in graduatoria, escludono ogni collegamento tra un rapporto a termine e quello successivo.

5.Si deduce, in sostanza, che lo speciale regime di reclutamento del personale scolastico costituirebbe ragione obiettiva del trattamento economico differenziato, ai sensi della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE ed, inoltre, che la sentenza impugnata arrecherebbe un danno ingiusto alla Provincia, che aveva applicato le disposizioni della legge e della contrattazione collettiva.

6.Il motivo è inammissibile nella parte in cui denuncia in via diretta la violazione dei contratti collettivi della Provincia Autonoma di Tento, giacche, per consolidata giurisprudenza di questa Corte, la deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi di lavoro è consentita dall’art. 360 c.p.c., n. 3 soltanto in relazione alle fonti della autonomia collettiva di carattere “nazionale”, con esclusione dei contratti provinciali, anche delle province autonome, senza che tale limitazione possa dar luogo ad un dubbio di costituzionalità, atteso che il rilievo nazionale della disciplina, che giustifica l’intervento nomofilattico di questa Corte, rappresenta, altresì, l’elemento differenziale tra le fattispecie sufficiente a giustificare l’esercizio della discrezionalità del legislatore statale nel disciplinare i rimedi giurisdizionali (ex plurimis: Cassazione civile sez. lav., 14/01/2021, n. 551 e giurisprudenza ivi citata).

7. Nel resto, la censura è infondata.

8. Per quanto allegato dalla stessa Provincia ricorrente, per i docenti di ruolo i contratti collettivi della Provincia di Trento prevedono un sistema di progressione economica in ragione della anzianità di servizio sovrapponibile a quello disposto per i docenti statali dalla contrattazione collettiva nazionale del comparto scuola; per i docenti provinciali a termine trova, invece, applicazione la legislazione nazionale, che non consente progressioni economiche legate alla anzianità.

9. La amministrazione individua quale ragione obiettiva di tale disparità di trattamento la peculiarità della disciplina di reclutamento dei docenti a tempo indeterminato e del regime di conferimento delle supplenze nella Provincia Autonoma di Trento- (L. prov. PAT 7 agosto 2006 n. 5 e, per le assunzioni a termine, Regolamento di cui al Decreto del Presidente della Provincia 24 giugno 2008 n. 23-130/Leg., emanato in attuazione della suddetta L.P., art. 93)- che delinea un sistema del tutto omogeneo a quello previsto per i docenti dello Stato dal T.U. n. 297/1994.

10. Devono pertanto essere ribaditi, in riferimento ai docenti a termine della Provincia Autonoma di Trento, i medesimi principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte in relazione al trattamento economico dei docenti a termine della scuola statale; è ormai consolidata la affermazione della natura discriminatoria di tale trattamento, nella parte in cui non prevede, in ragione della natura a termine del rapporto di lavoro, alcuna progressione economica legata alla anzianità di servizio acquisita nel corso dei precedenti rapporti di lavoro (ex plurimis: Cassazione civile sez. lav., 17/07/2020, n.15352).

11. Ed invero la Corte di Giustizia da tempo ha affermato che:

a) la clausola 4 dell’Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact; 13.9.2007, causa C-307/05, Del Cerro Alonso; 8.9.2011, causa C177/10 Rosado Santana);

b) il principio di non discriminazione non può essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137, n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42);

c) le maggiorazioni retributive che derivano dall’anzianità di servizio del lavoratore, costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva (Corte di Giustizia 20.6.2019 in causa C-72/18, Ustariz Arostegui; Corte di Giustizia 9.7.2015, in causa C177/14, Regojo Dans, punto 44, e giurisprudenza ivi richiamata).

d) a tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, né rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perché la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit., punto 55; negli stessi termini Corte di Giustizia 5.6.2018, in causa C677/16, Montero Mateos, punto 57 e con riferimento ai rapporti non di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C302/11 e C305/11, Valenza; 7.3.2013, causa C393/11, Bertazzi).

12. I richiamati principi sono stati tutti rilbaditi dalla Corte di Lussemburgo nella sentenza del 20.6.2019 in causa C-72/18, Ustariz Arostegui, secondo cui “la clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che riserva il beneficio di un’integrazione salariale agli insegnanti assunti nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in quanto funzionari di ruolo, con esclusione, in particolare, degli insegnanti assunti a tempo determinato come impiegati amministrativi a contratto, se il compimento di un determinato periodo di servizio costituisce l’unica condizione per la concessione di tale integrazione salariale”.

13. Le considerazioni svolte dalla Provincia ricorrente prescindono dalle caratteristiche intrinseche delle mansioni e delle funzioni esercitate dai docenti a termine e fanno leva sulla natura non di ruolo del rapporto di impiego e sulla novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente, argomenti già ritenuti dalla Corte di Giustizia non idonei a giustificare la diversità di trattamento (si rimanda alle sentenze richiamate nella lettera d del punto precedente) nonché sulle modalità di reclutamento del personale nel settore scolastico e sulle esigenze che il sistema mira ad assicurare, ossia sulle ragioni oggettive del ricorso al contratto a tempo determinato, che rilevano ai sensi della clausola 5 dell’Accordo quadro e non sul piano delle ragioni richiamate nella clausola 4 (che attengono, invece, alle condizioni di lavoro che eventualmente distinguano i due tipi di rapporto in comparazione).

