Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23400 del 26/10/2020

Cassazione civile sez. III, 26/10/2020, (ud. 30/06/2020, dep. 26/10/2020), n.23400

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27971-2019 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PLACIDO ZURLA 57,

presso lo studio dell’avvocato SABRINA ROSSI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

PROTEZIONE INTERNAZIONALE ROMA, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistenti –

avverso la sentenza n. 3418/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 22/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/06/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI;

udito l’Avvocato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il ricorrente, S.M., proviene dal Senegal.

Ha fatto istanza alla Commissione territoriale di vedersi riconosciuta la protezione internazionale, sia quella sussidiaria, che, in alternativa quella umanitaria.

Ha addotto a sostegno della domanda di avere intrattenuto relazione sentimentale con la moglie di un capo religioso, situazione che, attese le tradizioni di quel posto, lo esporrebbe, in caso di rimpatrio, a pericolose rappresaglie.

La Commissione ha rigettato l’istanza, ed il ricorrente ha proposto ricorso all’autorità giudiziaria, che sia in primo che in secondo grado ha confermato il giudizio della autorità amministrativa.

In particolare, la corte di appello, adita ad impugnazione della decisione del Tribunale, ha ritenuto che non vi fossero le condizioni di vulnerabilità tali da giustificare la protezione richiesta. Ricorre S.M. con un motivo. V’è costituzione tardiva del Ministero senza controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

l.- La decisione impugnata ritiene che il ricorrente provenga da una zona del Senegal in cui non v’è notizia di violazione dei diritti fondamentali; che tale accertamento è stato compiuto dal giudice di primo grado sulla scorta di notizia fornite dal Ministero degli Affari Esteri; che dunque, non essendovi pericolo di vulnerabilità, non ha rilievo la circostanza che il ricorrente si sia inserito sia scolasticamente che professionalmente in Italia.

2.- Con l’unico motivo, il ricorrente contesta questa ratio, adducendo violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5.

Sostiene che la corte di merito ha omesso di compiere una adeguata comparazione tra la situazione di integrazione e quella in cui si troverebbe il ricorrente se rimpatriato.

Non avrebbe ossia considerato la sproporzione tra i due contesti di vita, limitandosi a prescindere dalla comparazione in ragione della ritenuta inesistenza di situazioni di vulnerabilità.

3.- Il motivo è fondato.

Va ribadito che in materia di protezione umanitaria, il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, al cittadino straniero che abbia realizzato un grado adeguato di integrazione sociale in Italia, deve fondarsi su una effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza (Cass. 4455/2018).

In sostanza, il giudizio per il riconoscimento della protezione umanitaria deve essere effettuato in relazione al singolo richiedente, ossia ai pericoli che costui concretamente corre, e non con riferimento alla astratta situazione politica, sociale del Paese di origine.

Questo giudizio concreto deve essere condotto tenendo conto del livello di integrazione raggiunto in Italia da richiedente e da cosa costui rischia, sotto il profilo dei suoi diritti fondamentali, in caso di rientro, ossia in base ad una comparazione che tenga conto della situazione “soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato”. (Cass. Sez. u. n. 29459/2019). Il livello di integrazione, dunque, da solo, non basta, ma neanche può ritenersi irrilevante, come si deduce dalla decisione impugnata, che sul solo presupposto della presunta non pericolosità della zona di provenienza, ha ritenuto giustificato il diniego qui impugnato.

In altri termini, la corte di merito deve procedere ad una valutazione comparativa (che a volte può essere sbilanciata a favore della vulnerabilità, quando questa risulti particolarmente evidente Cass. 1104/ 2020), in ragione della formulazione in termini di clausola generale del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 che genericamente richiama seri motivi di carattere umanitario, clausola che consente all’interprete di tener contro nell’accertamento del diritto alla protezione umanitaria anche del livello di integrazione raggiunto.

La corte di merito ha omesso una tale valutazione, ossia ha omesso di valutare se il ricorrente corra un pericolo di vedersi violati diritti fondamentali, in relazione alla situazione di integrazione raggiunta. Non ha in altri termini effettuato la comparazione tenendo conto dell’allegato livello di integrazione raggiunta, sostenendo erroneamente che tale integrazione non abbia alcun rilievo, ed inoltre ha basato il suo giudizio sulla oggettiva situazione del Paese di origine esclusivamente con riferimento al sito viaggiare sicuri la cui finalità è di fornire informazioni ai turisti, la cui sicurezza è diversa da quella del cittadino residente.

Il ricorso va pertanto accolto.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA