Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23325 del 16/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 16/11/2016, (ud. 21/09/2016, dep. 16/11/2016), n.23325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17615/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

T.M.G. TRADE MANAGEMENT GROUP S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA

PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato STEFANO RIGUTTO, giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 380/22/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di MILANO, emessa il 22/01/2015 e depositata il

09/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA;

udito l’Avvocato Stefano Rigutto, per la controricorrente, che si

riporta al controricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. Con l’unico motivo di ricorso, proposto “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”, si lamenta l’omesso esame di fatto decisivo sul quale vi è stata discussione tra le parti”, per avere la C.T.R. recepito la difesa della contribuente di “aver versato, per ravvedimento operoso, l’importo di Euro 190.010,00 a titolo di Iva”, a mezzo F24 – e conseguentemente “di non dovere le somme iscritte a ruolo” (originariamente pari ad Euro 128.000,00) – senza tuttavia considerare la circostanza (v. controdeduzioni trascritte a pag. 6 del ricorso) che, estinguendo con detto versamento il debito Iva di Euro 186.923,00 (liquidato nel quadro la contribuente avrebbe potuto disporre di un credito d’imposta di soli Euro 3.089,00, mentre aveva portato in compensazione il maggior credito di Euro 39.607,00 (che però non trovava riscontro al rigo VL22 della dichiarazione relativa all’anno 2006, recante invece un credito di Euro 16.468,00), con conseguente iscrizione a ruolo per la differenza, pari ad Euro 36.521,00.

2. Il motivo, anche in considerazione della mancanza di specifiche controdeduzioni sul punto – nel controricorso, merita accoglimento.

3. Ed invero il giudice d’appello, pur riportando nello svolgimento del processo la deduzione dell’Ufficio in ordine al contestato utilizzo in compensazione del credito Iva di Euro 39.607,00, non ne fa alcuna menzione nella parte motiva, contenente solo il generico riferimento ad un “prospetto” in cui la società avrebbe “messo in evidenza le singole liquidazioni IVA del periodo” ed alla tempestività del suo ravvedimento operoso.

4. In conclusione, in accoglimento del motivo di ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al giudice d’appello che, in diversa composizione, provvederà anche alla statuizione sulle spese processuali del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 21 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2016

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