Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23321 del 16/11/2016

Cassazione civile sez. VI, 16/11/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 16/11/2016), n.23321

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 50/2014 proposto da:

S.M., (OMISSIS), in proprio e quale socio

accomandatario e legale rappresentante della GELA di

S.M. & C. s.a.s., elettivamente domiciliato in ROMA, alla via

MONTE ZEBIO 32, presso lo studio dell’avvocato FABIO ACCARDO,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MUNNO, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

GIOCHI PREZIOSI SPA, in persona del Consigliere delegato,

elettivamente domiciliata in ROMA, alla piazza UNITA’ 13, presso lo

studio dell’avvocato LUISA RANUCCI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ALESSANDRO CARLANDREA VALERIO, giusta procura in calce

al controricorso;

– controricorrente

e contro

O.C.; PROCURATORE GENERALE PRESSO la CORTE D’APPELLO di

NAPOLI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 130/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 14/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/07/2016 dal Consigliere Relatore, D.ssa. Magda Cristiano.

Fatto

FATTO E DIRITTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1) S.M.; in proprio e nella qualità di legale rappresentante della GE.IA di S.M. & C. s.a.s., impugna con ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, la sentenza della Corte d’appello di Napoli che ha respinto il reclamo da lui proposto contro la sentenza del tribunale che, ad istanza della Giochi Preziosi s.p.a., aveva dichiarato il fallimento della società ed il suo fallimento personale.

La creditrice istante resiste con controricorso, mentre il curatore del Fallimento intimato non svolge attività difensiva.

2) Con il primo ed il secondo motivo il ricorrente lamenta il rigetto dell’eccezione di nullità della sentenza dichiarativa per violazione del diritto al contraddittorio, sollevata sia perchè all’udienza dell’11.6.013 il giudice delegato all’istruttoria prefallimentare aveva autorizzato la riapertura del verbale, dando atto della tardiva comparizione del procuratore della creditrice istante, sia perchè non gli era stato concesso un termine per replicare alla memoria difensiva, cui erano allegati nuovi documenti, depositata da Giochi Preziosi all’udienza successiva.

2.1) Con il terzo motivo il S. denuncia il vizio di omessa pronuncia della sentenza impugnata, che avrebbe omesso di statuire sul motivo di reclamo con il quale egli aveva dedotto la tardività della memoria e della documentazione, depositate oltre il termine fissato dal giudice nel decreto di convocazione.

2.2) Con il quarto ed il quinto motivo il ricorrente lamenta che la corte del merito abbia ritenuto frutto di un mero errore materiale il fatto che la sentenza dichiarativa affermasse che la GE.IA non si era costituita, tralasciando di considerare che l’errore aveva comportato l’omesso esame delle difese svolte per contrastare il ricorso per fallimento e che ne avrebbero comportato il rigetto.

2.3) Con il sesto motivo contesta che il giudice del reclamo potesse ovviare alle nullità della sentenza del tribunale esaminando in via diretta il merito della controversia e motivando in luogo del primo giudice in ordine alle ragioni della decisione.

2.4) Con il settimo motivo denuncia, infine, l’omesso esame del fatto decisivo costituito dall’insussistenza del credito della Giochi Preziosi, portato in parte da quattro assegni le cui firme di traenza erano state disconosciute in sede di opposizione a precetto e che, comunque, non avevano valenza di titoli esecutivi e, per altra parte, da assegni impugnati con querela di falso.

3) Il primo ed il secondo motivo appaiono inammissibili, atteso che sia in sede di reclamo sia nella presente sede di legittimità il ricorrente si è limitato a denunciare la violazione del suo diritto al contraddittorio, ma non ha indicato quale pregiudizio abbia concretamente subito in conseguenza dell’asserito, omesso rispetto da parte del primo giudice di regole processuali formali che, non essendo riconducibile ad alcuna delle ipotesi contemplate dagli artt. 353 e 354 c.p.c., avrebbe eventualmente potuto dar luogo a ragioni di nullità della sentenza da far valere coi motivi di impugnazione.

3.1) Anche il terzo motivo appare inammissibile, per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in quanto il ricorrente non ha specificamente allegato al ricorso gli atti processuali (verbale dell’istruttoria prefallimentare e reclamo) dai quali dovrebbe desumersi che l’eccezione di inammissibilità della memoria e dei documenti depositati da Giochi Preziosi era stata tempestivamente sollevata e ribadita nell’atto di impugnazione. In ogni caso, l’eccezione, quand’anche ritualmente proposta, è stata implicitamente respinta dalla corte territoriale, che, decidendo nel merito, l’ha evidentemente ritenuta priva di rilievo al fine di una diversa soluzione della controversia. Va inoltre ricordato che il mancato esame da parte del giudice, sollecitazione dalla parte, di una questione puramente processuale non può dar luogo al vizio di omessa pronunzia, il quale è configurabile con riferimento alle sole domande di merito, e non può assurgere quindi a causa autonoma di nullità della sentenza, potendo profilarsi al riguardo una nullità (propria o derivata) della decisione, per la violazione di norme diverse dall’art. 112 c.p.c. (nella specie non invocate dal ricorrente), qualora la soluzione implicitamente data dal giudice alla questione medesima si riveli errata (Cass. n. 7406/014).

3.2) Inammissibili appaiono anche il quarto ed il quinto motivo di ricorso, che, ancora una volta, non chiariscono quale concreto pregiudizio sia derivato al ricorrente dall’eventuale, omesso esame da parte del tribunale delle difese svolte in sede di istruttoria prefallimentare.

3.3) Il sesto motivo appare manifestamente infondato, atteso che il principio desumibile dall’art. 161 c.p.c., secondo cui i motivi di nullità della sentenza si convertono in motivi di impugnazione, non subisce eccezioni ed è certamente applicabile anche in terna di sentenza dichiarativa di fallimento: del tutto correttamente, pertanto, la corte territoriale ha ritenuto di potere, ed anzi di dovere, scendere all’esame del merito al fine di ovviare alle lacune motivazionali della sentenza di primo grado.

3.4) Il settimo motivo appare inammissibile, avendo il giudice del reclamo ampiamente illustrato le ragioni che inducevano a ritenere provata la sussistenza di un credito della Giochi Preziosi di notevole ammontare e che rendevano, pertanto, irrilevanti, ai fini dell’accertamento dello stato di insolvenza della GE.IA, le questioni concernenti la validità degli assegni azionati dalla creditrice (peraltro incidentalmente ritenute infondate).

In conclusione, si propone di respingere il ricorso con decisione da assumere in camera di consiglio, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Il collegio ha esaminato gli atti, ha letto la relazione e ne ha condiviso le conclusioni, peraltro non contrastate dalla ricorrente, che non ha depositato memoria.

Il ricorso va pertanto respinto.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 3.200, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso forfetario e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2016

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