Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2339 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2022, (ud. 06/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2339

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27160-2018 proposto da:

A.S.D. BODY FLEX CLUB, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLA VITTORIA 34,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO MIRAGLIA, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, (già E.N.P.A.L.S. –

ENTE NAZIONALE DI PREVIDENZA E DI ASSISTENZA PER I LAVORATORI DELLO

SPETTACOLO), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE, LELIO

MARITATO, GIUSEPPE MATANO, ESTER ADA SCIPLINO;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA SUD S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 574/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 13/03/2018 R.G.N. 2965/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/10/2021 dal Consigliere Dott. BUFFA FRANCESCO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

STEFANO VISONA’, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’avvocato MASSIMO MIRAGLIA;

udito l’avvocato ANTONINO SGROI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. La corte d’appello di Roma con sentenza del 13.3.18, in riforma di sentenza del 17.4.15 del tribunale della stessa sede, ha rigettato l’opposizione dell’associazione in epigrafe alla cartella di pagamento dell’Inps per importo di Euro 83.299 per contributi e somme aggiuntive dovuti per rapporti di collaborazione di alcuni istruttori.

2. In particolare, la corte territoriale ha ritenuto sussistente l’obbligo contributivo a prescindere dalla natura subordinata o autonoma della collaborazione ed ha ritenuto interrotta la prescrizione dei contributi; ha poi ritenuto inapplicabile l’art. 67 lett. M) TUIR per difetto dei presupposti applicativi della norma (in particolare della non professionalità della prestazione e del carattere dilettantistico dell’associazione riconosciuto dal Coni con iscrizione al relativo registro).

3. Avverso tale sentenza ricorre l’associazione per sette motivi, cui resiste l’Inps con controricorso.

4. Con il primo motivo si deduce violazione degli artt. 434 – 436 bis e 348 bis e 348 ter c.p.c., per avere la sentenza impugnata disatteso l’eccezione di inammissibilità dell’appello per genericità dei motivi.

5. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, atteso che non riporta i motivi di appello dellinps e non mette questa Corte in condizione di valutare nemmeno in tesi la fondatezza della doglianza.

6. Con il secondo motivo, si deduce violazione dell’art. 2909 c.c. e artt. 434 e 343 c.p.c., per avere la corte territoriale ritenuto coperta da giudicato interno il rigetto dell’eccezione di nullità della cartella (sollevata per essere essa basata su ruolo emesso dopo la soppressione dell’ente), sebbene la relativa eccezione era stata riproposta nella memoria di costituzione in appello.

7. Il motivo è inammissibile, perché il passaggio della memoria d’appello riportata in ricorso non è sufficiente per concludere che sia stata riproposta anche in appello l’eccezione di nullità, sia perché non è stato riprodotto il contenuto del ruolo della cartella, non mettendo questa Corte in condizione di verificare la fondatezza della doglianza.

8. Il terzo motivo lamenta violazione della L. n. 335 del 1995, art. 9 e artt. 2943 e 2948 c.c. e art. 115 c.p.c., per la mancata considerazione dell’eccezione di prescrizione dei contributi, che la corte ha ritenuto interrotta con la notifica del verbale di accertamento e con le lettere di diffida.

9. Il motivo è infondato, in quanto, se è vero che il verbale ispettivo non ha valenza interruttiva della prescrizione in quanto proveniente da soggetto diverso dal creditore (Cass. 13218/13 e 17846/09), le lettere di diffida hanno valenza interruttiva per il credito nel suo intero ammontare (per il titolo indicato, in relazione al quale è fatta la richiesta di pagamento), a prescindere dalla quantificazione operata dal creditore, che potrebbe anche mancare (Sez. L, Sentenza n. 22751 del 03/12/2004, Rv. 579263 – 01).

10. Con i motivi seguenti si denunciano

plurime violazioni di legge per avere la corte territoriale ritenuto la configurabilità dell’obbligo contributivo a prescindere dalla natura subordinata del rapporto di lavoro (quarto motivo), senza accertare la natura autonoma dell’attività (quinto motivo), senza tener conto dell’esonero ex art. 67 TUIR, lett. M) (e richiedendo apodittica mente la professionalità dell’attività e la registrazione al CONI) (sesto motivo).

