Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2326 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. II, 26/01/2022, (ud. 19/10/2021, dep. 26/01/2022), n.2326

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2941-2017 proposto da:

C.A., L.M., L.G., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio dell’avvocato ALFREDO

PLACIDI, rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONELLA LIUZZI;

– ricorrenti –

contro

G.U., M.C., rappresentati e difesi dall’avv.

MAURO EMANUELE CALO’;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 527/2016 della CORTE D’APPELLO SEZ.DIST. DI di

TARANTO, depositata il 14/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/10/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE TEDESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, ha riformato la sentenza di primo grado, che aveva rigettato la domanda di usucapione di un terreno, originariamente proposta da G.C. e poi proseguita dai suoi eredi.

A sostegno della domanda l’attore aveva dedotto l’esistenza di un accordo scritto del 1966, intercorso con il proprietario L.D. per il trasferimento di una porzione di terreno, accordo scritto seguito da un accordo verbale per il trasferimento di una maggiore estensione.

Il primo giudice, decidendo sulla domanda proposta da G.C. contro gli eredi di L.D., ha riconosciuto la nullità dell’accordo del 1966 per indeterminatezza dell’oggetto.

La Corte d’appello ha accolto l’appello proposto dagli eredi dell’originario attore Gr.Co., riconoscendo i presupposti dell’usucapione.

Per la cassazione della sentenza C.A., U.G. e U.M., quali eredi di L.D., hanno proposto ricorso affidato a quattro motivi illustrati da memoria.

G.U. e M.C., eredi di G.C., hanno resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1141 e 1158 c.c. e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Si censura la decisione perché la Corte d’appello ha riconosciuto che l’acquirente in base alla scrittura del 1966 avesse conseguito il possesso del terreno, mentre egli era un mero detentore, avendo incominciato a esercitare il potere di fatto sulla cosa in forza di un atto di disposizione del titolare.

Il secondo motivo denuncia omesso esame di fatto decisivo per il giudizio e violazione e falsa applicazione degli artt. 1351 e 1362 c.c. I ricorrenti si dolgono perché la Corte d’appello ha riconosciuto l’acquisto del possesso in forza della scrittura del 1966, e tanto in assenza di qualsiasi indagine diretta a stabilire se si trattasse di vendita definitiva o di preliminare. Si sostiene che la scrittura, correttamente interpretata, costituiva contratto preliminare, inidoneo a giustificare l’acquisto del possesso.

I motivi, da esaminare congiuntamente, sono fondati nei sensi di seguito indicati. L’acquisto del possesso può avvenire a titolo originario qualora difetti ogni rapporto con il precedente possessore, ovvero a titolo derivativo, qualora sussistano l’assenso e la partecipazione del precedente possessore. Quando la disponibilità della cosa sia stata acquisita a seguito di consegna della cosa da parte del titolare, assume rilevanza decisiva l’elemento intenzionale. La consegna, infatti, può tendere a creare una situazione di mera detenzione, lasciando sussistere il possesso mediato del tradens; ovvero può portare alla cessazione di tale possesso e alla creazione di una nuova situazione possessoria in capo all’accipiens (Cass. n. 7271/2003). Pertanto, il fatto che il potere sulla cosa sia stato acquistato con la cooperazione del titolare, di per sé, costituisce elemento neutro ai fini della qualificazione del potere stesso come possesso o detenzione. Ciò dipenderà, nei singoli casi, dalla natura del titolo in forza del quale è stato operato il trapasso; con la precisazione che la consegna giustifica il trasferimento del possesso solo quando il trasferimento trovi la propria giustificazione in un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà o altro diritto reale sul bene (Cass. n. 19724/2016; n. 20715/2018).

Ora, nella specie, è un fatto acquisito che fu dedotto l’acquisto del possesso non a titolo originario, in forza di un autonomo atto di apprensione, ma in forza di consegna che faceva seguito un accordo intercorso con il proprietario. Il primo giudice aveva focalizzato l’attenzione sull’esame del titolo, riconoscendone la nullità per indeterminatezza dell’oggetto, tanto nella prospettiva della vendita, quanto in quella del preliminare. Riguardo all’eventuale qualificazione dell’accordo come preliminare, il tribunale aveva aggiunto che la scrittura non avrebbe potuto comunque giustificare il possesso del cessionario, ma al limite la detenzione.

