Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23258 del 20/08/2021

Cassazione civile sez. II, 20/08/2021, (ud. 09/04/2021, dep. 20/08/2021), n.23258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29118-2016 proposto da:

D.P.U.A., D.P.G.M., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE ANGELICO 38, presso lo studio

dell’avvocato VINCENZO SINOPOLI, rappresentati e difesi

dall’avvocato ALFREDO LOVELLI;

– ricorrenti –

contro

N.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA

74, presso lo studio dell’avvocato ILARIA ANITA FARES, rappresentata

e difesa dall’avvocato FABRIZIO NASTRI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 402/2016 della CORTE D’APPELLO (SEZ.DIST. DI

TARANTO, depositata il 12/08/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/04/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.P.G. evocò in giudizio, avanti il Tribunale di Taranto, N.C. deducendo che erano stati coniugi in regime di comunione di beni, sicché, a seguito della sentenza di divorzio resa da Giudice texano, era creditore verso l’ex moglie della somma pari alla metà presente sul conto corrente dalla stessa acceso presso banca di Taranto, in ragione della comunione de residuo. Nella contumacia della N., il Tribunale tarantino provvide all’istruzione della lite ed all’esito rigettò la domanda del D.P..

D.P.G., deceduto e sostituito in corso del procedimento dai figli eredi U.A. e G.M., propose gravame avanti la Corte d’Appello di Lecce sede dist. di Taranto e, resistendo la N., l’impugnazione fu respinta, in quanto il Collegio tarantino osservava come all’atto dello scioglimento della comunione legale tra i coniugi – il passaggio in giudicato della sentenza texana di divorzio – sul conto corrente intestato all’ex moglie residuava somma minima, e come la domanda di simulazione, afferente le operazioni di giroconto per trasferire su altri conti od acquistare titoli, con i denari depositati a nome dell’ex moglie, era domanda nuova proposta solo con la comparsa conclusionale di prime cure, come già rilevato dal Tribunale.

Inoltre la Corte territoriale rilevava come la N. aveva comunque consumato i suoi risparmi prima del divorzio per ragioni personali.

Avverso la sentenza della Corte pugliese i germani D.P.U.A. e G.M. hanno proposto ricorso per cassazione articolato su sei motivi.

La N. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto dai germani D.P. non ha fondamento giuridico e va rigettato.

Con il primo mezzo di impugnazione svolto i ricorrenti deducono violazione della norma L. n. 218 del 1995, ex art. 65 in tema di diritto internazionale privato, posto che il Collegio tarantino aveva ritenuto che il passaggio in cosa giudicata della sentenza texana di divorzio doveva essere certificato secondo le norme processuali italiane, mentre la norma, indicata siccome violata, dispone che la sentenza straniera passa in giudicato secondo le regole proprie dell’Ordinamento nazionale del Giudice che la pronunziò.

Inoltre la Corte territoriale non aveva provveduto, ex artt. 122 e 123 c.p.c., a disporre la traduzione dell’apostilla presente sulla sentenza straniera depositata in atti, attestante il passaggio in giudicato, benché redatta in lingua inglese.

La censura dianzi svolta non assume rilievo giuridico in causa posto che, comunque, la Corte tarantina ha messo in rilievo come la somma esistente sul conto corrente cointestato alla N., oggetto di domanda, venne per la massima parte consumata – ottobre 2003 – prima della stessa pronunzia della sentenza di divorzio emessa il 10.11.2003.

Il cenno fatto dai Giudici pugliesi all’attestazione di giudicato, apposta in lingua inglese sul documento versato in causa, appare diretto non tanto a pretendere – come pare lumeggiare parte ricorrente – che detta certificazione sia formata secondo la legge processuale italiana invece che texana, quanto piuttosto ad evidenziare come in detta apostilla non risulta indicato il giorno in cui detto evento giuridico doveva intendersi verificato – ossia quando era scorso il termine secondo la legge texana per proporre impugnazione.

Tuttavia la questione, come detto, non assume rilievo, posto che sia il primo Giudice che il Collegio d’appello hanno esaminato la lite avendo come momento di scioglimento della comunione legale tra i coniugi il giorno della pronunzia della sentenza di divorzio, sicuramente antecedente al suo passaggio in giudicato.

