Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23332 del 19/09/2019

Cassazione civile sez. III, 19/09/2019, (ud. 14/05/2019, dep. 19/09/2019), n.23332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25651-2017 proposto da:

COMMISSARIO DI GOVERNO BONIFICA E TUTELA ACQUE REGIONE CAMPANIA

DELEGATO EX OPCM, in persona del legale rappresentante pro tempore,

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI in persona del Presidente del

Consiglio dei Ministri pro tempore, elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

VITTORIA ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO, 32,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO VANNICOLA, rappresentata

e difesa dall’avvocato EBE NANNEI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3491/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 27/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/05/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Commissario di Governo per la Bonifica e la Tutela delle Acque nella Regione Campania convenne davanti al Tribunale di Napoli la Vittoria Assicurazioni S.p.A. per sentir pronunciar la condanna della medesima al pagamento a prima richiesta della polizza stipulata a garanzia del contratto di appalto per le opere di fognatura ed impianto di depurazione della zona nolana aggiudicato alla società Sarfati.

Il Tribunale rilevò che la società (OMISSIS) era stata dichiarata fallita in data 29/11/2007, mentre il Commissario di Governo aveva disposto la risoluzione unilaterale del contratto in data 17/6/2008 successivamente alla dichiarazione di fallimento; ciò aveva determinato l’illegittimità della pretesa di risarcimento dei danni nei confronti della società appaltatrice e dell’escussione delle polizze fidejussorie relative al contratto. Conseguentemente il Tribunale ha rigettato la domanda, condannando l’amministrazione alle spese.

Il Commissario del Governo e la Presidenza del Consiglio hanno proposto appello rappresentando che le polizze stipulate erano a prima richiesta e cioè contratti autonomi di garanzia, di guisa che, venendo meno l’applicabilità dell’art. 1957 c.c., esse dovevano essere pagate a prima richiesta.

La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 3491 del 27/7/2017, confermando la pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda, escludendo che le polizze in esame potessero essere considerate “contratti autonomi di garanzia”, in applicazione della giurisprudenza di questa Corte che, pur ritenendo che la polizza a prima richiesta tenga il luogo della cauzione, non esclude la possibilità di altre opzioni interpretative, capaci di riportare il contratto nell’ambito della fidejussione, accessoria al contratto principale. La Corte d’Appello ha ribadito che, essendosi il contratto di appalto sciolto per effetto della dichiarazione di fallimento, non vi era stata la risoluzione per fatto imputabile all’appaltatore, di guisa che non vi erano neppure le condizioni per escutere la garanzia. Il fallimento non può produrre danno risarcibile, atteso che l’inadempimento non deriva dalla volontà dell’obbligato ma dalla legge che spossessando il fallito gli preclude la possibilità di eseguire le prestazioni, a differenza dello stato di insolvenza non seguito dal fallimento, in cui è l’inadempimento, in quanto tale, a determinare l’obbligo risarcitorio.

Conseguentemente l’appello è stato rigettato, con compensazione delle spese.

Avverso la sentenza la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Commissario del Governo per la Bonifica e la Tutela delle Acque nella Regione Campania ricorrono sulla base di un unico motivo, illustrato da memoria. Resiste la Vittoria Assicurazioni con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso – violazione e falsa applicazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362,1363,1364 e 1366 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – le ricorrenti, invocando sostanzialmente il contenuto della nota pronuncia di questa Corte a S.U. n. 3947 del 18/2/2010, affermano che la polizza fidejussoria stipulata dall’appaltatore con una compagnia di assicurazione a favore del terzo committente, con lo schema del contratto a favore di terzo, non possa in alcun modo essere ricondotta allo schema della fidejussione, attenendo a contratto con causa completamente distinta quale, appunto, il contratto autonomo di garanzia, del tutto scisso dalle vicende del rapporto sottostante. Ciò premesso le ricorrenti menzionano specificatamente singole parti della clausola in questione dalle quali si evincerebbe la natura autonoma del contratto.

1.1 Il motivo, che potrebbe ritenersi in astratto anche fondato in ragione del fatto che, di norma, la polizza fidejussoria collegata ad un contratto di appalto di opera pubblica è un contratto autonomo di garanzia, con pagamento a prima richiesta, tuttavia non consente di pervenire all’accoglimento del ricorso perchè resta del tutto incensurata la principale ratio decidendi dell’impugnata sentenza, quella secondo la quale, essendo intervenuta la dichiarazione di fallimento dell’appaltatore prima dell’avvio della procedura di risoluzione e senza che si sia verificato e fatto constare dalla committente un inadempimento dell’appaltatore che avrebbe potuto legittimare l’esercizio del potere dell’amministrazione di risolvere il contratto prima della dichiarazione di fallimento, il fallimento ha determinato lo scioglimento del contratto di appalto, con tutte le garanzie prestate dall’appaltatore.

Questa ratio decidendi non è impugnata e ciò determina la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. La giurisprudenza di questa Corte è peraltro consolidata nel senso di ritenere che il procedimento di risoluzione per inadempimento dell’appaltatore da parte della stazione appaltante ai sensi della vecchia L. n. 2248 del 1865, artt. 340, 341 e 345poi trasfusa nel Codice degli Appalti, non possa essere attivata nell’ipotesi di fallimento dell’appaltatore salvo che non si sia verificato un precedente inadempimento dello stesso che legittimi tale potere (Cass., 1, n. 4454 del 23/2/2018, ed altre), mentre la dichiarazione di fallimento determina lo scioglimento ex nunc dei contratti di appalto in corso, senza alcuna connotazione di illiceità dell’appaltatore (Cass., 1, n. 4616 del 6/3/2015; Cass., 1, n. 23810 del 20/11/2015).

2. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e la condanna delle ricorrenti alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, oltre che al cd. “raddoppio” del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna le amministrazioni ricorrenti in solido a pagare, in favore di parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 10.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 14 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 settembre 2019

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