In sede di g., la Corte d’appello ha innanzitutto condiviso la censura degli appellanti, nella parte in cui essi avevano rimproverato al primo giudice di non avere considerato che il contratto del 1966 non costituiva il tema della decisione, ma era stato dedotto “al solo scopo di illustrare la genesi dell’asserito acquisto della proprietà a titolo originario attraverso il protrarsi del possesso per un periodo ultraventennale e non già per farne discendere effetto alcuno”.

Tuttavia, posta tale premessa, del tutto corretta, la Corte d’appello non ne ha poi ha tratto le debite implicazioni, perché ha omesso qualsiasi indagine sulla natura reale o obbligatoria dell’accordo, nonostante fosse un fatto acquisito che i richiedenti l’usucapione avessero fatto valere un possesso acquistato in forza di accordo con il proprietario (Cass. n. 27411/2019). Chiarito che il titolo veniva in considerazione in questa prospettiva, è chiaro che la sua nullità per la ragione riscontrata dal primo giudice non esauriva la vicenda. Infatti, la nullità del titolo, nella prospettiva dell’atto idoneo in astratto a trasferire il diritto, non esclude la configurabilità dell’acquisto del possesso (Cass. n. 14301/2020; contra Cass. n. 21726/2019, ma sulla base di argomenti che non intaccano il principio, già sancito dalla precedente giurisprudenza della Corte, secondo cui “Ai fini dell’usucapione, il possesso del bene può essere acquisito anche a seguito di atto traslativo della proprietà che sia nullo, in quanto, anche dopo l’invalido trasferimento della proprietà, l’accipiens può possedere il bene animo domini, e anzi proprio la circostanza che la traditio sia stata eseguita in virtù di un contratto che, pur invalido (perché non concluso nella necessaria forma scritta), era comunque volto a trasferire la proprietà del bene costituisce elemento idoneo a far ritenere che il rapporto di fatto instauratosi tra l’accipiens e la res tradita sia sorretto dall’animus rem sibi habendi, riconosciuto da che la nullità del titolo non esclude di per sé l’animus rem sibi habendi del cessionario” (Cass. n. 14115/2013; n. 14395/2004).

Sono in errore i controricorrenti quando eccepiscono che la Corte d’appello bene avrebbe fatto a non affrontare la questione in presenza di una statuizione del primo giudice circa la natura di vendita definitiva dell’accordo consacrato nella scrittura del 1966. Ed invero, il primo giudice non ha preso una specifica posizione su questo punto, ritenendolo erroneamente assorbito nell’accertata nullità del titolo per l’indeterminatezza dell’oggetto. E’ stato invece chiarito che la nullità non inficiava la rilevanza del titolo in ordine alla questione possessoria. Si deve ancora aggiungere che la questione, sollevata in appello dagli attuali ricorrenti, vittoriosi in primo grado, non implicava la proposizione di appello incidentale. Infatti, questo è richiesto esclusivamente “qualora un’eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un’enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente e inequivocamente, la valutazione di infondatezza” (Cass., S.U., n. 17199/2017; n. 21264/2019). Diversamente, nel caso di specie, la deduzione sulla natura obbligatoria dell’accordo, fatta valere dagli appellati, costituiva una mera difesa, proponibile anche direttamente in appello, trattandosi della negazione di un fatto costitutivo della domanda (cfr. Cass. n. 11516/2021), che spettava agli attori provare e al giudice accertare, nella corretta applicazione delle norme in tema di usucapione.

E’ assorbita l’ulteriore censura di cui al motivo in esame riguardante la corretta interpretazione del titolo. Sono assorbiti il terzo motivo (con il quale si censura la sentenza perché la corte d’appello ha riconosciuto provato il possesso nonostante fosse incerta l’identificazione del terreno) e il quarto motivo, diretto a censurare la sentenza in ordine al riconosciuto raggiungimento della prova del possesso.

La sentenza deve essere cassata in relazione al primo e al secondo motivo e la causa deve essere rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione, perché provveda a qualificare il potere di fatto sulla cosa sulla base dei principi sopra indicati.

La Corte di rinvio liquiderà anche le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie, nei limiti di cui in motivazione, il primo e il secondo motivo; dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti; rinvia alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di cassazione, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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