Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2325 del 02/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 02/02/2021), n.2325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25264-2018 proposto da:

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHIANA 97,

presso lo studio dell’avvocato ENRICO VEDOVA, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9919/1/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 30/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/11/2020 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. P.G. impugnava davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma la cartella di pagamento relativa ad un avviso di accertamento, non impugnato, per maggiore Irpef nell’anno di imposta 2000

2. La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso non essendo stata provata la notifica del prodromico avviso di accertamento.

3. La sentenza veniva impugnata dall’Agenzia delle Entrate e la Commissione Tributaria Regionale del Lazio accoglieva l’appello rilevando che l’Ufficio aveva fornito la prova documentale della notifica dell’avviso di accertamento la cui conoscenza era comunque provata dal fatto che il consulente del contribuente si era attivato proponendo adesione all’accertamento.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione il contribuente articolando due motivi. L’Agente di Riscossione si è costituita depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di impugnazione P.G. denuncia nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, commi da 2 a 4, e art. 17, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in conseguenza della omessa notificazione dell’atto di appello non risultando la prova della notifica presso il domicilio eletto.

1.1 Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 160 c.p.c., art. 171 c.p.c. e comma, art. 291 c.p.c., comma 1 e art. 330 c.p.c., comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, art. 17, comma 1, e art. 32, comma 1, per non avere la CTR, una volta accertata la irregolarità della notifica dell’atto di appello, eseguita presso il domicilio eletto di un professionista che si era trasferito, disposto la rinnovazione della notifica non essendosi costituito il convenuto.

2. Va preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per Cassazione per tardività.

2.1 E’ pacifico che il ricorso è stato proposto con la spedizione dell’atto nel settembre 2018 oltre il “termine lungo” semestrale dal momento che la sentenza di appello risulta depositata in data 30.6.2016.

2.2 Va tuttavia rilevato che tanto l’art. 327 c.p.c., comma 2, che la norma speciale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, escludono l’applicabilità di detto termine quando la parte non costituita in giudizio dimostri di non aver avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso o, se si tratti di processo tributario, della comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza.

2.3 Ciò premesso sostiene il ricorrente di aver avuto conoscenza del procedimento di appello solamente nel maggio 2018 a seguito di informazioni assunte dopo la notifica dell’avviso di intimazione che si fondava proprio sulla cartella oggetto del presente giudizio. Ciò in quanto l’atto di appello non era stato mai ricevuto dal ricorrente in quanto, sempre secondo quanto sostiene il contribuente, i luoghi dove sono state spedite le raccomandate non corrispondevano nè alla residenza del contribuente (essendo egli trasferito a (OMISSIS)) nè al recapito del professionista domiciliatario avendo lo stesso trasferito il proprio studio come da dichiarazione formalizzata nel corso del giudizio di primo grado.

2.4 Orbene dall’esame del fascicolo d’ufficio risulta che l’atto di appello è stato notificato mediante l’invio di plico raccomandato presso la residenza del contribuente e presso il recapito del difensore senza che tuttavia fosse stata prodotta la prova della ricezione da parte del destinatario degli atti.

2.5 Non vi è, quindi, la prova del perfezionamento dell’atto di notifica dell’atto di appello.

2.6 Ciò premesso, questa Corte, anche a Sezioni Unite, ha in più occasioni ribadito il principio che la valida notificazione della sentenza al contumace involontario, anche se intervenuta successivamente al decorso dell’anno dalla pubblicazione della sentenza, è idonea a far decorrere il termine breve per proporre impugnazione; a tal fine devono sussistere sia la condizione oggettiva della nullità degli atti di cui all’art. 327 c.p.c., comma 2, sia quella soggettiva della mancata conoscenza del processo a causa di detta nullità e la relativa prova spetta al contumace salvo il caso d’inesistenza della notificazione, la quale pone a carico di chi eccepisca che la parte ebbe di fatto-conoscenza del giudizio l’onere di fornire la relativa prova (Cass. Sez. U, n. 14570/2007, nn. 11662/2016, 1308/2018 e 1083 2019).

2.7 In difetto di prova del perfezionamento del procedimento notificatorio, deve ritenersi che non sia stata integrata la fattispecie legale minima della notificazione, così configurandosi un’ipotesi di inesistenza, secondo l’insegnamento reso dalle Sezioni Unite nell’arresto del 20 luglio 2016, n. 14916.

2.7 Nel caso di specie, stante la mancata prova del perfezionamento della notifica dell’atto di appello, a fronte dell’affermazione della parte appellata di avere avuto conoscenza del giudizio solo all’esito della notifica dell’atto di intimazione, sarebbe stato onere dell’Ufficio provare la conoscenza anteriore ed aliunde del processo altrimenti dovendosi ritenere ammissibile il ricorso per cassazione tardivo del contumace involontario ex art. 327 c.p.c., comma 2, in quanto notificato nel settembre 2018 entro il termine di sei mesi dalla conoscenza della sentenza.

3 Venendo all’esame del ricorso i due motivi, da esaminarsi congiuntamente in quanto strettamente connessi, sono fondati.

3.1 Secondo la giurisprudenza di questa Corte “la notifica a mezzo servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l’avviso di ricevimento, prescritto dall’art. 149 c.p.c., e dalle disposizioni della L. n. 890 del 1982, n. 890, è il solo documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna sia la data di essa e l’identità e idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita. Ne consegue che, anche nel processo tributario, qualora tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta, non la mera nullità, ma la insussistenza della conoscibilità legale dell’atto cui tende la notificazione, nonchè l’inammissibilità del ricorso medesimo, non potendosi accertare l’effettiva e valida costituzione del contraddittorio, in caso di mancata costituzione in giudizio della controparte “(cfr. Cass. 25912/2017 e 29544/2018).

3.2 Tali conclusioni valgono anche nelle ipotesi di notifica del ricorso a mezzo del servizio postale con raccomandata AR nel caso di mancata produzione della cartolina di ritorno (cfr. Cass. S.U. 627/2008)

3.3 Nella fattispecie non risulta versata in atti la relata di notifica della raccomandata contenente l’atto di appello essendosi l’ufficio limitato a produrre “l’elenco dei pieghi raccomandati ed assicurati consegnati all’agenzia postale (OMISSIS) il (OMISSIS)” che non può certo sostituire la ricevuta quale prova dell’avvenuta ricezione del plico da parte del destinatario.

4. Il ricorso va, quindi, accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata; la causa non necessitando di ulteriori accertamenti può essere decisa con la declaratoria di inammissibilità dell’appello proposto da Agenzia delle Entrate.

5 Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo mentre quelle relative al giudizio di primo grado, avuto riguardo ai profili sostanziali della vicenda, vanno compensate.

PQM

La Corte:

– accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’appello proposto da Agenzia delle Entrate.

– condanna Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.300 per compensi Euro 200 per spese oltre rimborso forfettario ed accessori di legge.

– Compensa tra le parti le spese relative al giudizio di primo grado.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2021

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