Con la seconda ragione di doglianza i germani D.P. rilevano violazione del disposto ex art. 2909 c.c. in quanto il Collegio tarantino, nel cenno afferente la cointestazione a madre e figli del conto corrente, sul quale erano versati i denari reclamati in causa, non aveva tenuto conto del giudicato intervenuto sull’accertamento da parte del Tribunale che le somme versate su detto conto erano di esclusiva titolarità della madre poiché derivati da sua pensione e dal frutto di suoi investimenti.

Con il terzo mezzo d’impugnazione i ricorrenti deducono violazione delle norme ex artt. 782 e 783 c.c. poiché la Corte territoriale non ha rilevato che la ritenuta messa a disposizione dei figli delle somme versate sul conto corrente cointestato rappresentava donazione di non modica quantità, sicché era necessario l’atto pubblico, mai confezionato tra le parti interessate, sicché la donazione informale era nulla.

Le due censure, riguardando la medesima questione sostanziale, attinta da profili diversi, possono esser esaminate unitariamente e sono prive di pregio giuridico. Difatti, in primo luogo, le argomentazioni di sentenza censurate non assumono rilievo dirimente in causa ed, in secondo luogo, non colgono l’effettiva ratio del cenno operato dalla Corte tarantina al riguardo.

Difatti la titolarità delle somme versate sul conto corrente, anche intestato alla N., è questione che non assume rilievo in relazione alla domanda tempestivamente avanzata dal D.P. – richiesta del pagamento dell’importo a lui dovuto in relazione alla comunione de residuo tra coniugi – posto che, come giudizialmente accertato, detto conto risultava sostanzialmente privato dei fondi prima della pronunzia della sentenza di divorzio, sicché l’accertamento che i denari ivi versati erano esclusivamente della madre avrebbe rilievo solo in relazione alla domanda – ritenuta tardiva – di simulazione dei giroconti e degli investimenti fatti con il denaro prelevato dal conto originario.

Inoltre la Corte pugliese non ha affatto affermato che i denari che alimentavano il conto corrente in questione erano anche dei figli – oggetto del dedotto accertamento in giudicato – bensì ha operato cenno alla cointestazione ed alla donazione ai figli cointestatari al fine di sottolineare come la N. – pacificamente unica titolare delle somme versate sul conto – ebbe a consumarle per fini personali, destinandole in parte ai figli, in quanto questi potevano liberamente operare sul conto cointestato in assenza di disposizioni limitative circa la gestione del rapporto bancario.

Infine non va omesso di considerare, ai fini dell’individuazione della donazione di modica quantità specie in ambito familiare, come – Cass. sez. 2 n 3858/20 – la questione involga apprezzamenti di fatto e deve esser ragguagliata alle singole somme di volta involta donate – nel caso corrispondenti ai versamenti mensili della pensione o dei proventi degli investimenti -, sicché non assume comunque dirimente rilievo il solo riferimento all’ammontare globale degli importi, di volta in volta, destinati ai figli da parte della madre.

Con la quarta ragione di doglianza i germani D.P. lamentano violazione del disposto ex art. 177 c.c., posto che il Collegio tarantino ha erroneamente ritenuto importi consumati anche quelli destinati ad investimento ovvero trasferiti su altro conto mediante operazione di giro conto, posto che pacificamente rientrano nella comunione de residuo – come insegnano arresti di questo Supremo Collegio – poiché non da ritenersi consumati nemmeno a fini personali, come fallacemente ritenuto nella sentenza impugnata.

Con il quinto mezzo d’impugnazione i ricorrenti lamentano violazione degli artt. 99,112 e 277 c.p.c. in quanto la Corte distrettuale ha erroneamente interpretato la sua domanda siccome relativa esclusivamente a determinato rapporto di conto corrente, poiché, sin dalla citazione originaria, la sua richiesta era rivolta a somme presenti su conti ed investimenti in titolarità dell’ex moglie, con conseguente vizio di omessa delibazione della sua domanda.

Con la sesta ed ultima ragione di doglianza i germani D.P. deducono violazione del disposto ex artt. 359,115 e 167 c.p.c. in relazione all’art. 2697 c.c., posto che i Giudici tarantini non hanno tenuto conto, con riguardo all’acquisto di titoli obbligazionari, che concorre prova in atti che questi sono intestati alla N. siccome, e con riguardo alle operazioni di giro conto, che i denari furono trasferiti su altro conto corrente alla stessa intestato.

