Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2329 del 31/01/2017

Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 08/06/2016, dep.31/01/2017),  n. 2329

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo G. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6319-2014 proposto da:

BANCA AGRICOLA POPOLARE DI RAGUSA, in persona del suo rappresentante

legale p.t. dott. C.G., presidente del Consiglio di

Amministrazione, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI

RIENZO 111, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO D’AMATO,

rappresentata e difesa dagli avvocati AURELIO MIRONE, UGO ANTONINO

SALANITRO giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.P., B.F., B.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, P.ZZA DELLA BALDUINA 44, presso

lo studio dell’avvocato BENEDETTI X., rappresentati e difesi

dall’avvocato DARIO DI BELLA giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 182/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 06/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/06/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato DARIO DI BELLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

I FATTI

Con sentenza non definitiva (avverso la quale le parti avevano proposto riserva di appello) il Tribunale di Catania rigettò la domanda di nullità del contratto di intermediazione finanziaria proposta nei confronti della Banca Agricola di Ragusa, accogliendo la domanda subordinata di risoluzione del contratto per inadempimento. limitatamente all’ordine di acquisto di titoli Cirio del 16.2.2001, per un controvalore di 258 mila Euro, impartito all’istituto da M.P. e B.S.. Il giudice di primo grado, interpretata la domanda nel senso che essa aveva ad oggetto non l’ordine di acquisto, bensì il contratto-quadro, sia pur limitatamente all’atto esecutivo estrinsecatosi nel predetto ordine, ritenne che la banca aveva violato le regole di condotta di cui all’art. 21 T.U.F. e art. 28 del Regolamento Consob 1998, essendo del tutto mancata la prova dell’adempimento del dovere di informazione in ordine al contenuto dell’operazione finanziaria.

All’esito della disposta perizia contabile, lo stesso giudice, con sentenza definitiva, condannò l’istituto di credito al pagamento della somma richiesta dagli attori.

La corte di appello di Catania, investita dell’impugnazione principale proposta dalla Banca Popolare avverso entrambe le pronunce, e di quella incidentale proposta dai coniugi B., le rigettò entrambe.

Avverso la sentenza della Corte etnea la Banca Popolare ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo di censura. Resistono con controricorso gli appellati.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è infondato.

Con il primo ed unico motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al vizio di ultrapetizione ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio.

Il motivo è privo di pregio.

Esso si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello nella parte in cui ha specificato come la decisione del primo giudice fosse immune da censure – volta che, come correttamente e condivisibilmente accertato in sede di merito, il presupposto del grave inadempimento dell’istituto di credito non risultava in discussione -, e meritava conferma attesa la impredicabilità di qualsivoglia ipotesi di illegittimità dell’estensione dell’originaria domanda di risoluzione proposta dagli odierni ricorrenti (dall’ordine di acquisto al contratto quadro) operata in prime cure.

La decisione oggi impugnata, che si conforma, nella sostanza, al dictum delle sezioni unite di questa stessa Corte regolatrice (Cass. ss.uu. 26724/2007), deve essere pertanto confermata, non senza considerare che, nella valutazione del contenuto della domanda giudiziale, il giudice di merito ha facoltà di interpretarla senza che il tenore strettamente lessicale dell’atto risulti per lui un vincolo insuperabile nell’individuazione del petitum, sostanziale e processuale, prospettato dall’attore.

Il ricorso è pertanto rigettato.

Le spese del giudizio di Cassazione seguono il principio della soccombenza.

Liquidazione come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 10.200, di cui 200 per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del predetto art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2017

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