11. I motivi dal quarto al sesto possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione. Essi sono infondati.

12. Occorre premettere che la disciplina previdenziale dell’attività sportiva dilettantistica, non attratta nell’area dei professionisti indicati dalla L. n. 91 del 1981, art. 2, va rinvenuta nell’ambito di regolamentazione posto dal D.Lgs. C.p.S. n. 708 del 1947, che ha reso l’attività degli istruttori sportivi -quali “addetti agli impianti sportivi”- soggetta all’obbligo assicurativo presso l’ENPALS (vd. da ultimo Cass. n. 11375 del 2020), così estendo la relativa tutela previdenziale rispetto allo stretto limite della categoria dei lavoratori dello spettacolo. In particolare, Il D.M. 15 marzo 2005 n. 17445, sulla base della preesistente previsione contenuta D.Lgs. n. C.p.S. n. 708 del 1947, art. 3, comma 2, primo periodo, ha specificato che rientrano nell’ambito di applicazione della norma precedente, gli “impiegati, operai, istruttori ed addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi” che dunque sono soggetti in via generale all’obbligo assicurativo presso la gestione ENPALS, ora confluita presso l’INPS (v. Cass. 21245 del 08/10/2014).

13. In questo contesto va però valutata l’applicabilità al sistema previdenziale dell’art. 67 T.U.I.R., comma 1, lett. m): tale disposizione, nel testo modificato dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 253, e poi dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 299, lett. a) e b), prevede che, sono redditi diversi “se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente(…).

“m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogatiai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”.

14. La norma consente dunque di erogare, ai collaboratori di attività sportiva dilettantistica in favore di enti sportivi della medesima natura, somme sussumibili nella nozione fiscale di “redditi diversi” che, entro la soglia prevista dall’art. 69 T.U.I.R., comma 2, vigente ratione temporis (Euro 7500 per anno d’imposta) sono fiscalmente neutri.

15. La giurisprudenza di questa Corte di legittimità ha in più occasioni ritenuto che la disposizione in esame, quale eccezione all’obbligo contributivo previsto per gli addetti agli impianti sportivi, sia rilevante -ricorrendone i persupposti applicativi-anche in materia previdenziale (Cass. n. 11375 del 2020, Cass. n. 24365 del 2019, Cass. n. 21535 del 2019, Cass. n. 11492 del 2019, nonché Cass. n. 5904 del 2016).

16. A tale orientamento va data continuità: l’assenza di una espressa disciplina previdenziale, in materia di collaborazione resa in favore di associazioni dilettantistiche, non esime l’interprete dal considerare l’impatto della neutralizzazione degli effetti tributari delle erogazioni corrisposte in tale contesto, anche relativamente al calcolo dell’imponibile contributivo; si tratta invero di una relazione che, seppure riferita espressamente ai soli effetti tributari, esprime il più generale intento della legge di reputare un determinato valore monetario, riferito ad una determinata attività umana, non espressivo di un valore economico utile alla produzione di un reddito suscettibile di realizzare la base imponibile di una obbligazione patrimoniale pubblica.

17. Quanto alla portata della norma, va subito chiarito che essa non consente di includere all’interno dell’area dei redditi diversi le somme percepite da coloro i quali svolgono professionalmente le attività cui le somme si riferiscono.

18. Ciò si desume chiaramente dall’incipit dell’art. 67 TUIR che esclude a priori i redditi conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o in relazione alla qualità di lavoratore dipendente.

19. Il Collegio interpreta dunque la professionalità richiamata dalla norma in chiave soggettiva, inerente le modalità di svolgimento dell’attività, e non in relazione alla natura oggettiva dell’attività; sono esclusi dunque dai redditi diversi quelli provenienti non già da attività professionali, ma quelli derivanti da attività svolte professionalmente. Pesa in favore di tale conclusione la dizione dell’art. 53 TUIR, che ha precisato che, per esercizio di arti e professioni deve intendersi “l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo” diversa dall’attività di impresa, così precisando l’ambito di applicazione della riserva iniziale dell’art. 67 TUIR s.s..

20. La normativa fiscale, nell’ambito delle attività di lavoro autonomo, infatti, distingue i redditi derivanti dall’esercizio di “arti e professioni” ovvero dall’esercizio “per professione abituale ancorché non esclusiva di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui all’art. 5, comma 3, lett. c)” (art. 53 t.u.i.r.), dai redditi diversi derivanti da “attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente” (art. 67 t.u.i.r., lett. l).