Le tre su ricordate censure possono esser esaminate congiuntamente in quanto strettamente connesse e sono prive di fondamento.

L’argomentazione critica svolta nelle tre censure, dianzi ricordate, si fonda sulla denunzia di violazione di regole giuridiche ex art. 360 c.p.c., n. 3 ma in concreto invece risulta sviluppare censura rivolta alla valutazione probatoria fatta dalla Corte di merito ovvero attinente a questioni irrilevanti.

Difatti la Corte tarantina, operando cenno all’estratto del conto corrente cointestato alla N., ha accertato che sul conto oggetto di originaria domanda, quando venuta a scioglimento la comunione legale, era depositata somma di Euro 80,00 e rilevato che parte appellante non aveva versato prova in atti – nonostante la contumacia della N. in prime cure – che a tale momento esistessero somme depositate su altro conto corrente od investite in titoli intestati alla stessa.

Il ragionamento critico svolto nella sesta censura propone a questa Corte di legittimità questione afferente la valutazione degli elementi in atti per ritenere fornita la prova che la Corte di merito ha ritenuta non fornita – ragionamento giuridico ed indiziario lumeggiante che le operazioni giroconto sono possibili solo tra conti intestati allo stesso soggetto – ossia sollecitando una valutazione sul merito della causa.

Inoltre detto ragionamento critico comunque non appare concludente, posto che il conto corrente era cointestato tra madre e figli, sicché la disposizione di operare l’investimento, in assenza di qualsiasi ulteriore specificazione, ben può esser stata impartita da uno qualsiasi dei intestatari del conto, sicché il dato letterale dell’estratto conto enfatizzato dai ricorrenti – Vs sottoscrizione – non consente di affermare con la necessaria certezza che a dare la disposizione fu la N..

In relazione alle operazioni di giro conto parte ricorrente enfatizza la nozione di tecnica bancaria che un tanto è possibile solo in presenza di conti intestati al medesimo soggetto, nonché il cenno operato al riguardo nella comparsa di risposta in appello da parte della N., ma anche tali due argomenti incontrano il limite già evidenziato dianzi.

Difatti il conto originario era cointestato anche ai figli della resistente, sicché l’operazione in giro conto non assicura che anche il nuovo conto era intestato o cointestato alla N. piuttosto che ai soli figli; inoltre alcun elemento risulta versato in atti – onere probatorio in capo al D.P. attore – che al momento dello scioglimento della comunione le somme girate sul nuovo conto fossero ancora nello stesso depositate.

Dunque non risulta violata alcuna delle norme evocate nella rubrica del sesto motivo di impugnazione poiché la Corte pugliese ha valutato olisticamente il compendio probatorio ritualmente versato in atti e rettamente ritenuto che era onere dell’attore provare l’esistenza – al momento dello scioglimento della comunione – di somme depositate su conto intestato all’ex moglie o di investimenti alla stessa intestati ai fini della comunione de residuo.

In presenza di detto accertamento in materia di prova dell’esistenza di somme soggette alla comunione de residuo, irrilevante risulta il cenno alla circostanza che anche somme investite rientrano nella citata comunione, posto che non v’e’ prova che esistevano investimenti a nome dell’ex moglie.

Ugualmente irrilevante risulta il cenno all’errata qualificazione della domanda originaria siccome collegata a specifico conto corrente piuttosto che genericamente ai conti correnti e conto titoli, intestati alla N., esistenti al momento dello scioglimento della comunione, poiché appunto la Corte tarantina ha ritenuto l’assenza della prova al riguardo.

Al rigetto dell’impugnazione consegue la condanna dei germani D.P. alla rifusione in favore della N. delle spese di lite per questo giudizio di legittimità, tassate in Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense.

Concorrono in capo ai ricorrenti le condizioni processuali per il pagamento dell’ulteriore somma a titolo di contributo unificato, ove inizialmente dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido fra loro, a rifondere alla N. le spese di questa lite di legittimità liquidate in Euro 2.500,00 oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense nella misura del 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dell’art. 13 comma 1 bis D.P.R. n. 115 del 2002.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 9 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2021

 

 

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