14. Con il secondo motivo la Provincia ha lamentato la violazione dell’art. 112 c.p.c. e la nullità della sentenza di primo grado e/o di quella di appello.

15. La censura afferisce al rigetto del motivo di appello con il quale veniva denunciato il vizio di ultrapetizione commesso dal Tribunale, per avere riconosciuto agli originari ricorrenti la progressione economica prevista per i docenti a tempo indeterminato mentre la domanda originaria era diretta ad ottenere la ricostruzione di carriera soltanto per effetto dell’accertamento della illegittimità della apposizione del termine e della conversione del rapporto a tempo indeterminato.

16.La Provincia ha trascritto le conclusioni rassegnate dai ricorrenti nel primo grado.

17. Il motivo è inammissibile.

18. Ed, invero, anche in caso di denunzia di un vizio processuale il potere di questa Corte di accesso diretto agli atti, ai fini della verifica del “fatto processuale”, resta condizionato al previo assolvimento dell’onere di rispettare il requisito della specificità dei motivi d’impugnazione, sicché l’esame diretto degli atti che la Corte è chiamata a compiere è pur sempre circoscritto a quegli atti ed a quei documenti che la parte abbia specificamente indicato ed allegato (Cass. SU. 22/05/2012, n. 8077).

19.Nella specie, la Provincia ricorrente si è limitata a trascrivere le conclusioni rassegnate nel ricorso di primo grado, senza dare conto dello sviluppo argomentativo del ricorso, nella parte in cui si deduceva il diritto alla ricostruzione della carriera.

20.Nella sentenza impugnata,invece, il giudice dell’appello ha escluso il vizio di ultrapetizione imputato alla sentenzà di primo grado sul rilievo che la domanda di riconoscimento della progressione per anzianità era del tutto autonoma rispetto a quella di accertamento della nullità della clausola, come risultava “dalla illustrazione della stessa nei ricorsi in primo grado” (pagina 15 della sentenza impugnata, in fine e pagina 16, in principio).

21. La amministrazione ricorrente avrebbe dovuto pertanto riportare, nell’odierno ricorso, la parte dell’atto introduttivo in cui si illustrava la domanda accolta.

22.La terza critica è proposta sotto il profilo della violazione dell’art. 36 Cost.. Il motivo afferisce alla statuizione che, accogliendo l’appello incidentale dei docenti, ha escluso la detraibilità dalle differenze di retribuzione riconosciute delle retribuzioni percepite dai docenti a termine nel periodo di sospensione estiva delle lezioni.

23. La amministrazione ha censurato la comparazione, posta a base della statuizione impugnata, con il trattamento economico riconosciuto ai docenti di ruolo, deducendo che per questi ultimi il pagamento della retribuzione nei mesi di luglio ed agosto è giustificato dalla permanenza del rapporto di servizio mentre per i docenti a termine si tratta di una condizione di impiego più favorevole prevista dalla contrattazione collettiva provinciale (art.

CCPL 26.11.2004 come mod. dall’art. 54 CCPL 15.10.2007), in assenza di attività lavorativa.

24.Si sostiene che la corretta applicazione dell’art. 36 Cost. comporterebbe l’assorbimento di detto trattamento migliorativo nelle differenze di retribuzione conseguenti al riconoscimento della progressione economica per anzianità di servizio.

25. Il motivo è inammissibile perché, nel denunciare erroneamente la violazione dell’art. 36 Cost. in una fattispecie nella quale, in ipotesi, si potrebbe profilare una “discriminazione alla rovescia” con gli assunti a tempo indeterminato, non si confronta con il decisum della sentenza impugnata e svolge considerazioni tutte incentrate su un presupposto, l’assenza del contratto e della prestazione nei mesi estivi, che, invece, la Corte territoriale ha escluso, valorizzando la disciplina dettata dal contratto provinciale;

26. Si è già detto nello storico di lite che la sentenza impugnata individua la causa del pagamento delle retribuzioni relative al periodo di sospensione delle lezioni nella “prosecuzione della disponibilità del personale supplente per tutti gli adempimenti ed esigenze che dovessero manifestarsi nel periodo estivo e alla ripresa dell’anno scolastico”.

27. Il motivo, fondato su un presupposto escluso dalla Corte territoriale, non indica le ragioni per le quali il giudice d’appello avrebbe errato nell’interpretare le disposizioni del contratto provinciale e, pertanto, è privo della necessaria riferibilità alla motivazione della pronuncia gravata.

28. La giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare che nel giudizio di cassazione, a critica vincolata, i motivi devono avere i caratteri della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, che comporta l’esatta individuazione del capo di pronunzia impugnata e l’esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le ragioni per le quali quel capo è affetto dal vizio denunciato, con la conseguenza che la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum è assimilabile alla mancata enunciazione, richiesta dall’art. 366 c.p.c., n. 4, e determina l’inammissibilità, in tutto o in parte del ricorso, rilevabile anche d’ufficio (cfr. fra le tante Cass. n. 20910/2017, Cass. n. 17125/2007, Cass. S.U. n. 14385/2007);

29.Il ricorso deve essere conclusivamente respinto.

30. Le spese di causa, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

31. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater) della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 5.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

 

 

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