Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23370 del 06/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 06/10/2017, (ud. 17/07/2017, dep.06/10/2017),  n. 23370

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. IZZO Fausto – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 17243/2009 R.G. proposto da:

Z. Group S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro

tempore Z.A., elettivamente domiciliata in Roma, Via

Marocco n. 18, presso lo Studio “Trivoli & Associati”,

rappresenta e difensa dall’Avv. Giuseppe Cacciato, giusta delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia n. 40/15/08, depositata il 10 giugno 2008.

Sentita la relazione svolta nella udienza camerale del 17 luglio 2017

dal Cons. Dott. Ernestino Luigi Bruschetta.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’impugnata sentenza n. 40/15/08 depositata il 10 giugno 2008 la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in riforma della decisione n. 118/02/06 della Commissione Tributaria Provinciale di Lodi, respingeva il ricorso promosso da Z. S.p.A. contro la cartella n. (OMISSIS), quest’ultima notificata alla incorporata FQ ITALIA S.r.l., con la quale cartella veniva recuperata IVA non versata nel 2001, non avendo l’Agenzia delle Entrate riconosciuto il credito IVA maturato nel 2000, portato in detrazione nella dichiarazione del 2001, in quanto in quell’anno 2000 non era stata presentata la dichiarazione.

2. Dopo aver dato atto che la CTP aveva accolto il ricorso della contribuente sia perchè aveva ritenuto che l’omessa dichiarazione IVA 2000 non poteva impedire il riconoscimento del credito posto in compensazione nel 2001, sia perchè aveva ritenuto che nemmeno il condono L. 27 dicembre 2002, n. 289, ex art. 9, a cui la contribuente aveva aderito fosse d’ostacolo al riconoscimento del credito IVA, la CTR rigettava il ricorso della Z. S.p.A. atteso che a suo giudizio la domanda di condono avrebbe reso “impossibile effettuare la verifica circa la reale esistenza del credito”.

3. La Z. Group S.p.A., già Z. S.p.A., proponeva ricorso per cassazione affidato a tre motivi, a cui l’ufficio resisteva con controricorso.

4. Con il primo motivo la contribuente denunciava la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, deducendo a riguardo che la sentenza aveva solamente affermato che l’adesione al condono aveva comportato la perdita del credito, senza tuttavia rendere evidente “l’iter logico giuridico” della decisione, con la conseguente mancanza di materiale motivazione; il motivo è però infondato perchè, come è stato ricordato, la CTR aveva invece chiarito che la ragione per cui riteneva che l’adesione al condono non consentiva il riconoscimento del credito IVA, doveva farsi consistere nella circostanza che ciò aveva reso “impossibile effettuare la verifica circa la reale esistenza del credito”.

5. Con il secondo motivo la contribuente, dopo aver dedotto che nessuna norma stabiliva la perdita del credito per la ragione che l’adesione al condono impediva all’amministrazione la verifica dello stesso, denunciava la violazione della cit. L. n. 289, art. 9, comma 9, u.p., atteso che invece quest’ultima disposizione riconosceva espressamente i crediti derivanti dalle dichiarazioni già presentate, come in effetti nella concreta fattispecie era avvenuto con la dichiarazione del 2001; il motivo è fondato, anche alla luce della lettura fornita da Corte Cost. n. 340 del 2005 al cui avviso “le disposizioni censurate vanno intese nel senso che il condono non influisce di per sè sull’ammontare delle somme chieste a rimborso, non impone al contribuente la rinuncia al credito e non impedisce all’erario di accogliere tali richieste, allorchè la pretesa al rimborso sia riscontrata fondata, non impedendo pertanto l’accertamento dell’inesistenza dei crediti posti a base delle richieste di rimborso, data la natura propria del condono, che incide sui debiti tributari dei contribuenti e non sui loro crediti”; la lettera della cit. L. n. 289, art. 9, comma 9, è quindi nel senso del riconoscimento del credito d’imposta anche in caso di adesione al condono, quando ovviamente il credito sia vero è reale, perchè altrimenti come osservato da Corte Cost. n. 340 cit., l’inesistenza del credito ben può essere contestata dall’ufficio; è pertanto errata l’affermazione della CTR secondo cui l’adesione al condono della contribuente aveva reso “impossibile effettuare la verifica circa la reale esistenza del credito” (Cass. sez. un. n. 16692 del 2017; Cass. sez. trib. n. 20433 del 2014); del resto, occorre anche definitivamente rilevare che l’IVA in quanto imposta “europea” non era condonabile (Cass. sez. trib. n. 2915 del 2013), che pertanto l’adesione al condono doveva essere considerata in qualunque senso ininfluente, cioè improduttiva di alcun effetto ai fini IVA e dell’accertamento della stessa.

6. Con il terzo motivo la contribuente denunciava, per il caso di “caso di accoglimento del precedente motivo”, la violazione del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 8,comma 3, sostenendo che il credito poteva sempre essere portato in detrazione entro il secondo anno successivo al suo maturarsi, senza che alcuna norma prevedesse che a ciò fosse d’ostacolo l’omessa dichiarazione IVA; il motivo è però inammissibile, atteso che la CTR non ha pronunciato sullo specifico punto, all’evidenza assorbito dall’unica veduta statuizione per cui l’adesione condono aveva reso “impossibile effettuare la verifica circa la reale esistenza del credito”, con il conseguente necessario riesame della questione da parte del giudice del rinvio (Cass. sez. trib. n. 23558 del 2014).

7. La sentenza deve essere perciò cassata e rinviata alla CTR.

PQM

 

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara infondato il primo e inammissibile il terzo; cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che in altra composizione dovrà decidere la controversia uniformandosi ai superiori principi e regolare le spese di ogni fase e grado.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2017

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