Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23262 del 05/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 05/10/2017, (ud. 21/04/2017, dep.05/10/2017),  n. 23262

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24905/2011 proposto da:

C.A.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 4, presso lo studio dell’avvocato ELVIRA

BACCHINI, rappresentata e difesa dall’avvocato RICCARDO ROSSI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

PO 25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 347/2010 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 20/10/2010 R.G.N. 11/09;

Fatto

FATTO E DIRITTO

RILEVATO:

che, con la sentenza n. 347/2010 la Corte di Appello di Perugia ha confermato la pronuncia emessa dal Tribunale della stessa città con la quale era stata respinta la domanda proposta da C.A.L. diretta alla declaratoria di illegittimità dell’apposizione del termine da parte di Poste Italiane spa nel contratto di lavoro intercorso dal 2.1.2001 al 30.6.2001, stipulato ai sensi dell’art. 8 del CCNL 26.11.1994 e successivi accordi integrativi per “incrementi di attività in dipendenza di eventi eccezionali o esigenze produttive particolari e di carattere temporaneo che non sia possibile soddisfare con il normale organico”;

che avverso tale sentenza C.A.L. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi;

che Poste Italiane spa ha resistito con controricorso;

che il P.G. non ha formulato richieste;

che sono state depositate memorie nell’interesse della società.

CONSIDERATO:

che, con il ricorso per cassazione, si censura: 1) l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, nonchè la violazione falsa ed errata applicazione dell’art. 2909 c.c., la manifesta e radicale diversità della causa petendi rispetto a quanto già in precedenza dedotto; sostiene che, erroneamente, la Corte territoriale aveva dichiarato inammissibile il gravame perchè precluso dal giudicato intervenuto tra le parti con precedente sentenza n. 907/2004, in quanto tale pronuncia riguardava lo stesso contratto impugnato, però, per una diversa causa petendi e per un diverso motivo di nullità della clausola di apposizione del termine, di talchè sul punto non poteva ritenersi operante il precedente giudicato; 2) l’omessa valutazione, circa l’onere probatorio incombente sulla società, della mancata contestazione su quanto dedottòin ordine ai fatti posti a fondamento della domanda;

che i motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili perchè la ricorrente, che ha contestato l’operatività del giudicato esterno, non riportando il testo completo dei ricorsi introduttivi dei rispettivi giudizi ovvero le parti rilevanti dei suddetti atti processuali, non ha reso possibile il sindacato sulle censure formulate: nè il giudice di legittimità può supplire a tale carenza mediante un loro esame diretto perchè si deve evitare il rischio di un soggettivismo interpretativo nella individuazione di quali atti o parti siano rilevanti con riguardo alle censure mosse;

che, alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 21 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2017

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