21. Il reddito diverso, dunque, non può essere quello che deriva dall’esercizio abituale di una attività autonoma nel senso specificato, né il reddito tratto dall’esercizio professionale di attività coordinate e continuative, e per questo considerato assimilato a quello di lavoro dipendente (art. 50 t.u.i.r., lett. c).

22. In tal senso, peraltro, si era già espressa anche la Sezione terza penale di questa Corte di cassazione, con la sentenza n. 31840 del 18/07/2014, chiamata a verificare la violazione dell’obbligo di denuncia di dati obbligatori a fini previdenziali da parte del datore di lavoro, la cui omissione è penalmente sanzionata dalla L. n. 689 del 1981, art. 37 (come modificato dal L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116, comma 19).

23. Occorre, peraltro, rilevare che dall’affermazione della riferibilità dell’art. 67 TUIR anche ad effetti previdenziali, non discende certamente l’individuazione di una area di automatica esenzione dall’obbligo contributivo invocabile dalle associazioni o società formalmente riconosciute quali dilettantistiche, a prescindere cioè dalla effettiva e concreta riprova della presenza dei requisiti specifici richiesti dalla citata disposizione.

24. In questa prospettiva, rileva, dunque, a monte, la verifica, in sede giudiziale, della effettiva natura “dilettantistica” del soggetto (associazione e/o società sportiva) in favore del quale la collaborazione è stata esercitata.

25. Questa Corte di cassazione, soprattutto in ambito tributario, ha, in più riprese, osservato come l’accertamento a tale riguardo condotto dal giudice di merito derivi non (tanto) dall’elemento formale della veste giuridica assunta (associazione e/o società sportiva dilettantistica) e dal corretto inserimento in statuto di tutte le clausole riguardanti la via associativa, quanto piuttosto dal requisito di natura sostanziale, ossia dall’effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro e, quindi, da una operatività concreta conforme a quanto indicato nelle clausole dell’atto costitutivo e dello statuto, il cui onere probatorio ricade sulla parte contribuente, e non può ritenersi soddisfatto dal dato del tutto neutrale dell’affiliazione ad una federazione sportiva o al CONI (così sezioni tributarie Cass. n. 10393 del 2018; Cass. n. 23789 del 2016; Cass. n. 16449 del 2016; Cass. n. 2152 del 2020; negli stessi termini, Cass. sez. lav. n. 21535 del 2019 e n. 5904 del 2016 cit.).

26. In definitiva, da quanto sin qui esposto, può dunque affermarsi che gli addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere (incluse palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi) sono soggetti in via generale all’obbligo assicurativo presso la gestione ENPALS, ora confluita presso l’INPS, con esclusione delle sole prestazioni, sempre che siano compensate nei limiti monetari di cui all’art. 69 TUIR e purché non siano svolte con carattere di professionalità o nell’ambito di lavoro dipendente o di lavoro coordinato e continuativo, rese in favore di associazioni

o società che non solo risultano qualificate come dilettantistiche, ma che in concreto a prescindere dal dato del tutto neutrale dell’affiliazione ad una federazione sportiva o al CONI- posseggono tale requisito di natura sostanziale, ossia svolgono effettivamente l’attività senza fine di lucro.

27. Nel caso, la sentenza impugnata ha accertato la non ricorrenza delle condizioni per fruire della norma agevolatoria invocata, atteso da un lato lo scopo di lucro dell’attività e dall’altro il carattere abituale delle prestazioni in favore della stessa.

28. Con il settimo motivo si lamenta violazione degli artt. 2697,2702,2712 c.c. e artt. 122 e 115 c.p.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto i conteggi dell’INPS non contestati, sebbene non fossero stati prodotti ritualmente e fossero stati contestati.

29. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto non riproduce i passaggi della memoria di appello ove sarebbero stati specificamente contestati i conteggi, di cui peraltro, nemmeno in questa sede, il ricorrente ha fornito un indizio di erroneità.

30. Per tutto quanto detto, il ricorso deve essere rigettato.

31. Le spese seguono la soccombenza.

32. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento in favore dell’INPS delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 6.500,00 per compensi professionali, oltre spese al 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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