Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2325 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. II, 26/01/2022, (ud. 21/09/2021, dep. 26/01/2022), n.2325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4641-2017 proposto da:

BCN CONCERIE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XX SETTEMBRE, 3,

presso lo studio dell’avvocato BRUNO NICOLA SASSANI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO CECCHELLA,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

K.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE

ASOLONE 8, presso lo studio dell’avvocato MILENA LIUZZI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIORGETTA SCALI, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

nonché contro

S.A.K.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1103/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 04/07/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/09/2021 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.

 

Fatto

PREMESSO

CHE:

1. In primo grado veniva accolta la domanda risarcitoria della BCN Concerie s.p.a. nei confronti della P.W. Folwex S.J. Export-Import A. K. & K. S., per il riconoscimento del minor prezzo del pellame venduto e risultato difforme per il 76% della fornitura per problemi di conservazione non addebitabili all’acquirente, e veniva condannato il venditore a pagare 90.472 dollari.

Il venditore impugnava la sentenza e la Corte d’appello di Firenze, con sentenza 4 luglio 2016, n. 1103, accoglieva l’impugnazione e rigettava la domanda proposta dalla BCN Concerie s.p.a., essendo la medesima decaduta dalla garanzia per vizi della merce venduta, e accoglieva la domanda riconvenzionale della società polacca, condannando l’appellata a pagare la somma di dollari 404.

Avverso la pronuncia ricorre per cassazione BCN Concerie s.p.a. Resiste con controricorso K.A., già socio della cancellata società polacca.

Memoria è stata depositata dalla ricorrente.

L’intimato S.K. non ha proposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

I. Il ricorso è articolato in tre motivi strettamente connessi tra loro e pertanto trattati congiuntamente:

1) il primo motivo denuncia “omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, costituito dalla circostanza che il 16/08/2001 la ditta BCN era chiusa per ferie, che a tale data non era presente personale idoneo ad accertare la qualità della merce e che solo al termine delle ferie, il 27/08/2001, il personale addetto (sig. Q.C.) constatò le difformità e i vizi e chiamò il legale rappresentante di BCN e il rappresentante e procacciatore d’affari B.P. a confermare tale constatazione”;

2) il secondo motivo denuncia “violazione o falsa applicazione dell’art. 1495 c.c., laddove la norma nello stabilire la decadenza del compratore della garanzia dei vizi, se non denunziati entro otto giorni dalla scoperta, richiede, secondo giurisprudenza consolidata della Suprema Corte, la piena, obiettiva, consapevolezza dei vizi da denunziare”;

3) il terzo motivo lamenta “violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. oppure dell’art. 12 disp. gen., laddove non si sono adottati i criteri di un’interpretazione complessiva delle deposizioni testimoniali, al di là di una singola (equivoca) espressione letterale estrapolata da una deposizione, alla ricerca della effettiva dichiarazione espressa dai testi nella ricostruzione dei fatti”.

Quanto al primo motivo, il fatto il cui esame sarebbe stato omesso dalla Corte d’appello, ossia la chiusura della ditta il 16 agosto 2001, e la sua riapertura 27 agosto 2001, non assume carattere decisivo. La Corte d’appello ha infatti affermato che nessuno ha mai messo in dubbio che la merce pervenne alla BCN Concerie il 16 agosto 2001, circostanza dalla medesima dedotta, e che fin dall’arrivo del camion si accertò la non corrispondenza di quanto ordinato con quanto fornito, e questo sulla base della dichiarazione del testimone B. che, rispondendo sullo specifico capitolo della non corrispondenza delle caratteristiche della merce fornita, ha dichiarato testualmente che “questo si è visto quando il pellame è arrivato”. Il fatto, poi, che la consegna sia avvenuta nel mese di agosto, periodo usualmente dedicato alle ferie, non elide l’accertamento in fatto operato dalla Corte della verifica della merce al suo arrivo.

Quanto al secondo motivo, è vero che secondo la giurisprudenza di questa Corte il dies a quo del computo del termine decadenziale per la denuncia va individuato nel momento in cui il compratore ha consapevolezza dei vizi, ma secondo l’accertamento effettuato dalla Corte d’appello tale consapevolezza si è avuta all’arrivo della merce, appunto sulla base della dichiarazione del testimone B..

Quanto al terzo motivo, va ricordato che questa Corte ha espressamente puntualizzato che “le norme sull’interpretazione dei contratti sono applicabili ex art. 1324 c.c., in quanto compatibili, anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale quando si tratti di dichiarazioni di volontà consapevolmente indirizzate alla produzione di determinati effetti giuridici di natura patrimoniale ad esse collegati dall’ordinamento, mentre la loro applicazione è da escludere nei riguardi di atti che, essendosi formati nel processo a fini istruttori od essendo destinati a svolgervi funzioni di prova, sono soggetti alla valutazione e al prudente apprezzamento del giudice nell’esercizio della discrezionalità a lui demandata dall’art. 116 c.p.c. e nel rispetto dell’obbligo di enunciare, a sostegno del suo libero convincimento, una motivazione congrua, sufficiente e conforme ai criteri logici” (così Cass. n. 7178/1995), ragione per la quale è anche da escludersi l’applicazione del criterio dell’interpretazione delle leggi di cui all’art. 12 delle disp. gen..

II. I motivi sono quindi infondati e il ricorso va rigettato.

Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio a favore del controricorrente che liquida in Euro 5.800, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione seconda civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

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