Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2338 del 29/01/2019

Cassazione civile sez. III, 29/01/2019, (ud. 25/05/2018, dep. 29/01/2019), n.2338

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – rel. Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 14038/2016 R.G. proposto da:

E.F., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Stefano Fasolo e

Valentino Gentile, con domicilio eletto presso lo studio

quest’ultimo in Roma, via Ippolito Nievo, n. 61;

– ricorrente –

contro

E.S., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Chiara Bullo e

Alberto Poncina, con domicilio eletto in Roma, via Ovidio, n. 32,

presso lo studio dell’Avv. Bruno Chiarantano;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia depositata il 2

marzo 2016.

Udita la relazione svolta in Camera di consiglio dal Consigliere

Dott. Cosimo D’Arrigo;

letta la sentenza impugnata;

letti il ricorso, il controricorso e le memorie depositate ai sensi

dell’art. 380-bis-1 c.p.c..

Fatto

RITENUTO

E.F. costituiva con il fratello S. e con il padre G. un nucleo cooperatore facente parte della Cooperativa Agricola Coltivatori Diretti Treporti s.c.ar.l., ottenendo un lotto di terreno coltivabile. Nel 1984, tale lotto veniva suddiviso tra i tre, in vista della emananda legge che avrebbe dovuto disciplinare il trasferimento a titolo oneroso dei lotti ai soci assegnatari.

Con la L. 4 ottobre 1986, n. 652, veniva riconosciuta all’Amministrazione delle Finanze la facoltà di vendere a trattativa privata, ai soci della cooperativa, i lotti di cui essi risultavano assegnatari.

Due giorni prima dell’emanazione della legge, decedeva E.G..

Essendo rimasta indivisa la porzione del lotto convenzionalmente assegnata a quest’ultimo, i fratelli E.F. e S. presentavano, nel 1990, due separate domande per l’acquisto delle parti di lotto di loro pertinenza.

Il 31 marzo 2003 E.S. stipulava l’atto notarile di compravendita dell’intera area ricompresa nel mappale (OMISSIS) con i sovrastanti fabbricati, nonostante E.F. deducesse che tale acquisto fosse illegittimo, in quanto il primo piano del fabbricato e le aree riservate a magazzino gli erano state assegnate. E.F. citava dunque in giudizio il fratello, innanzi al Tribunale di Venezia, onde ottenere la declaratoria di parziale nullità dell’atto di compravendita, nonchè il risarcimento dei danni subiti. Per quanto emerge dalla lettura del ricorso, il giudizio è ancora pendente in appello.

Parallelamente, E.F. querelava suo fratello per truffa aggravata e falso e si costituiva parte civile nel relativo processo penale. In primo e secondo grado, E.S. veniva condannato per i reati di cui agli artt. 640 e 483 c.p., nonchè al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. Questa Corte, con sentenza penale n. 31585 del 2011, rilevava l’intervenuta prescrizione per i delitti contestati all’imputato e annullava senza rinvio la condanna penale e rinviava al giudice civile competente in grado d’appello per le sole domande civili.

E.F. introduceva il giudizio civile di rinvio per ottenere la condanna al risarcimento dei danni nei confronti del fratello. La Corte d’appello di Venezia rigettava la domanda.

Avverso tale sentenza, E.F. ha proposto ricorso per cassazione, formulando cinque motivi di censura. E.S. ha resistito con controricorso.

Il pubblico ministero non ha ritenuto di depositare conclusioni scritte.

E.F. ha depositato memorie difensive.

Diritto

CONSIDERATO

In considerazione dei motivi dedotti e delle ragioni della decisione, la motivazione del presente provvedimento può essere redatta in forma semplificata.

In via preliminare va rilevato che, in data (OMISSIS), è deceduto E.S.. In sua sostituzione si è costituita l’erede E.M., ma il mandato alle liti da costei conferito ai difensori non è valido. Si tratta, infatti, di una procura speciale rilasciata a margine della nuova comparsa di costituzione, eventualità non contemplata dall’art. 83 c.p.c., comma 3, nella versione anteriore alla modifica apportata dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, applicabile ai giudizi introdotti anteriormente al 4 luglio 2009. Piuttosto, il conferimento dei poteri rappresentativi ai difensori si sarebbe dovuto fare con procura notarile o per scrittura privata autenticata.

Poichè nel giudizio di cassazione opera il principio dell’impulso d’ufficio e non trovano, pertanto, applicazione i comuni eventi interruttivi del processo contemplati in via generale dalla legge. (v., da ultimo, Sez. 1, Sentenza n. 7477 del 23/03/2017, Rv. 645844), non si applica l’istituto dell’interruzione, il rapporto processuale rimane regolarmente instaurato nei confronti di E.S..

Sempre in via preliminare va dichiarata l’improcedibilità del ricorso.

Nel ricorso si afferma l’avvenuta notifica della sentenza impugnata in data 4 aprile 2016. Tuttavia, il ricorrente non ha depositato la copia della sentenza che gli è stata notificata, nè la relativa relata di notificazione.

Anche nell’elenco degli allegati al ricorso, al punto a), si indica la copia autentica della sentenza, ma non di quella notificata.

In conclusione, il ricorso difetta della condizione di procedibilità prevista dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2.

Infatti, in tema di ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata e il ricorrente abbia depositato come nel nostro caso – la sola copia autentica della stessa priva

della relata di notifica, deve applicarsi la sanzione

dell’improcedibilità, ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, a nulla rilevando che il ricorso sia stato notificato nel termine breve decorrente dalla data di notificazione della sentenza, ponendosi la procedibilità come verifica preliminare rispetto alla stessa ammissibilità (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21386 del 15/09/2017, Rv. 645764; Sez. 3, Sentenza n. 13751 del 31/05/2018, Rv. 648799).

Il ricorso, non supera neppure la prova di resistenza, dal momento che la sentenza è stata pubblicata il 2 marzo 2016 e quindi il termine per impugnare stabilito dall’art. 325 c.p.c., sarebbe scaduto il 2 maggio 2016, mentre il ricorso è stato presentato all’ufficiale giudiziario per la notificazione in data 31 maggio 2016.

Nè la relata di notifica risulta comunque nella disponibilità della Corte, perchè prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio; unica ipotesi, questa, in cui non si può fare applicazione della sanzione dell’improcedibilità (Sez. U, Sentenza n. 10648 del 02/05/2017, Rv. 643945).

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile.

Ricorrono altresì i presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, sicchè va disposto il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, senza spazio per valutazioni discrezionali (Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).

PQM

dichiara improcedibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2019

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