Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23373 del 09/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 09/11/2011), n.23373

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 22049/2009 proposto da:

SRL EDILMAIS 3000 (OMISSIS) in persona del suo legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLE BALENIERE 98, presso lo studio dell’avvocato BOSCHETTI

Giuliano, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

RIVELLESE NICOLA, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 90/2008 della Commissione Tributaria Regionale

di ROMA del 22.5.08, depositata il 15/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE

CENICCOLA.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Roma ha accolto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 287/54/2006 della CTP di Roma che aveva accolto rigettato il ricorso della contribuente società Edilmais 3000 srl – ed ha così confermato l’avviso di rettifica e liquidazione concernente l’atto di compravendita di un terreno edificabile in località (OMISSIS) (stipulato nell’anno 2001) con il quale era stato rideterminato in aumento il prezzo dichiarato (da L. 200.000 a L. 605.000.000) e rideterminato il valore finale ai fini INVIM. La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo da un canto che fosse tempestivo l’esercizio del potere impositivo (a fronte della decadenza che era stata invece rilevata da parte della CTP di Roma) e d’altro canto che il provvedimento fosse stato idoneamente motivato e corretto. La CTR rilevava infine che nessuna prova documentale era stata prodotta dalla società contribuente onde dimostrare l’esistenza dei “vincoli negativi che fanno ritenere fittizia l’edificabilità esistente”, nel mentre l’Agenzia aveva allegato al provvedimento impositivo la stima dell’URTE “dal quale scaturiva la rettifica, nel rispetto del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 2 bis”.

La società contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

L’Agenzia resiste con controricorso.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore, componente della sezione di cui all’art. 376 c.p.c. – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti (dovendosi preliminarmente ritenere inammissibile il primo motivo di ricorso, fondato sulla violazione dell’art. 3 dello Statuto del contribuente, poichè non è detto in alcun modo in che cosa consisterebbe la violazione dell’anzidetta norma compiuta dal giudice del merito; inammissibili i motivi n. 2 e 3 – fondati su violazione di legge e vizio di motivazione – perchè non assistiti nè da quesito di diritto nè da indicazione sintetico-riassuntiva e perciò in manifesta violazione dell’art. 366 bis c.p.c.), va ritenuto fondato e da accogliersi il quarto motivo di ricorso.

Con il predetto quarto motivo (rubricato come: “Omessa e/o insufficiente motivazione relativamente alla valenza della stima dell’UTE ed alla documentazione versata in atti, non esaminata”, rubrica che già costituisce idoneo momento di sintesi delle ragioni su cui è fondato il motivo di impugnazione) la ricorrente si duole in sostanza del fatto che il giudice del merito abbia fatto superficiale esame della stima dell’UTE allegata al provvedimento impositivo (nella parte in cui quest’ultima riconosceva resistenza di “alcune tipologie di vincoli da superare” e d’altra parte evidenziava di non averne avuto perfetta conoscenza) e superficiale o omesso esame della documentazione versata in atti dalla società contribuente (doc. 10, 11, 12 e 13) ai fini di comprovare l’esistenza dei vincoli all’edificabilità.

Circa il contenuto di detta stima (allegata al provvedimento ma non documentata con gli atti di compravendita menzionati per paragone) e circa la esistenza e rilevanza dei documenti prodotti dalla parte contribuente, è la stessa parte resistente che nel proprio controricorso (sovvenendo al difetto di non esaustiva specificità del ricorso introduttivo) offre opportuni elementi di conferma, evidenziando che dagli stessi documenti risultano circostanze utili ai fini della più opportuna stima dell’immobile.

Emerge invece dalla sentenza impugnata che il giudice del merito non abbia tenuto conto alcuno di detti documenti, essendosi limitato a rilevare che “nessuna prova documentale è stata prodotta”, senza indicare la ragione per la quale non ha ritenuto che il contenuto di detti documenti sia rilevante ai fini di causa. E ciò rileva non già per la valutazione della giustizia o meno della decisione, ma come indice della presenza di difetti sintomatici di una possibile decisione ingiusta, che tali possono ritenersi solo se sussiste un’adeguata incidenza causale (come nella specie esiste) dell’errore oggetto di possibile rilievo in cassazione, esigenza a cui la legge allude con il riferimento al “punto decisivo” (in termini Cass. Sez. 3, Sentenza n. 7635 del 16/05/2003).

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza.

Roma, 6 maggio 2011.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto. che le spese di lite posso essere regolate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR Lazio che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese di lite del presente grado.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2011

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